Milano, 29 ott – Dieci milioni di euro. E’ a quanto è ammontata la spesa sanitaria per gli stranieri irregolari in Lombardia nel 2018. Un fiume di soldi tolti dalle tasche degli italiani, cinque milioni di euro per prestazioni ambulatoriali, e altri cinque per somministrazione diretta dei farmaci. E’ quanto riporta la Verità, rivelando che la Regione potrebbe ora prendere provvedimenti al fine di limitare i costi del welfare destinato ai clandestini. Un bel giro di vite per arginare l’emorragia di denaro pubblico e dirottarlo nuovamente sui bisogni di coloro che dovrebbero essere i primi beneficiari dell’assistenza sanitaria pubblica: gli italiani, primi fra tutti i residenti della Lombardia. Così, tra i medici di famiglia milanesi è stata diffusa una circolare nella quale viene spiegato che “i cittadini extracomunitari richiedenti la protezione internazionale che hanno chiesto la prima iscrizione al Servizio sanitario regionale in attesa del rilascio di permesso di soggiorno, verranno iscritti al Ssr per massimo un anno, senza assegnazione del medico di medicina generale, senza emissione di tessera sanitaria, ma con rilascio di un documento di iscrizione cartaceo”.

Apriti cielo: in men che non si dica le Onlus immigrazioniste hanno subito caricato l’artiglieria contro l’assessorato al Welfare, parlando di negazione di diritti, xenofobia e altri deliri. Per esempio, si legge sulla pagina Facebook dell’Associazione Naga: “La Regione interpreta quindi in mondo infondato la normativa nazionale rendendo temporanea, per i richiedenti asilo, l’iscrizione al Servizio Sanitario e non garantendo la continuità delle cure tramite l’assegnazione di un medico di base fisso” dichiara la presidente della Onlus, Sabina Alasia. “Viene introdotto così un elemento di precarietà nelle esistenze già più che precarie delle persone in cerca di protezione alle quali, secondo la legge italiana, dovrebbe essere garantito un accesso alle cure a parità di trattamento con i cittadini italiani” prosegue la Presidente, “evidentemente la Regione Lombardia ha voluto sottolineare la propria specificità in termini di razzismo e discriminazione istituzionale”. Salvo poi ammettere, per bocca del direttore sanitario Fabrizio Signorelli intervistato da La Repubblica, che “Dal punto di vista sanitario spesso si tratta di uomini e donne giovani, che non hanno grosse patologie”.

Una levata di scudi che l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, ha subito respinto. “Queste persone potranno continuare ad andare a farsi curare sempre dallo stesso medico – ha spiegato Gallera – solo che ci sarà un rimborso visita per visita”. E’ chiaro a tutti (tranne forse alle Onlus) che non verranno rifiutate le cure agli irregolari, ma i servizi verranno limitati per tutti coloro che qui in Italia nemmeno ci dovrebbero stare. E contro i vittimismi delle varie associazioni buoniste, Gallera ricorda che la Regione ha “deciso di assicurare il pediatra ai figli degli immigrati, anche irregolari, fino ai 18 anni d’età“.

Cristina Gauri

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