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Milano, 12 mag – La conversione di Silvia Romano è stata spontanea oppure è frutto di costrizione? Sulla questione l’opinione pubblica si accapiglia ormai da due giorni. La cooperante milanese sequestrata in Kenya del 2018 e liberata tre giorni fa ha assicurato tutti sulla volontarietà della propria scelta, ma è proprio in seno alla sua stessa famiglia che si covano dei dubbi. Del fatto che la Romano sia vittima di «lavaggio del cervello», ad esempio, ne è convintissimo Alberto Fumagalli, lo zio della giovane, che ieri è intervenuto telefonicamente durante la trasmissione su Rai Uno La vita in diretta, dove ha recato la propria testimonianza e raccontato le impressioni «a caldo» riguardo il ritorno a casa della nipote.



«L’importante è che è viva, sana e salva», spiega l’uomo. Che non crede assolutamente alla tesi della libera conversione all’islam. «Lei è stata inquadrata, addestrata. Le hanno lavato il cervello quelli, che sono degli esperti», afferma, arrivando a non escludere che i suoi carcerieri le avessero somministrato delle sostanze stupefacenti per fiaccare la sua volontà. «Le avranno dato anche delle droghe, l’avranno drogata», ipotizza.

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Il radicale cambiamento di Silvia non si registra solo nel suo modo di vestire, o nella religione. L’esperienza vissuta – poteva accadere diversamente? – ha trasformato la 24enne più in profondità. E chi la conosce da una vita non può non notarlo. «Avendola sentita, le dico anche che non parla più nello stesso modo di prima», sostiene Fumagalli. «Non è lei che vuole farsi chiamare Aisha. Questo non l’ha mai detto. Di certo non tornerà più la Silvia che era». Lo zio ci tiene a fugare ogni dubbio sull’ipotetico stato interessante della ragazza, sul quale si è molto dibattuto negli ultimi giorni. «No, non lo è. Non è incinta», dice convinto.

E per quanto riguarda un possibile ritorno in Africa della ragazza? Per Fumagalli è assolutamente da escludere. «Nessuno la farà tornare in Africa», replica in maniera secca. «Il passaporto glielo brucio io, poi vediamo se torna in Africa».

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Se ci fosse un giudice qui bisogna indagare ! Qui c’è un intreccio terrorismo, barconismo immigrazionista, ong, riscatti pagati , sanatorie: tanti indizi fanno prova eveidente che questo è un governo collaborazionsita fantoccio peggio della Rsi o del Komintern!

  2. A NOI NON INTERESSA COSA HANNO POTUTO FARE AL CERVELLO DELLA ENTITA’ SILVIA ROMANO, NON CI RIGUARDANO I RETROSCENA SEMPRE AMBIGUI E FASULLI SULLA VERSIONE UFFICIALE RACCONTATA PER LA SOLUZIONE DEL CASO, COME ACCADUTO PER ANALOGHI NEL PASSATO, A NOI CI FA IMBESTIALIRE CHE MILIONI E MILIONI DI EURO DI DENARO PUBBLICO, NOSTRO, SONO STATI UTILIZZATI PER IL RISCATTO DI UNA AVVENTURIERA MENEGHINA, FORSE ANNOIATA DALLA SUA INUTILE ESISTENZA BORGHESE, CHE SEGUENDO L’ESTRO FANTASIOSO DI QUESTE PERSONALITA’ DISTURBATE DI SINISTRA, VOLEVA FARE L’EROINA IN TERRA D’AFRICA.

    GLI UOMINI DEL REGIME DEVONO SMETTERLA CON L’UTILIZZO IMPROPRIO DEL DENARO CHE DOVREBBE ESSERE UTILIZZATO PER BISOGNI CONCRETI COME LA CASSA INTEGRAZIONE PER TANTI LAVORATORI E LORO FAMIGLIE CHE FANNO LA FAME, SOPRATTUTTO IN QUESTO ORRIDO PERIODO EPIDEMICO.

    QUESTI SONO ABUSI GRAVISSIMI CHE NON POSSONO ESSERE CONTRABBANDATI COME INTERVENTI OBBLIGATI DELLO STATO CHE SALVANO LA VITA A UNA CONNAZIONALE.

    QUESTO PUO’ VALERE PER UNA SOLDATESSA ITALIANA O UN MILITARE ITALIANO SEQUESTRATI IN TERRITORIO ESTERO DURANTE MISSIONI MILITARI, PER RELIGIOSI MISSIONARI O DIPLOMATICI O GIORNALISTI IMPEGNATI IN TERRITORI OSTILI PER COMPITI PROFESSIONALI O DI ALTA RESPONSABILITA’, MA NON PER UNA AVVENTURIERA STRANA DI CUI BISOGNA ORA SONDARE LA TENUTA MENTALE.

    QUANTE COSE NON VANNO IN QUESTA SFORTUNATA ITALIA!

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