Roma, 22 mar — Prima i due tunisini le sono entrati in casa, poi l’hanno rapinata, infine violentata: «Dopo che mi hanno violentata hanno voluto mangiare: gli ho dovuto fare un toast al prosciutto cotto». È peggio di un film dell’orrore l’agghiacciante racconto di Francesca, la 50enne romana che assieme al figlio 17enne è stata vittima di duplice rapina e violenza sessuale nella notte tra sabato e domenica scorsi. Ai microfoni di Repubblica ricostruisce gli interminabili attimi degni di una sequenza di Arancia Meccanica. 

Madre e figlio rapinati e stuprati da minorenni tunisini

I fatti hanno avuto inizio sabato notte nel quartiere romano di Centocelle. Il ragazzo stava rincasando dopo aver trascorso una serata con gli amici, dirigendosi verso la propria minicar parcheggiata nei pressi del locale, quando i due tunisini lo hanno intercettato facendosi consegnare tutti i soldi e gli oggetti di valore, costringendolo infine ad avere un rapporto sessuale. Non paghi, i due si sono fatti portare a casa della vittima, dove vive con la madre e il padre. La donna si è vista piombare in casa il figlio scortato dai due giovanissimi aguzzini nordafricani.

«È stato un incubo, un film dell’orrore», racconta la 50enne. «Gli ho detto, prendete quello che volete. Gli ho dato 250 euro in contanti, cercavano un Rolex, ma ce l’aveva mio marito che era a Milano». Ai due non è bastato. «Eravamo in salone a un certo punto uno di loro due mi ha detto: “Vieni con me, ti devo dire una cosa segreta, in privato”». Poi «mi ha obbligato a seguirlo in camera da letto e ha chiuso la porta a chiave». Il ragazzo «mi ha puntato il coltello, mi ha preso la mano, ha iniziato a strusciarsi. Io ho provato più volte ad allontanarmi, a un certo punto non ce l’ho fatta più». In quel momento si consuma lo stupro. 

Hanno voluto un toast

Ma nemmeno dopo aver soddisfatto gli istinti più bestiali i due si reputano soddisfatti. «Hanno voluto mangiare, gli ho dovuto fare un toast al prosciutto cotto. Gli ho detto: “Prendete tutto quello che volete, ma lasciate in pace mio figlio”». Per tutta risposta i due tunisini mostrano la lama al 17enne e lo costringono a riaccompagnarlo a casa. Appena i tre si allontanano Francesca chiama il 112 e poi il marito, che si mette in contatto con le forze dell’ordine, le quali seguono gli spostamenti della minicar con il Gps del telefono del figlio. Fino all’arresto.

Dal racconto del ragazzo emergono nuovi orrori. I due minorenni tunisini lo avrebbero violentato a turno, più volte, riprendendo la scena con il cellulare in diretta Facebook. I video sono già stati acquisiti dalla polizia. «È sabato sera, volevamo divertirci». Così si sono giustificati i due, ospiti di un centro di accoglienza per minori. I virgulti a cui la sinistra regala solidarietà.

Cristina Gauri

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6 Commenti

  1. Ovviamente la magistratura erogherà pene esemplari, magari fra una decina di anni! Sté due merde prenderanno 5? 8 anni? Speriamo che li spiaccichi un meteorite! Fanno quel c… che vogliono! Sono a casa loro! Noi siamo i loro passatempi! SVEGLIA!

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