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Roma, 22 mag – Fino a poco tempo fa il problema della reperibilità riguardava solo le mascherine, introvabili e vendute a prezzi esorbitanti. Adesso, oltre ai dispositivi di protezione per bocca e naso sono spariti anche i guanti. Dai supermercati alle farmacie, volatilizzati: “I guanti? Non li abbiamo, sono introvabili”. “No, purtroppo non ce li consegnano da un po’”. “No, prodotto mancante”. “Li abbiamo sempre in ordine, ma poi quando il fornitore ce li consegna non so dirle. Ora non li abbiamo”.
Così ci si sente rispondere dai titolari di quattro farmacie milanesi (Loreto, Lambrate, Berta e Duomo) quando viene fatta richiesta dei presidi ritenuti determinanti per il contrasto al coronavirus. E fondamentali, perché in questa fase 2 in alcuni esercizi commerciali come librerie, negozi di abbigliamento i clienti saranno obbligati ad indossarli.

“Il problema c’è – spiega all’Agi Andrea Mandelli,  presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani e dell’Ordine di Milano, Lodi, Monza e Brianza – sta succedendo coi guanti quello che era successo con le mascherine. La richiesta supera di gran lunga la possibilità di produzione”. E lancia l’allarme rincari: “quando il bene scarseggia, purtroppo il mercato diventa appetibile con tutte le opacità del caso da parte di chi vuole fare business. Il problema è che siamo del tutto dipendenti dal mercato straniero e magari siamo di fronte a gente che vive dall’altra parte del mondo e, non avendo particolarmente a cuore la situazione del nostro Paese, fa dei prezzi allucinanti”.

Una situazione diventata insostenibile non solo per gli acquirenti ma anche per i negozianti: “Il telefono squilla in continuazione e noi siamo fragili di fronte alle richieste pressanti perché il mercato è assolutamente impazzito e in mano a persone non raccomandabili”, racconta Mandelli. C’è però un dato positivo: “Il decreto rilancio ha abbattuto l’IVA del 22 per cento su mascherine e presidi tra cui i guanti in lattice, vinile e nitrile. Questo dovrebbe abbassare la pressione ma resta il tema della grande richiesta sul mercato mondiale perché non siamo solo noi ad avere bisogno di questi presidi. È la globalizzazione: sono beni che hanno un prezzo contenuto nella normalità e per cui la manodopera incide molto. Per questo,  si privilegiano i mercati dove la manodopera ha un costo basso. Ma le cose devono cambiare. Bisogna  pensare a un’azienda nazionale che, in caso di emergenza,  ci assista nella disperata ricerca di protezioni”.

Cristina Gauri

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