Napoli, 23 ago – Caso di stalking o balla colossale inventata dalla presunta vittima? La vicenda che vede protagonista Marta Di Giacomo, militante napoletana di Potere al Popolo, è decisamente particolare. Del caso in questione, in seguito alla denuncia della ragazza, se ne sono occupati vari quotidiani e siti di informazione, dalla Stampa al Corriere della Sera. La 25enne partenopea aveva infatti dichiarato di essere vittima da più di tre mesi di uno stalker che la perseguitava, arrivando anche a violare l’intimità della sua casa. Per esprimere solidarietà alla Di Giacomo, il centro sociale Ex Opg Je’ so pazz aveva organizzato poi una manifestazione nel quartiere dove vive la ragazza. “Non sono qui solo per me, ma per tutte quelle donne che hanno denunciato o che non hanno avuto la forza di farlo. O che non sono state credute. L’unico modo per sconfiggere queste cose, racconta la studentessa napoletana, è parlarne”, aveva dichiarato Di Giacomo in quell’occasione.
Eppure in questa apparentemente torbida vicenda, qualcosa non quadra. Come fatto notare da Selvaggia Lucarelli sulla sua pagina Facebook, la Di Giacomo ha raccontato una serie di cose piuttosto strane. Ad esempio non esiste alcuna traccia scritta dello stalking (fatta eccezione per un bigliettino), soltanto il racconto della ragazza. Il presunto molestatore non ha infatti il suo cellulare (come ammette Di Giacomo) e non le scriva neppure su Facebook. La venticinquenne racconta poi ai carabinieri che il presunto stalker la aspetta sempre per strada in luoghi dove non vi sono telecamere (come fa a sapere dove sono piazzare tutte le telecamere?). Dice poi che il molestatore le scatta delle foto e viene da chiedersi allora come mai lei non scatta a lui delle foto con il cellulare e non le esibisce ai carabinieri? Dello stalker in questione d’altronde non si sa nulla, lei non lo descrive in alcun modo se non dicendo che ha circa 25 anni. Di Giacomo racconta poi di aver subito una vera e propria aggressione, con lo stalker che quindi diventa un vero e proprio molestatore. La ragazza a giugno dichiara infatti che l’uomo le avrebbe stretto i polsi, l’avrebbe graffiata e avrebbe poi preteso un bacio. I carabinieri a quel punto le chiedono un referto medico ma lei non se lo fa fare. Torna dalle forze dell’ordine il 4 luglio con il referto chiesto dove però c’è scritto: “Riferisce molestie ripetute di natura VERBALE fino ad ora”. Ma come non aveva dichiarato ai carabinieri di essere stata aggredita anche fisicamente?
Poi la questione si fa ancora più grottesca, come fa notare Selvaggi Lucarelli infatti “poche sere fa alle 20 va via il portiere e alle 20,01 lo stalker si attacca al suo citofono. Una persona terrorizzata da mesi cosa fa? Chiama i carabinieri. Chiama il fidanzato. Chiama la vicina di casa. No. Lei si chiude in camera per non sentire. Lui poi addirittura riesce a entrare nel palazzo e le lascia un biglietto sotto la porta. ‘Ciao Marta, dormiamo insieme?’. Lei lo fotografa e ci fa un post. Non lo porta di corsa ai carabinieri. (una grafologa a cui mi sono rivolta ha visto il biglietto. ‘È scritto con mano non allenata. Un destrimane che scrive con la sinistra. Lo scritto risulta composto, uno stalker scrive in preda all’adrenalina, in quel biglietto non ve n’è traccia‘”. Chiaramente anche una grafologa forense può sbagliarsi, ma anche questo è un dettaglio che aggiunge forti dubbi sulla questione.
Alessandro Della Guglia

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