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Roma, 11 mag – Gli immigrati provenienti dal Bangladesh rappresentano i capolista nella classifica degli sbarchi avvenuti in Italia del 2020. In un articolo precedente sull’immigrazione, avevamo già evidenziato che i bengalesi finanziano il loro viaggio verso l’Italia grazie ai cosiddetti migration loan, micro crediti “per facilitare l’emigrazione all’estero” elargiti dalla Brac (Bangladesh Rural Advancement Commitee), la Ong più grande del mondo per fatturato, sovvenzionata anche dall’Unione europea.

I trafficanti lo chiamano “The Game”

Ora sono trapelati altri particolari del business “The game”, così chiamato dai trafficanti che dalla Libia organizzano il viaggio dei migranti in mare verso l’Italia. La rete criminale bengalese, ben insediata lungo la costa libica, non si limita alle attività logistiche in sostegno dell’immigrazione, come trovare un rifugio (chiamato “the game house”) ai loro connazionali e poi metterli sui barconi al momento opportuno, ma ha sviluppato una vera e propria strategia di marketing, tramite l’utilizzo dei canali social. La pagina Facebook “Libya to Italy game” ha infatti pubblicato il video completo dell’attraversata di un gruppo di 78 bengalesi partiti il 2 maggio dalla Libia, poi trasbordati sulla nave cargo Marina in zona Sar maltese e infine sbarcati a Porto Empedocle, dopo l’autorizzazione del governo giallofucsia.

Il video “promozionale”

La pagina Facebook dei trafficanti bengalesi ha pubblicato ogni singolo sbarco in Italia avvenuto dal 10 settembre 2019, data della sua creazione, annunciando pure l’arrivo davanti alle coste libiche delle navi delle Ong.

Come è noto, l’attività dei trafficanti non si esaurisce con la partenza dei clandestini dalle coste libiche. Lo sbarco in Italia andato a buon fine deve essere documentato, così da spingere altre persone nei Paesi di origine alla partenza.

Chi sono i “dalaal” bengalesi?

Grazie alle testimonianze di diversi bengalesi che hanno provato a raggiungere l’Italia, si è scoperto che in Bangladesh esiste una vera rete di broker di viaggio, i dalaal, i quali organizzano il viaggio aereo fino alla Tunisia o all’Egitto, e il successivo trasporto verso le “game house” dei trafficanti in Libia. I dalaal sono dislocati in tutto il Paese, come confermato da Faruk, un bengalese tornato nel proprio villaggio: “Non è difficile trovare un dalaal. Tutti ne conoscono qualcuno, da qualche parte ed è facile per loro diffondere il loro messaggio”.

Questi broker nascondono la propria attività illegale dietro ad un paravento di liceità. La loro occupazione ufficiale è l’organizzazione di viaggi legali verso la Malesia, la Tailandia e il Medio Oriente. Fino a qualche anno fa, la maggioranza dei viaggi clandestini organizzati dai dalaal avevano come meta finale i Paesi del Golfo del Bengala, che però hanno intensificato i controlli riguardanti l’immigrazione irregolare dal Bangladesh, spingendo così i broker a cambiare la destinazione dei loro viaggi.  Nel 2014, un bengalese pagava ai dalaal fino a 2.600 dollari per raggiungere su un barcone le coste malesi. Il profitto derivante dal business dell’immigrazione clandestina non finisce solo nelle tasche dei dalaal locati in Bangladesh, dei trafficanti in Libia e della Brac per la restituzione dei micro crediti erogati. Si stima che almeno mezzo milioni di bengalesi lascino il loro Paese ogni anno in cerca di lavoro all’estero, sia attraverso vie legali sia consegnandosi alla rete criminale. Questa forte emigrazione frutta allo Stato del Bangladesh circa 15 miliardi di dollari di rimesse all’anno.

Francesca Totolo

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