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Roma, 14 apr – Come si salva la stagione balneare ormai alle porte durante l’emergenza coronavirus? Un’azienda modenese, la Nuova Neon 2, avrebbe già la soluzione in tasca che salverebbe capra e cavoli, cioè permetterebbe ai turisti di accedere alle spiagge senza correre il rischio di essere contagiati. Si sta diffondendo in rete in queste ore, infatti, il rendering di un progetto che prevede la costruzione di barriere di plexiglass tra un ombrellone e l’altro, creando delle piccole “isole” in cui ogni nucleo famigliare riuscirebbe così a ripararsi dai pericoli della trasmissione del Covid-19.

Ma i bagnini della riviera romagnola, come riporta il Corriere, stanno già storcendo il naso. E non senza motivo: «Con questi plexiglass avremmo problemi di disidratazione piuttosto che di coronavirus», polemizza Mauro Vanni, presidente della cooperativa bagnini Rimini Sud. E non è il solo. «Questa è pura follia. Se una persona vuole andare in carcere fa una rapina piuttosto che venire al mare in uno di quei box», aggiunge il presidente regionale del sindacato degli operatori balneari Simone Battistoni. «È vero — precisa — che l’unica possibilità che abbiamo per poter aprire questa estate è quella di garantire il distanziamento fra gli ombrelloni, così come tra i tavoli nei ristoranti, riorganizzando gli spazi e le aree in questa direzione, ma, attenzione, pensiamo bene a come farlo».

Come fare allora? Se lo chiedono i preoccupatissimi titolari degli stabilimenti balneari degli oltre 100 km di Riviera romagnola. E serve fare alla svelta: al momento, e nonostante il parere negativo dei bagnini, la proposta della Nuova Neon 2 è l’unica sul piatto: meno ombrelloni e meno lettini, spazi «chiusi» da muri di plexiglass trasparenti.

Parere negativo anche dalla sindaca di Riccione, Renata Tosi: «Così si chiude, o meglio non si apre. Non sarà possibile semplicemente avviare la stagione balneare. La Riviera Romagnola ha una vocazione particolare votata all’accoglienza e quel progetto stona di molto. Dico davvero, lasciamo perdere se gli standard dovranno essere quelli». Per Battistoni e Vanni «non si deve avere paura di ammetterlo. Promuoviamo da sempre un turismo di massa, popolare. Un turismo che fa rima con assembramento. I nuovi standard dovranno impattare senza troppi traumi». Battistoni, tuttavia, non scarterebbe del tutto il progetto: «Occhio a stigmatizzare il progetto dell’azienda tout court. Non è praticabile da noi in Riviera ma è da apprezzare se non altro il tentativo. Perché da una parte una soluzione di quel tipo potrebbe essere adottata da alcuni ristoranti sulla spiaggia e penso a quelli più piccoli, dall’altra può essere vista come un punto di partenza in un mondo pieno di incertezze».

La mascherina sarà obbligatoria in spiaggia? «Credo proprio di no», sostiene la virologa Capua: «Un conto è se stai in un luogo chiuso. Ma all’aperto, in una situazione come quella della spiaggia, la possibilità teorica che il virus possa rimanere nell’ambiente è molto più ridotta. Certo, dovremo mantenere le distanze». A questo proposito, però, «L’uso delle mascherine e dei guanti sarà un must per gli operatori così come il distanziamento. E poi bicchieri, posate e piatti monouso nelle aree food. E magari, una proposta, al posto del plexiglass potremmo usare le piante per separare gli ambienti», suggerisce Simone Battistoni.

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. Che tristezza.
    Il COVID è riuscito ad uccidere la stagione più bella dell’anno.
    Spero venga annientato un giorno chi ha concepito questo virus.

  2. Non volevano riconoscere, gratificare e remunerare i professionisti (che tra l’ altro erano già rimasti in pochi), ed oggi siamo al plexiglass sotto il vento. la sabbia e il sol leone… Semplicemente, tante aziende sono su rotte demenziali…, grazie a “capitani” yes-man e “generali” presuntuosi.

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