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Roma, 6 mag – In seguito al caos mediatico generato dalla nostra inchiesta che ha portato al “congedo ordinario” e all’apertura di “un’istruttoria interna per valutare l’opportunità per un eventuale provvedimento” da parte dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona Borgo Roma, abbiamo intervistato l’autrice dei post sconcertanti pubblicati su Twitter, la dottoressa di Verona Giorgia Franchina. Durante la prima parte dell’intervista era presente l’avvocato del medico che ha evidenziato un importante aspetto: l’Azienda ospedaliera aveva proposto almeno 30 giorni di congedo, mentre la sua assistita ha acconsentito a rimanere in congedo per 14 giorni.

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Lei dottoressa ha ammesso di essere l’autrice di quei post su Twitter, aggiungendo però di non aver fatto quanto dichiarato, quindi di non aver ustionato volontariamente un paziente e di non aver distribuito morfina ai tossicodipendenti in pronto soccorso. Pertanto, perché lo ha fatto?

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Sono stata imprudente e forse volevo solo un po’ di attenzioni. Però vi garantisco che ho scritto soltanto delle boutade stupide, mi sono inventata tutto e nulla corrispondeva al vero. Non ho mai discriminato i pazienti in base al loro orientamento politico. Ho sempre agito in reparto in modo corretto. Non ho mai nuociuto a nessuno paziente. Per quanto riguarda la morfina, in ospedale ci sono procedure controllate per scaricare i farmaci. Quindi non avrei potuto farlo.

Dopo la vicenda dei suoi post su Twitter del 2015 che aveva comportato il provvedimento di sospensione e un connesso iter giudiziario risolto con un proscioglimento, perché ha continuato ad utilizzare i social network?

Pensavo che, scrivendo dei post su Twitter in cui parlavo del mio percorso e della mia guarigione, potevo essere un esempio per le persone che stavano affrontando malattie simili. Su Twitter avevo instaurato anche in rapporto di fiducia con diverse persone che mi hanno interpellato in merito a problematiche mediche. Io ho cercato di dare un mio contributo e le persone mi ringraziano ancora. Purtroppo, ogni tanto non ho riflettuto su ciò che stavo scrivendo.

Abbiamo letto nei suoi tweet che è stata ricoverata in clinica psichiatrica e che ancora oggi è sottoposta ad un percorso terapeutico. Ci può spiegare meglio?

Io sono stata ricoverata per cento giorni in una clinica di riabilitazione per l’anoressia. Al momento, non sto prendendo psicofarmaci. In clinica sono entrata volontariamente anche per togliermi questa dipendenza. Ora ne sono uscita. Continuo, comunque, a seguire un percorso di colloqui in psicologia medica presso l’ospedale. Ancora prima del ricovero in clinica, sono stata io a dire all’Azienda che stavo male e, per questo, sono stati presi dei provvedimenti per tutelarmi, per tutelare l’ospedale e i pazienti. Pertanto, sono stata demansionata e non ero più a contatto con i pazienti. Facevo dei lavori di tipo segretariale. Ammetto io stessa che all’epoca non ero in grado di trattare con i pazienti. Parliamo del 2018 e del 2019. Quindi non sono mai stata in reparto a contatto con i pazienti durante il periodo in cui stavo male. Sono stata reintegrata solo al termine del percorso terapeutico e dopo diversi esami, test neurologici e colloqui. Non ho mai fatto del male a nessuno, solo a me stessa. Ripeto che quando non sono stata bene ed ero imbottita di farmaci non avevo alcun contatto con i pazienti e che non sono mai stata richiamata dall’Azienda ospedaliera per fatti che riguardavano la mia attività professionale, solo per le vicende relative a Twitter.

Lei può affermare che alla data del suo reintegro in ospedale, avvenuto nel dicembre del 2020, era pronta per tornare in servizio?

Sì, ero assolutamente pronta per tornare in reparto. Dal momento del mio reintegro, mi sono sempre comportata secondo scienza e coscienza. Non ho ricevuto nessun richiamo dall’Azienda ospedaliera.

Dottoressa, ora si è pentita di aver scritto quei tweet?

Di quello che ho scritto non sono pentita per quanto riguarda la parte letteraria, perché erano delle iperboli, delle invenzioni letterarie. Mi pento solo di averli scritti per quello che poi si è generato. Quei tweet sono stati equivocati. Non avrei mai fatto quanto ho scritto. Mi dispiace sinceramente che quanto ho scritto sia stato travisato.

Dottoressa, in tutta onestà, dopo i suoi tweet un paziente si può sentire tranquillo nel momento in cui trova lei come medico in pronto soccorso?

Non deve avere alcun timore. Ho sempre agito per il meglio, senza fare discriminazioni. Il paziente deve essere contento, soprattutto perché so come si sta dall’altra parte. Il fatto di identificarmi con il paziente è un valore aggiunto per la mia professione.

Francesca Totolo

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2 Commenti

  1. se l’ospedale tiene al nome dovrebbe aprire un procedimento giudiziaro a carico del medico ed accertare che gli episodi dell’uomo ustionato con le placche e dei tossicodipendenti siano davvero fatti inventati, andando ad intervistare colleghi della suddetta che potessero essere presenti. Una cosa è certa: non metterò mai piede in quel PS, neanche per sbaglio.

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