Roma, 5 mar – Da un lato le Ong e la loro attività di supporto ai trafficanti di esseri umani. Dall’altro gli irregolari già in Italia, centinaia di migliaia di persone giunte fin qui ma la cui domanda, nella stragrande maggioranza – per non dire quasi la totalità – dei casi è stata rigettata. Facendoli diventare clandestini a tutti gli effetti. Se la prima è stata, meritoriamente, bloccata, sulla seconda questione siamo invece ancora in alto mare.

Indubbiamente meno mediatico rispetto alle navi “umanitarie”, il tema dei rimpatri non può però dirsi secondario. Anzi, è centrale viste i numerosi episodi che vedono gli immigrati irregolari protagonisti. La carne viva del degrado di molte città. Tanto più nello schema comunicativo salviniano che si fa forte di parole d’ordine fra cui il celebre “la pacchia è finita”. Ma è davvero così?

La promessa: “Mezzo milione di rimpatri”


I numeri sembrano raccontare una storia non in linea con la narrazione del ministro degli Interni. Il quale, non più tardi di gennaio 2018, tuonava: “Ci sono mezzo milione di irregolari in Italia. Con le dovute maniere vanno allontanati tutti“. Meno di due mesi dopo le elezioni premiavano la Lega, che nonostante il cambio di coalizione riusciva però a mantenere la barra dritta sul tema. “Ad oggi sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro territorio e, pertanto, una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta indifferibile e prioritaria”, si legge infatti nel contratto di governo. E le misure non sono tardate ad arrivare: fondi spostati dall’accoglienza alla voce “rimpatri”, finanziamenti Ue dirottati allo scopo, avvio delle procedure di rientro volontario, progetti per il reinserimento lavorativo degli immigrati in patria.

Salvini peggio di Minniti sui rimpatri

Ebbene, com’è andata? I numeri del Viminale ci offrono il quadro della situazione. E così, se gli sbarchi sono letteralmente crollati rispetto al passato, altrettanto buone notizie non possiamo però trovare in merito ai rimpatri.

Nel 2018 sono stati circa 5000, 1500 in meno rispetto al 2017. Va detto che Salvini ha preso posto al ministero dell’Interno solo da giugno, quindi una parte del calo potrebbe essere imputato al predecessore Minniti. Riducendo allora l’arco temporale al solo mandato del segretario leghista la situazione non migliora: “Nei primi sei mesi da ministro dell’Interno (giugno-dicembre 2018) ha rimpatriato 3.851 irregolari. Nello stesso periodo di tempo, l’anno prima, l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti aveva eseguito 3.968 rimpatri”, spiega Milena Gaballi sul Corriere della Sera. E il 2019 non sembra essere partito meglio: parliamo in media di 18 rimpatri al giorno. Andando avanti di questo passo, per completare l’opera servirebbero più di 70 anni.

Nicola Mattei

Commenti

commenti

3 Commenti

  1. Non so a chi possa giovare un articolo simile che neppure commento……… posso solo aggiungere che , per un ministro che ha dovuto subire una ripugnante e vigliacca indagine da una magistratura politicizzata sinistrorsa, ci dovrebbe essere un maggior rispetto e cautela prima di sparare sentenze a random…….. Il salvini ha fermato una ignobile invasione razziale
    ………. qualcuno pensa che sia facile rispedire fecciaglia negroide mafiosa e tribale nei loro paesi di origine, specialmente in caso di terroristi ,integralisti , islamici………….si faccia l’elenco dei traditori anti-italiani che ci hanno regalato questo cesso di paese,una latrina africana spacciatrice e nauseabonda……Citare, inoltre,lo pseudo quotidiano “democratico ” chiamato corriere è come usare l’acqua calda per curare la febbre tifoide.

  2. in altri paesi dove la legge è LEGGE e per entrare devi avere le carte in regola, indipendentemente dal colore della pelle, lingua, credo (no islamici )mentre in ITALGIA, tutto questo è vietatop di magistrati rossi e compagni di merende, dove sulla pelle dei clandestini ci mangiano a sbaffo e non solo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here