Roma, 22 mar – In Italia il dibattito pubblico è morto. Lo ha ammazzato il Covid e l’ha sepolto la guerra in Ucraina. Su tutti i media possibili, infatti, esiste una sola e unica Verità – rigorosamente con la maiuscola – e il resto è contorno. O meglio: sfilata di fenomeni da baraccone. Personaggi improbabili chiamati in causa solo per squalificare il dissenso. Ogni riferimento a Pappalardo, qanonisti e fricchettoni no-vax è puramente voluto. E così, quando il dissenso prende la forma di Alessandro Orsini – un professore universitario che sostiene nozioni di geopolitica basilare, pane quotidiano per ogni studente del primo anno di scienze politiche – ecco che i «professionisti dell’informazione» vanno in tilt. E parte la caccia all’uomo.

Orsini putiniano?

«Amo chi mi odia e tiro dritto per la mia strada. Non mi spaventano né le censure né gli attacchi diffamatori», ha confessato Orsini a Pietro Senaldi in un’interessante intervista a Libero. «Ho introdotto un nuovo paradigma; molte persone vedono la guerra con occhi diversi grazie alla mia contro-narrazione. Non temo di rimanere solo. L’educazione alla libertà si fonda sull’educazione al coraggio. Torniamo a leggere Nietzsche». Esortazione sprecata, forse. Ma il principio è sacrosanto.

Ad ogni modo, che cosa dice di così scandaloso Orsini, tanto da averlo reso – agli occhi dei media allineati – una sorta di quinta colonna di Putin? In realtà, nulla di trascendentale. Epperò qualcosa di molto pericoloso, se la narrazione dominante è quella di uno scontro di civiltà in salsa yankee. «Io sono un convinto europeista. Per questo critico Bruxelles, che non si è resa conto di quanto stava succedendo in Ucraina. Finora Bruxelles ha operato soltanto per la guerra: rifornisce di armi l’Ucraina, diffonde propaganda occidentale e applica le sanzioni. Non fa niente per la pace», è il succo del suo messaggio. Ed è davvero difficile dargli torto.

Le colpe dell’Occidente

Senaldi, che fa da megafono al pensiero corrente, lo incalza. Ma Orsini non si scompone e spiega: «Il guaio è che ragioniamo secondo la nostra ottica occidentale, dove il Pil conta più di ogni altra cosa. Per i russi l’Ucraina è questione di vita o di morte per le generazioni future. Noi europei abbiamo invaso la Russia con Napoleone e Hitler. Questi traumi restano per sempre nella memoria collettiva di un popolo aggredito». In sostanza, se Putin ha mosso guerra, è perché nella sua testa «c’era l’idea che l’Ucraina fosse già nella Nato. Kiev ha offerto il proprio territorio alla Nato per condurre decine di esercitazioni militari. Non faceva parte della Nato, ma aveva un piede nell’Alleanza e l’Alleanza aveva un piede in Ucraina». Di conseguenza, «se iniziamo il racconto da un mese fa, è vero» che Putin e la Russia sono gli invasori, «ma se si pensa a quanto si è espansa la Nato negli ultimi vent’anni, la prospettiva cambia».

Bruxelles alla sbarra

«L’adesione alla Nato è un atto volontario, non un’annessione», tuona Senaldi. Ma Orsini controbatte: «Non bisogna commettere l’errore di applicare le categorie della politica interna alla politica internazionale. Tutte le grandi potenze proibiscono ai Paesi confinanti, laddove possibile, di avere politiche estere pericolose per la loro sicurezza nazionale. Se lo facciamo noi occidentali, ci piace, se lo fanno gli altri no». In pratica, insiste il professore, «sono un nemico di Putin e condanno l’invasione. Ma condanno anche Bruxelles, inadeguata nella gestione della crisi. Ursula von der Leyen non difende gli interessi degli europei. Lei e la Merkel dovrebbero rendere conto di molte cose. La guerra in Ucraina ci impone di rivedere certi giudizi un po’ celebrativi».

Guarda anche: «Noi, pagati per pensare»: il vano invito di Orsini a ragionare, in uno studio di pappagalli (Video)

La soluzione, pertanto, sarebbe quella di riconoscere la Crimea e il Donbass: «Bisognerebbe cercare di salvare Zelensky e lasciare in vita un pezzo di Ucraina democratica. Non propongo la resa incondizionata. Propongo realisticamente di dare a Putin una parte di Ucraina, quella che si è già presa, e tenere per l’Europa l’altra parte», spiega Orsini. Soluzione plausibile, se non ci fosse di mezzo un esercito di guerrafondai con la bava (e il microfono) alla bocca. Un esercito di avvoltoi prezzolati e mezzecartucce atlantiste che non vede l’ora di portarci alla catastrofe.

Valerio Benedetti  

La tua mail per essere sempre aggiornato

6 Commenti

  1. A Senaldi (illogico) ed Orsini (logico), mi permetterei di segnalare che l’ operatività ufficiosa Nato passa unicamente grazie al tessuto culturale della classe dominante assai degenerato, corrotto e cinico… Qui sta la prima sostanziale differenza tra i governi Ucraino e Russo, nella quale si inserisce anche la ben differente interpretazione di un Pil, come segnala giustamente Orsini.

  2. L’Ucraina ha siglato con la Federazione Russa (e con Stati Uniti e Regno Unito) un trattato nel 1994. Con ciò l’Ucraina accettò di smaltire le sue armi nucleari(ereditate dalla dissoluzione dell’URSS), aderendo al trattato di non proliferazione delle armi nucleari. Le testate nucleari (erano ben 1.900 e rendevano l’Ucraina la terza potenza nucleare del pianeta) furono inviate in Russia per lo smantellamento nei successivi due anni. In cambio, l’Ucraina ottenne garanzie da Russia, Stati Uniti e Regno Unito, successivamente anche da Cina e Francia, per la sua sicurezza, indipendenza ed integrità territoriale; ma la Russia nel 2014 ha invaso la Crimea e poi ha sobillato i russofoni nel Donbass. L’Ucraina era già neutrale, non aveva nessuna intenzione di aderire alla Nato. Chi l’avrà mai spinta a preoccuparsi della propria integrità territoriale? Orsini e lei fate solo disinformazione

  3. Ma Malaaik, la storia della CSI, questa sconosciuta, ti sovviene ? Il governo Ucraino, pieno di satrapi venduti al peggior occidente, se ne è fatto beffe come pure della realtà dei suoi popoli. E meno male che gli hanno tolto il nucleare…, altrimenti si potevano sentire pure i botti dai “nazisti drogati”. Ci hai pensato ?

Commenta