Torino, 31 ott — Picchiata, strangolata e stuprata da un immigrato di origini africane che si era introdotto nel dormitorio universitario del Politecnico torinese: è l’inferno subito da una studentessa ospite della residenza universitario Borsellino che ha scosso l’intera comunità del campus del capoluogo piemontese. Per i fatti agghiaccianti accaduti nella notte tra il 29 e il 30 ottobre occorrerà accertare le responsabilità e spiegare come sia stato possibile che un estraneo sia riuscito ad introdursi liberamente nella struttura e stuprare una ragazza inerme.

Picchiata, stuprata e strangolata da un africano: l’incubo di una studentessa

«Non lo conoscevo. Mi ha bussato alla porta ed ho aperto. Avrà avuto circa 25 anni, di origine africana», questa la testimonianza della studentessa stuprata, attualmente ricoverata in ospedale ancora in stato di choc. Da ieri gli investigatori sono al lavoro per identificare l’aggressore dopo aver acquisito le immagini delle videocamere di sorveglianza presenti all’interno del residence. Impresa che si sta rivelando più difficile del previsto a causa della scarsa definizione del video. Il racconto della giovane vittima mette i brividi. «Come è entrato mi ha colpita, picchiandomi in testa», ha spiegato ai soccorritori intervenuti sul posto insieme alle forze dell’ordine. «Mi ha violentata, picchiata e ha cercato di strangolarmi». Poi per evitare che lei chiamasse la polizia, le ha fracassato il cellulare.

Come è stato possibile?

Ora ci si chiede come sia stato possibile, per lo stupratore, riuscire ad introdursi in una struttura con una portineria presidiata 24 ore su 24. La risposta, forse, è da ricercare negli innumerevoli «secondi ingressi» non controllati: porte di servizio, garage e barriere facili da scavalcare. Punti di accesso nascosti che hanno probabilmente consentito all’immigrato di raggiungere facilmente la residenza della studentessa stuprata. Stando alle prime ricostruzioni l’extracomunitario avrebbe vagato per almeno un’ora all’interno del campus, bussando a numerose camere prima che la malcapitata gli aprisse. Il dettaglio del ponte dei Morti ha consentito all’uomo di girare indisturbato, data la scarsa presenza degli studenti che per l’occasione erano tornati dalle famiglie o partecipavano a feste universitarie. «Al nono piano non c’era nessun altro al di fuori di quella ragazza», ha raccontato uno studente.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Ripristinare anzi tutto pubblico ludibrio e pubblica gogna (sotto controllo sanitario s’ intende), anche come esempio per altri potenziali emuli, poi campi di lavoro alla grande (da crollare tutte le sere in branda, come purtroppo accade ancora a tanti cristiani!).
    Le tante energie dimostrate, altrimenti disperse ancora nel crimine, vanno consumate, spremute, indirizzandole verso usi migliorativi e appaganti, quindi non solo in senso risarcitorio…
    I Nordio, in questi casi, possono stare come tutti simpaticamente in pizzeria.

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