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Trump e Infantino: oltre l’ultimo Mondiale dell’umanità

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 9 lug – Quando un mesetto fa vi abbiamo raccontato delle prime storture legate all’ultimo Mondiale dell’umanità, siamo stati – a conti fatti, ovvero ad ottavi di finale già disputati – fin troppo profetici.

Le surreali parole di Donald Trump

“Ho visto la partita, e capisco davvero bene lo sport. Quello non era un fallo. Non era nemmeno un’infrazione. Erano due ragazzi che correvano a tutta velocità e che sono capitati a sbattere l’uno contro l’altro. Non puoi prendere il tuo piede e posizionarlo correttamente sul piede di qualcun altro. Questo arbitro è un po’ sospetto. Se controlli il suo passato, non voglio dirlo perché non mi piace creare controversie, ma è molto sospetto. Ha preso una decisione a cui nessuno poteva credere, persino i tifosi avversari. Dicono che non sono autorizzati a rivederlo al Var perché è così diverso, perché prenderai un frame e vedrai che una mano tocca un collo o vedrai qualcosa.

Mentre quando lo vedi in movimento veloce, sembrerà che i due si siano toccati, che è esattamente quello che è successo. Si sono un po’ agganciati. Balogun non ha fatto niente di sbagliato, è il nostro miglior giocatore o uno dei nostri migliori giocatori. E l’arbitro gli ha dato un cartellino rosso. Non sapevo cosa significasse, non pensavo significasse molto. Poi ho iniziato a sentire che non può giocare nella prossima partita. Quando prendono il tuo miglior giocatore e dicono che non può giocare è molto ingiusto. Un conto è penalizzare qualcuno per la partita, ma come fai a penalizzare per una partita che non è ancora stata giocata? È molto ingiusto. Quindi, sì, ho chiesto una revisione alla Fifa. Ho parlato con un uomo molto rispettato, per cui il livello di rispetto è aumentato di dieci volte”.

L’uomo molto rispettato è Gianni Infantino e questa surreale dichiarazione non proviene da un promo di qualche wrestler. Ma è stata rilasciata niente meno che da Donald Trump durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. L’uomo più potente al mondo si è scomodato per far togliere la squalifica al giocatore statunitense Folarin Balogun (manco stessimo parlando di Diego Armando Maradona poi…) in seguito ad un’espulsione e l’irreprensibile numero uno della Fifa ovviamente lo ha immediatamente accontentato.

Oltre la linea rossa

Su Trump si può dire tutto il male del mondo, ma un fatto gli va riconosciuto: non fa nulla che non sia alla luce del sole. Da anni ormai la Fifa è un’organizzazione che definire losca è dir poco (basti vedere la protezione della quale gode la sua marionetta Lionel Messi, senza nulla togliere al fenomenale campione che è, sia chiaro). Ma tutto viene svolto sotto traccia, in quel sotto bosco che si cerca di non fare mai troppo emergere.

E poi invece arriva The Donald e spariglia le carte. Non sa cosa sia un cartellino rosso, ma diamine: va immediatamente levata la squalifica! Un qualcosa di inaudito che supera quella linea rossa che ancora non era stata mai valicata. Tanto da far smuovere persino la Uefa e l’ex Presidente della Fifa Sepp Blatter, che al confronto di Infantino pare il Mahatma Gandhi.

Mondiale, lo scherzetto americano del Belgio

Ma, poiché il calcio persino in questo Mondiale post-umano è sempre il più bel gioco del mondo, ci si mette di traverso il Belgio. Che non sarà più quello di Tintin, ma una tradizione calcistica rispettabile ce l’ha eccome. Tutta la farsa è servita solamente a caricarli a pallettoni per la partita ed in campo si sono divorati gli americani manco fossero un Big Mac. 4-1 finale e, per una volta, giustizia è fatta. Con tanto di giocatori belgi che, in campo e negli spogliatoi, si fanno beffe di Trump ed Infantino.

Certo, stiamo pur sempre parlando di una magra soddisfazione in un Mondiale del quale veramente c’è poco da salvare. Pellicole come Blade Runner ben rappresenterebbero questo Mondiale. E poi sarà che non c’è l’Italia, sarà il pubblico plastificato sugli spalti, ma solo le gare in Messico ci hanno regalato qualche emozione nel cercare di scorgere quante più maschere da luchadores sugli spalti: un salto nella tradizione profonda del paese tra passato e futuro.

E poi siamo ancora più malinconici, perché esattamente vent’anni fa diventavamo campioni del mondo a Berlino. Ma per questo viaggio nel passato vi diamo appuntamento alla prossima settimana.

Roberto Johnny Bresso

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