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Roma, 15 ott – E se i dati che leggiamo tutti i giorni riguardo l’impennata di nuovi contagi fossero in realtà falsati e non corretti? No, non stiamo parlando di un perfido complotto della dittatura sanitaria, ma di un altro problema ben presente tra il giornalismo nostrano e purtroppo anche tra le istituzioni: l’incapacità totale di avere a che fare con i numeri. Se non ci credete, basta ricordare come per quasi un mese la stessa Protezione Civile abbia confuso i dati relativi ai nuovi contagi giornalieri e quelli dell’aumento degli attualmente positivi, senza coglierne la profonda differenza e credendo per settimane che fossero la stessa cosa. Ma di quali dati “falsati” o comunque non dati correttamente stiamo parlando ora? Proprio quelli relativi ai contagi giornalieri che tanto stanno allarmando l’opinione pubblica per la loro impennata. Ma andiamo con ordine.

I “nuovi contagi giornalieri”

Ogni giorno ci vengono dati i numeri dei tamponi effettuati e il numero di tamponi risultati positivi, con relativa percentuale. E i tamponi positivi vengono tout court definiti come “nuovi contagi giornalieri”. Sembrerebbe tutto normale. Fino a quando il Tg La7 delle ore 20:00 del 10 ottobre ha dato una notizia molto particolare: quasi il 40% dei tamponi effettuati tra quelli segnalati viene in realtà effettuato su persone già risultate positive. Sarebbero quindi secondi o terzi tamponi fatti a già ammalati da Covid per vedere se si sono negativizzati o se risultano ancora positivi. A questo punto la domanda sorge spontanea: un malato già positivo, e quindi già conteggiato come tale nei giorni precedenti, qualora facesse un secondo tampone che risultasse positivo, rientrerebbe tra i positivi segnalati per quel giorno, venendo quindi contato due volte? Una domanda non banale perché vorrebbe dire che, in caso, il calcolo dei positivi da Covid sarebbe totalmente sballato. Facciamo un esempio banale: nel primo giorno di contagio vengono effettuati 10mila tamponi, di cui 1.000 positivi. Ovviamente i “nuovi contagi” sarebbero 1.000 e la percentuale di positivi sul totale sarebbe del 10%.

Poniamo per semplicità che i positivi debbano ripetere il test dopo un giorno. Il giorno seguente, pertanto, vengono ripetuti 1.000 tamponi sui 1.000 positivi, e ipotizziamo che 800 risultino ancora postivi mentre 200 siano guariti. Oltre a questi vengono effettuati altri 10mila tamponi su altre 10mila persone, ipotizziamo con 700 positivi. Ovviamente i reali “nuovi positivi” sarebbero solo questi 700 contro i 1.000 del giorno precedente, con una percentuale del 7% contro il 10% del giorno prima. Quindi vedremmo un calo. Ma se considerassimo tutti i tamponi effettuati nella giornata e tutti i positivi trovati, avremmo in totale 11mila tamponi con 1.500 positivi. Se li considerassimo tutti “nuovi positivi” oltre a commettere un errore falseremmo anche i dati di crescita, perché vedremmo una impennata del 50% di casi (quando in realtà c’è stato un calo) e anche una crescita di percentuale positivi che in questo caso salirebbe al 13,63%. Capite che le due analisi divergono in modo totale.

I “tamponi totali effettuati” e il caso Larino

È solo un esempio con numeri inventati, ma serve per far capire come un errore nell’utilizzo dei numeri possa portare ad analisi totalmente errate. Ma la domanda è sempre la stessa: stanno dando i numeri giusti? Tra i positivi quotidiani che vediamo sempre in crescita, vengono conteggiati due o tre o più volte quelli che effettuano più tamponi risultando ancora positivi? Difficile rispondere perché nessuno sembra mai essersi posto il problema. Un sospetto veniva leggendo “freddamente” i dati riportati dai bollettini. Si è infatti sempre parlato di “tamponi totali effettuati” (e secondo il Tg La7 del 10 ottobre tra questi ci sarebbero anche i secondi tamponi) e di numero di tamponi positivi trovati, con tanto di percentuale. Che combacia solo se nei calcoli si considerano i tamponi complessivi, comprensivi quindi dei secondi e terzi tamponi. Possibile davvero che sia così?

Un altro sospetto, stavolta molto più fondato, ci arriva dopo un post di ieri sulla pagina Facebook del Comune di Larino. Testuale: “Cari concittadini il caso positivo segnalato oggi dall’Asrem a Larino fa riferimento ad un soggetto già positivo che ha ripetuto il tampone risultato ancora positivo. I casi attualmente positivi a Larino sono e restano quattro”. Tradotto: si è data notizia di un nuovo positivo che invece tale non era, in quanto positivo a un secondo tampone. Ma se a Larino, che per fortuna ha pochissimi casi, è facile notare certe gravissime e madornali sviste e correggere il tiro, possiamo dire la stessa cosa di città di migliaia se non milioni di abitanti? Il dubbio resta fortissimo.

I “falsi positivi”

Se davvero fosse così, i dati sui positivi che quotidianamente terrorizzano le persone a casa andrebbero anche notevolmente rivisti al ribasso. Ammesso poi che abbiano un senso. Che senso ha basare le misure restrittive o le analisi dell’avanzata di una pandemia sul numero totale di positivi quando, almeno in Italia, stiamo assistendo a un aumento esponenziale di soli asintomatici? I quali asintomatici, come ha oramai chiarito l’Iss, hanno una carica virale spesso molto bassa tanto che dopo 20 giorni, anche qualora risultassero ancora positivi, potrebbero tornare a circolare in quanto oramai assolutamente non contagiosi. Per non parlare dei cosiddetti “falsi positivi” che sono tutt’altro che rari. Basti pensare ai casi di Stephan El Shaarawy nella nazionale di calcio o di Michael Matthews al Giro d’Italia. Loro, essendo sportivi professionisti sottoposti a continui controlli, possono scoprire subito la loro “falsa positività”. Si può dire lo stesso delle altre migliaia di persone?

Un rapporto fondamentale

Il senso di questi numeri è, quindi, semplicemente inesistente. Soprattutto quando guardando il rapporto tra le curve dei positivi e dei casi gravi in terapia intensiva vediamo uno squilibrio tra la prima curva che cresce esponenzialmente (e forse affetta da errore come abbiamo visto) e la seconda curva che invece, pur in costante crescita dalla seconda metà di agosto, vede una crescita piuttosto lineare e a basso coefficiente, aumentando quindi sempre più il divario con la prima. Un comportamento del tutto diverso rispetto a quanto accadeva a marzo/aprile, il periodo spesso portato come paragone, quando invece le due curve assumevano lo stesso andamento.

Assume sempre più senso quindi l’avvertimento di Matteo Bassetti di non basare tutto sui soli tamponi, perché porterebbero solo a trovare un esercito di asintomatici (a netto del probabilissimo errore di calcolo di cui abbiamo parlato) ma di “rimettere al centro la clinica fatta di sintomi e segnali”, soprattutto tenendo sempre sotto controllo l’unica curva che veramente conta, che è quella dei ricoveri e delle terapie intensive. Per ora ancora notevolmente sotto controllo, ma come detto in costante, anche se contenuta, crescita. Quello è l’unico parametro da tenere sott’occhio. Sempre che si voglia davvero affrontare l’epidemia in modo reale e non solo terrorizzare i cittadini.

Carlomanno Adinolfi

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