Roma, 20 set – Adesso che il conflitto sull’altipiano del Caucaso si sta esaurendo, dopo l’ennesima aggressione azera nelle zone di confine tra Armenia e Azerbaigian, i due stati si ritrovano a fare la conta dei morti e dei danni. L’Azerbaigian ha consegnato i corpi di 95 militari armeni uccisi a seguito dell’ultimo attacco all’Armenia. Il portavoce del ministero della Difesa armeno, Aram Torosyan, ha dichiarato che questi 95 cadaveri sono tra i 207 che sono dispersi a seguito dell’ultimo attacco azero. Il 17 settembre scorso, l’esercito di Baku aveva consegnato a Erevan i corpi di altri 32 soldati armeni.

Sui social azeri le foto di soldati e civili armeni, uccisi o torturati

Ma la restituzione delle salme dei soldati cristiani di Erevan, giunge in un clima di profonda rabbia dovuta, oltre che all’aggressione azera, alla vergognosa propaganda anti-armena che da giorni imperversa sul social network Telegram. Decine di meme raffiguranti i corpi torturati e mutilati di soldati e civili armeni sono stati divulgati tramite chatbot sui canali social media azeri di Telegram. L’ex difensore civico Arman Tatoyan, ha dichiarato che tali immagini sono state lanciate sulla piattaforma web il ​​14 settembre 2022 – esattamente un giorno dopo che l’Azerbaigian ha lanciato il suo attacco all’Armenia.

I meme con i cadaveri armeni sui canali Telegram azeri

“Abbiamo classificato 119 immagini che hanno avuto più di 20.000 download in 5 giorni”, ha detto Tatoyan. “Grazie agli sforzi di un esperto che ci ha supportato, Telegram ha bloccato questo download, ma è ovvio che le piattaforme azere stanno utilizzando questo nuovo strumento per terrorizzare e deridere la società armena“. Tatoyan ha poi ricordato che la stessa prassi, con la pubblicazione in rete delle foto delle atrocità commesse dalle truppe azere contro gli armeni, è stata utilizzata anche durante la guerra del novembre 2020 per il Nagorno Karabakh. “Questo atto criminale – conclude il difensore civico di Erevan – è l’ennesima prova che l’armenofobia, sanzionata dallo stato in Azerbaigian da anni, ha profonde radici nella società azera e gli appelli pacifici del governo di Baku sono semplicemente fumo negli occhi della comunità internazionale per coprire le loro reali intenzioni”.

Il Nagorno Karabakh ancora al centro della contesa

Al centro dei motivi scatenanti dello scontro bellico tra Armenia e Azerbaigian, ancora una volta troviamo la contesa della regione armena del Nagorno Karabakh, geograficamente e militarmente circondata dagli azeri. “L’intera regione dell’Artsakh vuole la pace e la stabilità ma, viste le minacce dell’Azerbaigian, abbiamo il diritto e siamo obbligati a ripensare su nuove opportunità di autodifesa”. Ad affermarlo in un discorso alla nazione, è stato niente meno che il presidente dell’Artsakh, Arayik Harutyunyan, sottolineando che il sistema di protezione civile della regione sarà rafforzato. “I problemi esistenti non solo nelle relazioni Artsakh-Azerbaigian, ma anche tra Armenia e Azerbaigian, devono essere risolti attraverso negoziati. L’Azerbaigian deve essere un onesto sostenitore di questo approccio, dimostrando impegno a rispettare gli interessi e i diritti di tutte le parti e i principi di escluderne l’uso di forza”

“L’Artsakh non cede e rimarrà armeno”

Il presidente Harutyunyan ha infine affermato che occorre compiere il massimo sforzo per garantire la sicurezza a lungo termine nella regione, che consentirà di mantenere l’Artsak armeno e avviare una fase di crescita demografica sostenibile. “Qualunque difficoltà e rischi per la sicurezza emergano, tuttavia l’unica strada per mantenere l’Artsakh armeno è nascere e vivere in Artsakh. Oltre alle garanzie e agli sforzi internazionali e statali, ogni persona che vive in Artsakh deve essere pronta ad assumersi la propria quota di rischio e la responsabilità della sacra missione di mantenere Artsakh armeno. Migliaia di nostri fratelli e sorelle hanno offerto il sacrificio estremo per questo obiettivo“. “In questo contesto – conclude il presidente della repubblica armena assediata – vorrei dire che la mia famiglia ha sempre vissuto e continuerà a vivere in Artsakh. Posso garantire la sicurezza di ogni famiglia che vive ad Artsakh tanto quanto sono in grado di garantire la sicurezza della mia stessa famiglia”.

La forza del popolo armeno

Uomini, politici e amor di patria di tutt’altro spessore rispetto al nulla artificiale di casa nostra. Una nazione martire e da sempre in guerra come l’Armenia, non disposta a piegare la testa sotto il peso dell’artiglieria azera, ancora una volta dimostra a questo mondo globalizzato che più non riconosce patrie e confini, che un altro stile di vita è ancora possibile. Forse più antico. Forse più rischioso. Forse diversamente cristiano rispetto all’eresie vaticane. Ma, quello armeno, ancora oggi è sicuramente un modello di vita vero, solare e colmo di una forza che i popoli occidentali stanno via via perdendo.

Andrea Bonazza

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