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Roma, 30 set – I tamponi orofaringei non sono caramelle, e non essendo tali non vanno prescritti ed eseguiti con leggerezza, soprattutto ai bambini. Perché fanno male. E in questo inizio scuola all’insegno del coronavirus vi è il rischio che a qualcuno sfugga un po’ tropo la mano.

Questa la denuncia del professore Gian Vincenzo Zuccotti, del Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche Sacco e direttore della Clinica pediatrica dell’ospedale Buzzi di Milano. Buzzi ha parlato delle ripercussioni di un eccessivo uso dei tamponi sui minori, anche da un punto di vista – decisamente da non sottovalutare – psicologico. Risvolti decisamente negativi, che comprendono l’eventualità di creare traumi seri nei più piccoli. A tal punto da indurli ad associare l’ambiente scolastico alla «tortura» dell’esame che determina la positività o meno al coronavirus. «Siamo solo a settembre – avverte il professore – e ciò a cui stiamo assistendo, lo dico da pediatra, è un abuso di tamponi naso-faringei, tanto che gli otorini stanno già segnalando lesioni in naso e gola. Non possiamo sottoporre i bambini a continui tamponi per far stare tranquilli noi adulti. Li stiamo traumatizzando».

Zuccotti ha rilasciato queste dichiarazioni al Giorno, presentando i risultati del progetto sperimentale di Sorveglianza sierologica dell’infezione da Sars-Cov-2 mediante test pungidito agli alunni delle scuole di Milano, effettuati prima dell’inizio delle lezioni: «Abbiamo consegnato 6 mila kit a bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni di 14 scuole cittadine – racconta Zuccotti –. Ce ne sono stati restituiti 3 mila. Il 3,2% dei giovani che hanno effettuato il test è risultato positivo agli anticorpi, quindi ha avuto il Covid. Di questi 91 bambini e ragazzi, però, nessuno è risultato ancora positivo al virus, i tamponi hanno avuto esito negativo». Zuccotti parla anche delle differenze percentuali tra fasce di età: «6% di positivi al test tra i 3 e i 6 anni, 4% tra i 6 e gli 11, 2% tra gli 11 e 18». Questo dato dimostra che i più colpiti dal contagio sono i più piccoli.

Cristina Gauri

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