Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 14 apr – In Europa diversi Paesi alle prese con l’emergenza coronavirus stanno già avviando la fase 2, stanno ripartendo; eppure hanno combattuto il Covid-19 con misure spesso meno restrittive delle nostre. In Italia la fase 2 dovrebbe scattare a partire dal 4 maggio, ma le scuole non riapriranno per quest’anno e il grosso delle attività produttive è ancora fermo. Nel nostro Paese non si può uscire di casa, non si possono fare assembramenti, non si può passeggiare nei parchi, eppure Germania, Francia e persino la Spagna – dove l’epidemia è stata durissima – stanno pian piano riaprendo tutto.



Altro che “modello Italia”

Ciononostante – soprattutto da parte dei nostri media mainstream – è tutto un gran parlare del modello Italia, di come siamo stati bravi a gestire l’emergenza, di come l’azione del governo giallofucsia sia stata d’insegnamento per gli altri Paesi Ue. A questo punto, dati alla mano, appare lecito pensare che gli altri abbiano sì guardato a noi ma si siano detti: “Ecco, non dobbiamo assolutamente ripetere gli errori del governo Conte“. Persino negli Stati Uniti (330 milioni di abitanti), il Paese di gran lunga più colpito al mondo con oltre mezzo milione di contagi e oltre 23mila morti, si parla di picco raggiunto e di prossima riapertura delle attività economiche. Ma in Italia fioccano multe su multe e denunce su denunce se esci di casa senza un valido motivo, ci sono gli elicotteri per controllare chi fa le grigliate in terrazzo, e a tutt’oggi hanno riaperto pochissime attività commerciali e produttive. Questo quando ancora non è chiaro il numero reale dei contagiati – secondo gli esperti di gran lunga superiore a quelli ufficiali – perché ancora non si fanno tamponi a tappeto sulla popolazione.

Dopo gli errori iniziali al governo Conte non restava che chiudere tutto

La sensazione è che il governo giallofucsia abbia optato per la linea durissima per compensare la linea morbidissima dell’inizio dell’epidemia, come a voler rimediare a posteriori a errori fatali che hanno alimentato il diffondersi dei contagi, sia sul fronte delle misure di contenimento che – fatto altrettanto grave – dal punto di vista della comunicazione, con leader della maggioranza e esponenti dell’esecutivo che minimizzavano sui rischi del coronavirus. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. E la soluzione individuata dal governo a un certo punto è rimasta obbligatoriamente soltanto una: chiudere tutto, perché il distanziamento sociale può fermare l’epidemia.

Le differenze con gli altri Paesi, più “morbidi” di noi eppure pronti a riaprire

E’ vero, ma c’è modo e modo: in Francia per esempio si possono fare passeggiate con i figli o esercizio fisico entro un chilometro di distanza da casa; in Germania non sono vietati gli assembramenti tra familiari e coinquilini (si chiama buon senso e non serve il parere degli “espertoni”). In Italia invece è praticamente vietato tutto, persino andare in due in auto se non si rispettano le distanze di sicurezza. Funziona, è vero. Ma l’esempio di altri Paesi nostri vicini dimostra che avrebbe funzionato anche una versione meno rigida delle restrizioni. Per non parlare poi del caos e del panico scatenati da una comunicazione cialtronesca da parte del governo Conte, con fughe di notizie, smentite, moduli di autocertificazione cambiati 4 volte, così le sanzioni, l’entità delle pene, le ordinanze regionali in conflitto con le direttive di Palazzo Chigi, le ordinanze del Viminale smentite dal premier – “Non si possono fare le passeggiate ma si può andare a fare la spesa con i figli piccoli”, aveva chiarito (si fa per dire) Conte in una delle tante conferenze in diretta Facebook.

In Francia dall’11 maggio riapriranno le scuole

In Francia dall’11 maggio riapriranno le scuole. Questo anche perché, come fa presente il governo, “non tutti i bambini hanno accesso ai sistemi digitali e all’aiuto dei genitori: la chiusura delle scuole aumenta le disuguaglianze sociali”. In Italia, soprattutto al Sud ci sono famiglie senza pc o tablet ma il ministero dell’Istruzione parla del 93% degli studenti raggiunto dalla didattica a distanza. Si danno i numeri, letteralmente.

In Spagna il blocco totale è durato solo due settimane

In Spagna, dove l’epidemia si è propagata con estrema velocità (70 mila infettati e 17mila morti), dopo solo due settimane di blocco totale già si torna al lavoro. Mascherine e guanti e via, si riparte: cantieri, fabbriche. Il che significa migliaia di lavoratori che prendono i mezzi pubblici. Dal 26 aprile i bambini a quanto pare potranno tornare a giocare all’aperto e dopo quella data potrebbero anche riaprire le scuole. Uno scenario ancora fantascientifico per l’Italia.

In Germania la prevenzione ha fatto la differenza

In Germania (130mila contagi e 3mila morti) presto riapriranno le scuole, scaglionate per fasce d’età. A proposito della gestione dell’epidemia, soprattutto all’inizio si guardava con sospetto ai numeri troppo bassi. C’era chi riteneva che le autorità tedesche nascondessero le dimensioni reali dell’epidemia. Oggi invece appare pacifico che la Germania abbia effettivamente un numero molto basso di vittime perché ha gestito con maggiore efficacia il Covid-19. Come? Con tamponi a tappeto a ritmi impressionanti se paragonati a quelli italiani – 350mila test a settimana, il triplo rispetto a noi. Ma anche con le diagnosi precoci, curando i pazienti prima che le loro condizioni peggiorassero. Con il controllo regolare e continuo di medici e personale sanitario. Con una pianificazione per tempo delle strutture di terapia intensiva: gennaio il Paese disponeva di circa 28mila posti di terapia intensiva dotati di ventilatori. Tutto questo ha permesso di ridurre il numero delle vittime, di individuare i focolai e di isolarli, di chiudere dove andava chiuso e riaprire dove si poteva.

In Italia invece si ha la sensazione che i cittadini, con i loro sacrifici, debbano pagare per gli errori del governo che, come si suol dire, ha chiuso la stalla dopo che sono scappati i buoi.

Adolfo Spezzaferro

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

7 Commenti

  1. Era ovvio che dopo che i primi a chiudere sono stati i “poveracci” (sotto tanti punti di vista) , i “ricchi” decidessero il da farsi e prendessero in mano la situazione! Qualcuno si aspettava qualcosa di diverso?! Altre avventure ci attendono se si comprende e si fa poco.

  2. Come si permette, Dott, Spezzaferrato, d’insinuare che il governo giallo fucsia, capitanato dal Gagà Conte, non sia stato all’altezza del compito che stanno affrontando? La colpa, ce lo spiegano esaustivamente la Repubblica e il fatto Quotidiano, è di Fontana, della Lombardia, delle opposizioni, della Destra in generale. Loro fanno una comunicazione mirabile, col Memento Morituri delle 18, dove sparano numeri a casaccio per rallegrarci la giornata. Pensate, solo dopo quasi 45 giorni dagli arresti domiciliari, ci sono dei fortunati che potranno fruire di ben 600 Euro per riuscire, forse, ad arrivare a fine mese. Nel frattempo un ministro, altamente istruito, come la Bellanova ci spiega che le priorità, senza nascondere la testa sotto la sabbia, sono la regolarizzazione di 600.000 clandestini, che così potranno competere a prezzi altamente concorrenziali, con i nostri connazionali che, spinti dal bisogno, potrebbero pensare di dedicarsi ai lavori agricoli. Inoltre, lo studente Egiziano Patrick Zaky, è ancora imprigionato in attesa di giudizio, di questo siamo informati grazie al solerte impegno del televideo; non dimentichiamoci dei poveri ” Naufraghi ” che, ingiustamente, non vengono fatti sbarcare. Queste sono le impellenze di questo governo, non le imprese che sono state inondate di denaro virtuale da chiedere in prestito alle banche, ovviamente pagando salati interessi, così avranno almeno i fondi per pagare le tasse, intanto ai dipendenti ci penseranno con la cassa integrazione pagata dallo stato. Ha ragione il sistema informativo di regime, noi siamo un modello da seguire, sul podio, stabilmente come numero di contagiati, e riusciamo a competere per la vittoria finale sul numero complessivo di defunti. Questi sono numeri di cui vantarsi! Nel caso dissentiate, ricordatevi la colpa è di Salvini, a prescindere, Meloni, e chiunque altro abbia un orientamento politico difforme dalla sinistra globalista!

Commenta