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Roma, 6 mag – Il piano vaccini deve recuperare terreno e ultimare il prima possibile l’immunizzazione degli anziani, ecco perché il Comitato tecnico scientifico propone di allungare il tempo tra la prima e la seconda dose. Allo stato attuale tra la prima dose e il richiamo sono fissati 21 giorni per il vaccino Pfizer e 28 per il Moderna. L’indicazione del Cts è di allungare entrambi i richiami a 42 giorni, perché tale maggiore forbice temporale “non inficia l’efficacia della risposta immunitaria”. In tal modo si può garantire una più rapida ed estesa copertura della prima dose agli anziani. Questo perché, al di là degli annunci, il piano è ancora molto in ritardo sulla tabella di marcia. Ora quindi si corre ai ripari per salvare l’estate e il turismo.

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Cts: “Aumentare l’intervallo tra prima e seconda dose, ancora molti soggetti a rischio elevato”

Il parere del Cts rientra nella circolare con la quale ieri il ministero della Salute ha raccomandato di estendere appunto l’intervallo tra le due somministrazioni dei vaccini a Rna messaggero. Questo perché il Cts evidenzia che “rimane una quota significativa di soggetti non vaccinati che, per connotazioni anagrafiche o patologie concomitanti, sono a elevato rischio di sviluppare forme di Covid-19 gravi o fatali“. Insomma, il dato è che nonostante l’accelerazione della campagna vaccinale, l’obiettivo di mettere in sicurezza gli anziani non è stato ancora raggiunto (qui i dati ufficiali aggiornati).

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Meglio la prima dose a più anziani possibili per ridurre i ricoveri in terapia intensiva

Dati alla mano, a causa del ritardo non ancora recuperato non è possibile ridurre la pressione sul sistema ospedaliero in maniera strutturale. In sostanza, se non si vaccinano in fretta – almeno con la prima dose, che garantisce già una copertura sufficiente – tutti i soggetti a rischio, non sarà possibile ridurre drasticamente i ricoveri in terapia intensiva. Ecco perché molto probabilmente nei prossimi giorni, sulla scorta delle indicazioni della circolare del ministero della Salute, le regioni dovranno modificare i sistemi di prenotazione.

Ci sono ancora oltre 3 milioni di anziani da vaccinare

In ogni caso, chi aveva già prenotato la seconda dose la farà comunque nella data prevista. I nuovi appuntamenti invece plausibilmente dovranno tenere conto della circolare. Anche perché i numeri parlano chiaro. Secondo l’aggiornamento fornito dalla direzione Prevenzione del ministero della Salute, guidata da Gianni Rezza, c’è una quota non indifferente di over 70 e 80 ancora non coperta. Stiamo parlando di circa 3,3 milioni di persone su oltre 10,5 milioni tra i 70 e gli 89 anni. In questa platea rientra chi non è stato ancora vaccinato ma si è prenotato. Ma anche i diffidenti. Soprattutto quelli che non vogliono farsi l’AstraZeneca di cui ci sarebbero ancora nei frigoriferi circa due milioni di fiale rispetto alle 6,6 milioni consegnate, con punte del 40% di rifiuti in Campania e Sicilia. Ancora, i domiciliati non raggiungibili, le persone non coinvolte dai medici di base e i no vax.

Possibile riapertura delle prenotazioni anche per il personale scolastico

Altra considerazione fatta dal Cts, sarebbe conveniente riaprire le prenotazioni anche per il personale scolastico. Ora che la tabella di marcia delle consegne procede secondo la tabella di marcia e che in questi giorni sono arrivate 2,1 milioni di dosi Pfizer e altre 360mila di Moderna si potrebbe annullare l’ordinanza del 9 aprile del commissario straordinario per l’emergenza Covid Francesco Figliuolo. Provvedimento che aveva fissato paletti più stringenti assegnando la priorità ai fragili e agli over 60. Tutto dipende però da quante dosi saranno disponibili nei prossimi giorni.

Il nodo AstraZeneca (che non tutti vogliono): in arrivo 7 milioni di dosi entro giugno

Ieri nell’incontro con le regioni il commissario ha spiegato il cambio di passo necessario per mantenere inalterata l’attuale velocità (raggiunta comunque in ritardo) delle 500mila vaccinazioni al giorno. Quel che è certo è che serve una campagna di comunicazione sul Vaxzevria (il nuovo nome dell’AstraZeneca), perché sono in arrivo sette milioni di fiale entro giugno, di cui un milione e mezzo circa verrà impiegata per i richiami del personale scolastico e militare. In tal senso, fa fede l’esempio di Puglia e Basilicata, dove il tasso di utilizzo del farmaco è più alto della media con il sistema della vaccinazione a sportello. In tal modo si ottiene la somministrazione su base volontaria, soprattutto per la fascia under 60, utilizzando nel fine settimana le fiale rimaste nei frigoriferi.

A breve la possibilità di estendere l’AstraZeneca anche agli under 60

Se poi, come pare sarà, verrà meno la limitazione del Vaxzevria ai soli over 60 e sarà esteso a tutta la popolazione, non ci sarà più il rischio del paradosso di ritrovarsi con milioni di fiale sul groppone e milioni di persone ancora da vaccinare. Anche perché, dati alla mano, proprio a causa dello scarso utilizzo del vaccino AstraZeneca e di quello Johnson & Johnson c’è il rischio che la media di vaccinazioni giornaliere torni sotto le 500mila. E qui torniamo alla questione della scarsa fiducia verso i vaccini associati a eventi trombotici. Serve dunque una campagna di comunicazione che convinca gli scettici a farsi fare i vaccini “incriminati”, perché affidandosi alle sole scorte di Pfizer sarà impossibile mantenere il ritmo faticosamente raggiunto. Per non parlare del fatto che Figliuolo deve salvare l’estate e il turismo. E per farlo deve iniziare a programmare le vaccinazioni anche per gli under 50.

Adolfo Spezzaferro

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