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Roma, 16 set – Il governo ha deciso: green pass obbligatorio per lavorare (Italia unica nella Ue), chi non ce l’ha rischia fino a 1.000 euro di multa e dopo cinque giorni senza, scatta la sospensione dal lavoro e dallo stipendio. E’ la stretta finale per costringere chi non l’ha ancora fatto a vaccinarsi. L’obbligo per tutti i lavoratori, del pubblico e del privato, sarà contenuto in un decreto unico che sarà varato dal Consiglio dei ministri di oggi pomeriggio. E nonostante la richiesta di Lega e sindacati garantire tamponi gratis, il premier Mario Draghi tira dritto: i tamponi devono restare a carico di chi non si vuole vaccinare. Vediamo di capire come funzionerà l’obbligo, che entrerà in vigore il 15 ottobre per 18 milioni di lavoratori.



Italia primo Paese Ue a imporre l’obbligo del green pass per andare a lavoro

L‘Italia sarà il primo Paese della Ue a imporre l’obbligo del green pass per poter andare a lavoro. I controlli saranno rigidi e le multe salate. E dopo il quinto giorno senza certificazione verde scatterà la sospensione dal lavoro e dallo stipendio. Questo (almeno) fino alla fine dello stato di emergenza sanitaria, che scade il 31 dicembre. Per ottenere il green pass ci sono tre opzioni: essere guariti dal Covid-19, avere un tampone negativo nelle ultime 48 ore, essere vaccinati. Va da sé che il governo con questa ulteriore stretta – visto che i tamponi si pagano e il vaccino è gratis – vuole imprimere una accelerata alla campagna vaccinale. Ai sindacati che ieri chiedevano i tamponi gratis, il premier Draghi ha risposto che non esiste, perché disincentiverebbero i vaccini. E a chi, come il leader della Cgil Landini, gli chiedeva perché non imporre direttamente l’obbligo vaccinale ha risposto che tale obbligo sarebbe difficile da applicare. Mentre invece i controlli del green pass funzionano, eccome. Il meccanismo dei controlli per i lavoratori infatti sarà lo stesso di quello già in vigore per il personale scolastico.

Ecco come sarà controllato il green pass all’ingresso

All’ingresso degli uffici e delle aziende i dipendenti dovranno esibire la certificazione verde e il responsabile delle verifiche sarà un capo ufficio o un capo reparto (i medici aziendali hanno detto che non spetta a loro). Figura che dovrà essere individuata dai vertici aziendali sulla falsa riga di come funziona nelle scuole e nelle università. Dove appunto il dirigente incaricato si accerta che i docenti e i dipendenti siano “in possesso della certificazione”. Il controllo agli ingressi servirà anche a verificare che l’identità del lavoratore corrisponda effettivamente a quella annotata sulla certificazione verde. Previste ulteriori verifiche dell’autenticità del green pass, anche richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine. In caso di certificazioni false scatterà la denuncia.

Le multe e la sospensione dal lavoro e dallo stipendio

Sul fronte delle sanzioni, i dipendenti pubblici senza green pass rischiano le stesse multe previste per il personale scolastico. E per i lavoratori del privato? Sarà uguale. “Non ci è stato detto che ci saranno contrattazioni per settore”, hanno chiarito ieri i sindacati dopo il vertice a Palazzo Chigi. In ogni caso, non si arriverà mai al licenziamento del lavoratore. Come funzionerà, dunque? Al momento dell’ingresso chi non ha il green pass non potrà essere ammesso all’interno delle aziende o degli uffici e viene considerato assente ingiustificato. La violazione dell’obbligo di avere il certificato è punita con una multa che oscilla tra i 400 e i 1.000 euro e può essere aumentata in caso di contraffazione della certificazione. In questo caso, inoltre, come abbiamo detto può scattare la denuncia.

Dopo cinque giorni di assenza ingiustificata “il rapporto di lavoro è sospeso e non sono dovuti retribuzione e altri compensi o emolumenti”. Per tornare a lavoro è necessario esibire un green pass valido. La sospensione del rapporto di lavoro non è qualificabile come sanzione disciplinare.

L’unica alternativa (dove è possibile) è lo smart working

Esiste un solo modo dunque per lavorare senza green pass: lo smart working. Come è noto, il ministro della Pa Renato Brunetta al contrario vuole che i dipendenti pubblici tornino tutti in ufficio a lavorare in presenza. Ecco perché l’esponente di Forza Italia è tra i più convinti sostenitori dell’obbligo del green pass. Tuttavia nel settore privato, dove previsto ci saranno certamente lavoratori che sfrutteranno la possibilità di lavorare da casa. Tutto questo fino al 31 dicembre. Poi si vedrà.

Tamponi ogni 48 ore? Roba da ricchi…

Infine, per chi intendesse fare il tampone ogni 48 ore per ottenere il green pass senza vaccinarsi – che è proprio quello che il governo vuole evitare che succeda – si parla di costi importanti. In media alcune centinaia di euro al mese. Va da sé dunque che la scelta del tampone sarà proporzionale all’entità della busta paga. In sostanza, chi ha uno stipendio modesto alla fine si vedrà costretto a vaccinarsi.

Adolfo Spezzaferro



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