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Roma, 13 giu – Ricordate la professoressa antifascista che dopo aver manifestato contro CasaPound a Torino, ai microfoni di Matrix augurò la morte ai poliziotti? “Vigliacchi mi fate schifo dovete morire”, tuonò mentre agitava una bottiglia di birra in mano la prof Lavinia Flavia Cassaro. Ebbene, oggi l’ufficio scolastico della regione Piemonte, riunitosi il 7 giugno 2018, ne ha decretato il licenziamento.
Certo non si può parlare di fulmine a ciel sereno, visto che la compagna professoressa, intervistata lo scorso 28 febbraio da Il Primato Nazionale, affermò che le nostre domande l’avrebbero fatta licenziare. Non le risposte badate bene, non le frasi pronunciate in precedenza e ribadite al nostro giornale (anzi, in quell’occasione si augurò la morte di tutto l’apparato statale), secondo l’insegnante sarebbero stati i nostri semplici interrogativi a farle perdere il lavoro. Un ruolo che ricopriva e che rispetto al quale con tutta evidenza la prof non aveva ben colto l’importanza, per non parlare del compito principale che era chiamata a svolgere: fornire un’educazione agli studenti.
Secondo il rapporto dei dirigenti dell’Ufficio scolastico piemontese, la professoressa non ha rispettato la “continenza formale” connessa al diritto di critica. Nella documentazione raccolta dall’ufficio scolastico, sono raccolte inoltre le relazioni della dirigente scolastica della scuola di Falchera dove Cassaro ha lavorato. Un licenziamento che sembrava scontato e obiettivamente difficilmente contestabile, eppure il sindacato Cub Scuola, a cui Cassaro è legata, tenta oggi una surreale difesa della professoressa: “È legittimo avanzare qualche dubbio sulla strenua ‘salvaguardia dei valori democratici della Repubblica’, visto che nel nostro Stato si permette al leader di CasaPound di rivendicare apertamente l’eredità  del fascismo, mentre si spara con gli idranti su coloro che, in modo magari discutibile, difendono i valori dell’antifascismo, ha dichiarato Cosimo Scarinzi, coordinatore nazionale del Cub Scuola. “La professoressa è stata processata in diretta tv, se la professoressa non fosse stata intercettata dai giornalisti, il caso Cassaro non sarebbe mai esistito. Dal punto di vista sindacale ci preoccupa che il provvedimento amministrativo si confonda con quello penale. Il licenziamento è una misura spropositata”, afferma ancora Scarinzi che definisce poi inconsistente la contestazione mossa alla docente. Non c’è peggior sordo.
Eugenio Palazzini

6 Commenti

  1. […] Ebbene, il sistema di valori (chiamiamoli così) degli antifascisti potrà anche differire dal nostro, ma l’ultima volta che avevamo controllato, l’espressione “pezzo di merda” era riconosciuta universalmente come insulto. Invece la donna continua a protestare: “Innanzitutto io mi muoverò tramite i sindacati e i miei legali per contestare questo provvedimento fino a quando non sarà ritirato. È assurdo che in una democrazia si attacchi una lavoratrice per aver espresso una suo opinione”. Per la Rossi, insomma, si profila concretamente il rischio di un licenziamento. Un po’ come avvenne con la docente torinese, anche lei antifascista, che aveva augurato la morte a degli agenti di polizia mentre manifestava contro CasaPound Torino e venne licenziata in tronco. […]

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