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Eboli, 9 mar – Maria Falcone, studentessa di venti anni alla Boccioni di Milano ma originaria di Eboli, racconta della sua “fuga” responsabile da Milano, avvenuta seguendo una serie di protocolli che ci auguriamo abbiano seguito anche tutti coloro che si sono lasciati prendere dal panico lasciando la Lombardia quando stava per essere messa in “quarantena” dal Governo.

“In autoquarantena ancor prima di partire”

Intervistata da Il Mattino, Maria spiega perché ha aspettato sabato, giorno dell’annuncio trapelato ai media sull’imposizione della zona rossa a tutta la Lombardia, per tornare a casa: “Due settimane fa, quando l’Università è stata chiusa, ho deciso di restare a Milano. Non erano ancora chiare le dimensioni della diffusione del contagio e mai avrei potuto immaginare che di lì a pochi giorni la situazione avesse assunto un risvolto così drammatico. Inoltre, prima di tornare a casa avevo la necessità di essere certa di non aver contratto il virus per tutelare la mia famiglia. I corsi all’Università sono frequentati da ragazzi di tutto il mondo e ci sono studenti che provengono anche dai paesi individuati, poi, zone rosse, come Lodi e Codogno. Così ho scelto l’autoquarantena».

“Contatti con Asl e Regione Lombardia”

“Considerato il susseguirsi degli avvenimenti che nulla di buono presagivano” spiega la ventenne studente di giurisprudenza “con cancellazione della sessione d’esame, avevo deciso di tornare a casa una volta scaduto il quattordicesimo giorno della quarantena. Con i miei abbiamo pensato che il modo meno rischioso per me e per gli altri fosse tornare in auto”. Poi, il panico generale scatenato dalla notizia del decreto: “La fuga della notizia sul decreto che avrebbe firmato il presidente Conte di lì a breve, ha gettato tutti nel panico”. La famiglia di Maria si mette in contatto con le autorità: “Mio padre ha immediatamente chiamato il numero verde della Regione Lombardia per spiegare che stava entrando in regione per prendermi e portarmi a casa. Non ho dovuto effettuare alcun tampone dal momento che non presentavo sintomi e avevo già osservato la quarantena in via precauzionale. L’idea era quella di ripartire il mattino dopo, ma sempre più insistente era il pericolo di rimanere bloccati a Milano. Così, in tutta fretta, siamo ripartiti. Abbiamo chiamato la polizia municipale di Eboli per lasciare loro il mio nominativo, comunicando il mio ingresso in città. La Asl mi ha detto che, non avendo sintomi, non era necessario effettuare il tampone. Ora devo rimanere in quarantena ad Eboli per altri quattordici giorni”.

“Rientrare sì, ma rispettando le regole”

“Mi sono sentita in trappola. Ho avuto paura di non avere più la possibilità di tornare a casa. Il mio pensiero è subito andato a quanti sono costretti a scappare dal proprio Paese per sopravvivere. Ho sentito forte la paura di trovare qualcuno che fermasse il mio viaggio verso casa. Da questa terribile esperienza è necessario che la nostra comunità tragga un importante insegnamento: la libertà va custodita come la conquista più preziosa“. E ai suoi coetanei nonché conterranei che stanno viaggiando verso il Sud dice: “È doveroso rientrare rispettando le regole”. Adesso Maria è in autoquarantena anche a casa “come facevo a Milano. Guardando dalla finestra quello che accade. Sperando che, finito l’incubo, tutti i sogni tornino al loro posto”.

Ilaria Paoletti

3 Commenti

  1. ….
    spero per lei che abbia ragione,ma
    io non mi sarei preso comunque,la responsabilità di tornare a casa in questa situazione:
    se per caso tramite me il virus arriva nel mio paese e fa fuori
    amici,conoscenti o un mio parente stretto,
    come faccio a trovarmi una giustificazione?

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