Roma, 20 set — Massacrati da una spedizione punitiva formata da 25 rom confluiti in massa all’ospedale San Camillo per «farla pagare a una coppia di italiani, «rei» di aver ripreso uno dei nomadi rimasto leggermente ferito in seguito a una colluttazione. E’ accaduto ieri tra la zona di San Paolo e il pronto soccorso ubicato in zona Gianicolense. Così, mentre una parte del gruppo attendeva al varco la donna per pestarla fuori dalla struttura, altri nomadi entravano nell’ospedale aggredendo brutalmente l’uomo, che ha riportato fratture al volto e alle costole. Lo riferisce RomaToday.

Una lite per il contatore

Tutto è iniziato in mattinata, quando la coppia ha sorpreso un ragazzo, un rom censito come abitante del campo nomadi di via Savini, a trafficare con i contatori elettrici aperti, senza averne autorizzazione. I due gli avrebbero quindi intimato di fermarsi e alla reazione violenta del nomade ne sarebbe nata una colluttazione, rendendo così necessario l’intervento dei carabinieri — chiamati dagli abitanti del quartiere — e una successiva tappa al pronto soccorso.

La spedizione punitiva dei 25 rom

I carabinieri hanno accompagnato la coppia al San Camillo per la medicazione di leggere contusioni. La prima carica della spedizione punitiva è arrivata intorno alle 13:30, con i 25 rom che tentano, senza risultati, di fare irruzione nella struttura. Dopo due ore di attesa la donna verrà dimessa, ritrovandosi accerchiata da parte del gruppo: verrà picchiata alla testa e trascinata brutalmente per i capelli, riportando ferite guaribili in sette giorni, mentre una piccola parte del branco entrerà al pronto soccorso avventandosi sul ragazzo. Riceverà una prognosi di 30 giorni per le ferite e le fratture riportate. Per il rom avvistato a trafficare con il contatore elettrico, i giorni di prognosi sono 5 a causa di un lieve trauma cranico. Sul fatto indagano ora gli investigatori dell’Arma.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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