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Roma, 18 mag – Ad ascoltare l’Azzolina sabato scorso quando annunciava le modalità di svolgimento degli esami di maturità durante la presentazione delle ordinanze sulla scuola, sembrava tutto chiarissimo. Studenti italiani, siete in una botte di ferro, sembrava essere il messaggio: l’esame sarà orale e in presenza, la commissione sarà composta da membri interni più il presidente esterno. Il tutto in sicurezza e rispettando il distanziamento. Almeno il problema maturità, l’abbiamo risolto. Ma volgendo lo sguardo verso l’altra parte della barricata – cioè gli studenti – si scopre che non proprio tutto è «risolto». Anzi. In un articolo uscito stamattina, La Stampa  ha curiosato in mezzo ai maturandi per capire cosa ne pensano di questa maturità in versione «fase 2». E non ne sono esattamente entusiasti.

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In alto mare

«L’esame io l’ho sempre immaginato come una cena, un dibattito dove dici quello che sai», spiega Guia Simonetti, 19 anni, studentessa del liceo classico Mameli di Roma. «Non è chiaro invece come si svolgerà: dopo che si è parlato a lungo di una tesina, adesso sappiamo che si partirà da un elaborato, di greco o latino nel mio caso, ma non ci hanno detto se debba essere collegato o meno alla domanda di italiano, e se tutta questa parte iniziale debba avere un nesso con le tre materie successive. Si parla tanto di competenze, e la possibilità che ci siano tre percorsi diversi in un’ora dà l’idea di una prova nozionistica ed è molto disorientante».

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Insomma, siamo in alto mare: non si capisce se il lavoro che introdurrà l’esame dovrà essere un elaborato scritto, è nebbia sulla conversione dei crediti e su come e perché scatteranno le eventuali bocciature. Oggetto di critiche anche lo scarso preavviso. I ragazzi hanno poco più di un mese di tempo per adattarsi alle nuove regole. «E perché così poco preavviso? Non si può dire un mese prima come sarà l’esame».

Informazioni poco chiare

Beatrice Sofia Urso, 19 anni, del liceo classico Tito Livio di Padova, stigmatizza l’assenza di informazioni chiare. «I docenti non sanno nemmeno come farci esercitare in questi ultimi giorni. La grande difficoltà di questi mesi è stata la mancanza di comunicazione chiara da parte del Ministero». Anche Sofia esprime preoccupazione: «Come si farà? Mi preoccupa la possibilità di una traduzione dal greco, da fare in due minuti». Non resta che mettersi nelle mani dei professori: «terranno conto delle difficoltà. Sarebbe sbagliato dire che c’è un buco nella nostra preparazione: significherebbe vanificare l’impegno di tanti che hanno lavorato bene».

Tutto in ritardo

«Hanno fatto modifiche giuste, ma sono arrivate troppo tardi – è il giudizio Paolo Notarnicola, 18 anni, liceo Tito Livio di Martinafranca (Taranto), – Bisognava fare chiarezza in aprile, per dare a tutti modo di prepararsi. E l’elaborato? È un tema, un testo da tradurre, si parte da un autore?». E racconta i mesi trascorsi a casa: una didattica senza confronto con i propri compagni, le risorse tecniche limitate con dispositivi informatici non sempre all’altezza del compito – e qui torna il punto dolente del «gap» tecnologico per una parte degli studenti italiani, che sicuramente andrà a influire in negativo sulla loro preparazione: «Credo che nella preparazione della nostra generazione ci saranno inevitabilmente lacune, tutto è stato affidato alla volontà personale, come ha detto la ministra la didattica a distanza non ha funzionato. Ma i docenti ci conoscono: partiamo da una situazione svantaggiata, non credo infieriranno».

Panico tra i privatisti

E i privatisti? Samira Bara, 19 anni, è preoccupatissima: «La ministra non ha parlato dei privatisti, c’è solo uno spazietto nel decreto dove si dice che faremo l’esame a settembre. Ma io il 9 settembre ho la prova di ammissione all’università, come farò? Devo studiare il doppio e non ho ancora neppure i programmi», denuncia. In alto mare anche Dora Froeba, 18 anni, studentessa del liceo linguistico Pascoli di Firenze, dovrà affrontare un doppio esame: «Dovrò fare anche una prova di francese perché negli ultimi tre anni ho studiato con un metodo diverso da quello italiano, un esame difficile, in questa condizione di più. Non ho capito ancora se l’elaborato sarà scritto o orale, e non mi sento molto sicura perché anche se la didattica a distanza ha funzionato, le spiegazioni sono meno approfondite, è difficile mantenere la concentrazione».

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Dovevano tutti, responsabilizzati e motivati, rifare l’ anno! Era una occasione più unica che rara. Ma, a differenziarsi in positivo (e a fare buona notizia,con interessanti implicazioni internazionali), rimangono sempre in meno.
    Urocordati e non pecore, men che meno capre!

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