Roma, 13 dic – Secondo la Comunità episcopale italiana (Cei) l’Italia al momento avrebbe accolto all’interno del proprio territorio una media di immigrati, in rapporto alla popolazione, inferiore rispetto al resto d’Europa, sottolineando nell’annuale rapporto Migrantes come il nostro paese alla fine del 2021 abbia accolto solamente 145mila cosiddetti rifugiati, mentre Francia e Germania abbiano superato il milione. Da queste considerazioni la Cei evince l’inesistenza di qualunque allarme sicurezza dettato dall’immigrazione incontrollata, anzi spronando il governo italiano ad incrementare la politica d’accoglienza, senza pensare alle condizioni reali e materiali che questo fenomeno di massa provoca sul territorio.

I dati del rapporto Migrante sull’impennata dell’immigrazione

Nel mondo l’immigrazione di massa ha subito un’impennata senza precedenti negli ultimi dieci anni, diventando una seria problematica da considerare: la condizione di rifugiato appartiene oggi a più di 103 milioni di persone, più del doppio rispetto lo scorso decennio. Il tema degli sbarchi è tornato durante quest’anno agli onori di cronaca, il 2022 sta registrando, per quanto riguarda l’Italia, il numero di immigrati più alto registrato dal 2016, con la possibilità di toccare i 100mila arrivi. Una situazione che è ormai sfuggita di mano, trasformandosi in una vera e propria crisi, tenendo conto anche della stima di stranieri morti e dispersi nel Mediterraneo a fine ottobre, la quale si attesta intorno alle 1800 unità.

Immigrazione al servizio del capitalismo

Il fatto più delirante si trova nelle conclusioni finali del rapporto Migrantes, il quale sottolinea in modo negativo come l’Europa non abbia ancora abbandonato del tutto la difesa dei propri confini, delineando anche per l’Italia una condizione di multietnicità sul modello francese, che ogni giorno ci mostra le sue contraddizioni e problematicità. Il dato incontrovertibile dell’aumento esponenziale dell’immigrazione mostra come le dinamiche economiche neoliberiste dominanti favoriscano questo fenomeno di mobilità, funzionale al processo produttivo capitalista.

Andrea Grieco

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2 Commenti

  1. Forse quei proni rimbambiti della Cei non sanno che fondamentalmente i foresti devono e vogliono inserirsi dove ci sono altri foresti come loro ingrandendo comunità perlopiù chiuse. Quindi dove già in partenza ci sono più foresti (in quantità e “qualità),… arriveranno più foresti. E non c’è Italia o Cei, da soli, che lo possano evitare, salvo costrizioni antidemocratiche. Il sistema fa acqua da tutte le parti e non solo in mare.

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