Roma, 3 nov — Mentre imperversano le polemiche sul decreto anti-rave e la sinistra si straccia le vesti per i «bravi ragazzi» del rave di Modena (15mila euro di danni che il proprietario del fondo invaso dalle tribe, per ora, dovrà pagare di tasca propria) a Valentano Piero Camilli (proprietario dei terreni invasi per il famoso e disastroso rave di Ferragosto 2021) aspetta ancora l’arrivo dei famosi «rimborsi» promessi dalla Lamorgese per i danni provocati dai raver.

Lo scempio del rave di Valentano

Ricordiamo brevemente cosa accadde nell’estate del 2021: diecimila persone provenienti da tutta Europa si diedero appuntamento invadendo il terreno di proprietà di Camilli. Lo scempio durò per 5 giorni, senza che il ministero dell’Interno alzasse un dito. Un’invasione programmata grazie al passaparola su Telegram — e di cui il Viminale era stato messo al corrente prima dell’inizio della festa — all’interno di un fondo agricolo chiaramente non attrezzato per un evento di tale portata. Per cinque giorni e cinque notti all’insegna della musica techno e del consumo di droghe, i raver avevano occupato una zona di grande valore naturalistico (siamo nella Tuscia) lasciando — oltre a a un morto, due stupri e numerosi coma etilici — un’area degradata e cosparsa di rifiuti. Una volta levate le ancore è iniziata la conta dei danni.

La conta dei danni

Furti di gasolio, strutture devastate, decine di pecore ammazzate dai cani, il fuggi fuggi dei turisti dagli agriturismi adiacenti, 35mila euro spesi solo per la rimozione dei rifiuti (altro che «i raver puliscono prima di andarsene»). Oggi, intervistato dalla Verità, Camilli esprime il proprio sostegno per la tanto discussa norma anti-rave emanata dal governo Meloni. «Ho chiesto 300.000 euro di danni al Viminale per quella porcheria che mi ha devastato la tenuta. Li darò in beneficenza, alla Croce rossa», annuncia, sottolineando che nonostante le centinaia di denunce, verrà processata una sola persona: Adurel Karafili, 35 anni, albanese. Una farsa. «Mi hanno comunicato che sarò parte offesa nel procedimento contro una sola persona. Ma c’erano 10.000 persone e io dovrei rivalermi solo su di lui? Un probabile nullatenente fra i tanti figli di papà che c’erano. E  ai quali qualcuno ha permesso di entrare nei miei terreni?».

Ricorda Camilli intervistato da Quotidiano Nazionale: «Il terreno che fu invaso e occupato per giorni era ridotto così male che l’anno successivo non l’ho potuto neanche seminare, quindi ho perso il raccolto. Un conto di 300mila euro» stabilito da «perizie certificate». E ancora: «Oltre al danno del terreno poi improduttivo, ho avuto porte degli annessi sfasciate, furti di gasolio, latte rubato, una cinquantina di pecore uccise dai cani dei partecipanti, pozzo dell’acqua rotto e il fuggi fuggi degli ospiti dal mio agriturismo che confina con il terreno dove si svolgeva il rave. E quei turisti durante il resto dell’estate non li ho più rivisti».

Cristina Gauri

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