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Roma, 10 gen – Più di 2 miliardi stanziati per aiutare le regioni che avevano subito gravissimi danni, ma dopo tre anni e mezzo dal tremendo sisma che colpì il Centro Italia sono stati spesi appena 49 milioni. Che la ricostruzione procedesse a rilento era cosa purtroppo nota, ma questi numeri sono davvero impietosi e fotografano uno stallo decisamente vergognoso. Nell’agosto 2016, il terremoto di magnitudo 6 con epicentro ad Accumuli, mise in ginocchio diverse aree di Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche. Eppure, con tutta evidenza, nonostante i soliti buoni propositi e i doverosi soldi stanziati per la ricostruzione, la situazione è tuttora piuttosto drammatica.



15 progetti realizzati su 3mila

Come ricostruito da Il Tempo, ciò è dovuto a una serie di fattori: dalla quantità di macerie da rimuovere (oltre 2 milioni e mezzo di tonnellate), alla lentezza degli enti locali. Il quotidiano romano ha spiegato anche la ripartizione dei soldi stanziati: 300 milioni per le scuole, 40 milioni per le chiese, 197 milioni per 277 progetti di edilizia pubblica, 100 milioni contro i dissesti idrogeologici. A queste cifre si devono poi aggiungere i soldi arrivati attraverso gli sms solidali: 33 milioni, in seguito destinati a 95 interventi. E poi: 199 milioni per 207 opere pubbliche, 891 milioni per 631 cantieri e quasi 400 milioni per il recupero dei beni culturali. Calcolatrice alla mano, si tratterebbe di circa 3mila interventi da affrontare con un bilancio a disposizione di oltre 2 miliardi di euro.

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Ma quanti sono gli interventi effettivamente realizzati? Soltanto una quindicina, quasi tutti relativi a edifici scolastici. Per l’esattezza: undici progetti sono stati ultimati, quattro sono quasi terminati, uno è ancora in fase di avvio e tre hanno subito rallentamenti. C’è insomma ancora una montagna da scalare per la ricostruzione, ma se dopo tre anni e mezzo siamo ancora fermi a questo punto…

Eugenio Palazzini

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