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Varese, 15 ott – Aveva aggredito tre donne nel giro di tre giorni, palpeggiandole nelle parti intime e al seno, tra Casbeno e Giubiano: per un minorenne di origine straniera studente in una scuola superiore di Varese è scattata ieri la misura di custodia cautelare in comunità. 

In realtà le tre vittime non costituirebbero altro che il punto di partenza delle indagini, perché stando a quanto è emerso dalle investigazioni, le vittime molestate sarebbero        almeno il triplo: 9 donne, cioè, di età compresa tra i 13 e i 53 anni. Il 16 settembre la Questura di Varese, in una nota, aveva notificato con «cauto ottimismo» di avere individuato il maniaco, a tal punto che il sindaco Davide Galimberti con gli assessori Rossella Dimaggio, Cristina Buzzetti, Ivana Perusin e Francesca Strazzi aveva pubblicamente encomiato gli investigatori della Mobile di Varese per il lavoro svolto. Data l’età del violentatore il caso era stato posto all’attenzione del tribunale per i Minorenni di Milano, che aveva chiesto e ottenuto il provvedimento cautelare. Questa mattina il procuratore presso il Tribunale per i minorenni di Milano, Ciro Cascone, ha reso nota l’esecuzione della misura a carico del molestatore.

Sono diverse le aggravanti associati agli abusi contestati: in un caso il ragazzo ha molestato una minorenne, in un altro la vittima sarebbe una donna in stato interessante. Il maniaco sceglieva le sue vittime tra le donne sole, perché ritenute più vulnerabili. Gli investigatori della Mobile sono risaliti al giovane analizzando le testimonianze emerse dalle denunce e dall’acquisizione delle immagini dalle telecamere di videosorveglianza.

Grande lo sconcerto dei familiari del ragazzo, che pur non riuscendo a dare una spiegazione alla condotta del figlio, si sono offerti immediatamente di collaborare con gli inquirenti. Il giovane infatti «vive in una famiglia ben inserita nel tessuto sociale varesino: i genitori lavorano regolarmente e il fratello maggiore studia all’università», scrive il procuratore Cascone in una nota riportata da Askanews. «La necessità di comprendere l’origine disfunzionale della condotta e di correggerla con efficacia – ha indotto la Procura a chiedere il collocamento del giovane in una comunità educativa – che è stata scelta con cura, tra le varie disponibili, stante la particolarità del reato commesso e la portata molto infamante, anche in ambito comunitario, del reato: elementi che rendono l’intervento cautelare particolarmente articolato».

Cristina Gauri

1 commento

  1. ….
    dissento:
    non si tratta di “violentatore” bensì di “molestatore”…
    che è un’altra cosa,
    ed è ben diversa da uno stupratore vero:
    solo pochi decenni fa e nelle stesse identiche circostanze,si risolveva tutto con un paio di sberloni ben dati e quattro urlacci…
    senza scomodare procure,giudici,assistenti sociali,polizia,denunce ecc

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