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Roma, 6 mar – Tra le varie riflessioni che un po’ ovunque si stanno sviluppando sul fenomeno del coronavirus, quelle complottiste sono, al solito, non solo le meno convincenti, ma anche le meno interessanti (anche se imbattibili restano il tizio della zona rossa che accarezza gli alberi per colmare la mancanza di contatti umani e i biglietti con scritto «tutto andrà bene», che in effetti sono nettamente peggio). Complottismo, giova ricordarlo, è il nome di un metodo, non di un contenuto. Gli articoli di Repubblica sui troll russi che muovono i fili di qualsiasi fenomeno sovranista nel mondo, per esempio, sono complottisti, mentre uno studio che dimostrasse scientificamente l’esistenza degli alieni non lo sarebbe. Insomma, il complottismo non dipende da quello che si dice, ma dal come lo si dice. Ora, il tratto specifico del metodo complottista è la sovrainterpretazione della realtà. Il «piano», sempre presupposto dai complottisti, va a colmare le lacune e i punti ciechi di una realtà troppo semplice o troppo assurda. In questo senso, il complottismo è l’ideologia antitragica per eccellenza, laddove lo spirito tragico è dato per l’appunto dalla dialettica mai risolta tra caso e volontà, esattamente i due elementi non contemplati nei supposti piani cospirativi.

Sangue di Enea Ritter

Altro che complotto

Torniamo al coronavirus. L’idea che si tratti di un attacco batteriologico da contestualizzare in qualche diatriba geopolitica (contro chi, poi? Cina? Iran? Corea del Sud? Giappone? Italia? Francia? Usa?) non solo ha il non trascurabile difetto di essere sprovvista di prove, ma finisce per farci perdere per strada persino l’aspetto dell’emergenza in corso che più profondamente ci interroga. L’aspetto «filosoficamente» più interessante della crisi sanitaria globale è infatti proprio la sua inspiegabilità, la sua dimensione di assurdità e insensatezza. Che una società complessa e potenzialmente grande quanto il mondo possa bloccarsi davvero per un virus diffusosi casualmente in un mercatino cinese è qualcosa che ci chiama a riflessioni molto più articolate di quanto non lo faccia il solito copione della Spectre alla conquista del pianeta.

Black Brain

Il fiato corto dell’estrema sinistra

Ci piace immaginare la colossale cospirazione per innalzarci alla sua grandezza, laddove qui è questione di un piccolo, piccolissimo virus che per essere compreso abbisognerebbe di un po’ di senso della terra zarathustriano. Lo stesso fiato corto di fronte all’emergenza lo mostra del resto la riflessione che viene dall’estrema sinistra, apparsa nell’occasione particolarmente imbolsita. Hanno tirato fuori il solito minestrone di Foucault ribollito sul potere che sfrutta le emergenze per restringere i diritti e controllarci meglio, con punte di negazionismo scientifico francamente costernanti, a conferma del fatto che ormai l’estrema sinistra è solo un’estrema destra con le note a pie’ pagina. La verità è che tutti noi dobbiamo ancora cominciare a pensare il coronavirus. Ma in fondo anche questa sembra una frase da bignami heideggerriano, a proposito di luoghi comuni filosofici.

Adriano Scianca

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6 Commenti

  1. Assolutamente ! Che nessuno pensi ipotesi diverse dalla vulgata ufficiale.
    Tutto il giornalismo allineato e coperto, sinistra,centro,destra,tre quarti . A-ttenti !
    Siete stati bravissimi il mondo intero é in preda al panico più cieco ed assoluto….
    adesso la finite o no? quanti mesi ancora vi hanno detto di andare avanti?

  2. Questa volta non sono d’accordo con il bravo Scianca.
    Ci sono indizi e gli indizi vanno studiati bene per vedere se possono sfociare in prove.
    Gli indizi sono in primis di natura scientifico/biologica: io non sono un esperto ma ho sentito da qualche parte parlare dell’esistenza di questo virus presso alcuni animali e della remota possibilità che questo possa mutarsi e attaccare l’uomo compiendo il cosiddetto salto di specie. È possibile? E se è possibile, perché è successo in Cina e non in Brasile per esempio?
    Qualcuno più accreditato di me è chiamato a rispondere.
    In secundis ci sono indizi di natura complottistica se così vogliamo dire. O meglio, di preveggenza: girano sul web estratti di un libro di un autore americano che negli anni ottanta ha parlato di un’epidemia che scoppierà in Cina presso la città di Wuhan nel 2020. Tale autore risponde al nome di Khoontz. Ora converrà con me che azzeccare LUOGO e DATA di partenza di una quasi pandemia non è molto semplice. Penso che se si dovesse calcolare statisticamente la possibilità di azzeccare una previsione del genere, si arriverebbe molto probabilmente a ritenere più facile vincere il primo premio alla lotteria Italia. Do i numeri: 0,000001% va bene o è ancora troppo grande? Ma lasciamo perdere questo evento e soffermiamoci sulle conseguenze non avvenute. Ricordo che poco prima del terremoto in Abruzzo un geologo predisse tale evento: venne perseguito penalmente se non ricordo male. Invece in questo caso il tizio summenzionato se ne sta beato a casetta sua. Troppo pignola la magistratura italiana?
    Infine altre domande si potrebbero fare, ma credo che queste siano sufficienti per smontare l’articolo.

  3. Una cosa e’ certa e sicura…. ABBIAMO FATTO ENTRARE I PEGGIORI POPOLI MAIALI DEL MONDO!!!!!! gRAZIE AI COMUNISTI DI MERDA CHE MUOIANO TUTTI QUANTI ! SANSONE E FILISTEI! LOI MORCCI VOSTRA E ADESSO ANCHE ZINGARETTI CHE HA ACCOLTO TANTI SPORCACCIONI AUGURI!!!!!

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