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Roma, 1 mar – E’ iniziata la sperimentazione del vaccino tutto italiano Takis, sviluppato con la Rottapharm Biotech di Monza. L’azienda di Castel Romano (Roma), aveva raggiunto già a maggio 2020 un livello avanzato nello sviluppo del vaccino anti-Covid. Adesso, dopo la biotech ReiThera, anche Takis fa partire i test sull’uomo. Oggi, all’ospedale San Gerardo di Monza, è stato infatti vaccinato il primo volontario sano – un ragazzo di 21 anni – degli 80 previsti per la fase 1. Nella sperimentazione clinica di questo vaccino coinvolto anche l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli. Oltre all’Università di Milano-Bicocca e l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

Takis, il vaccino italiano somministrato con una “pistola”

Quello della Takis è un vaccino che utilizza il siero Covid-eVax ed è diverso da tutti gli altri. In questo caso non è prevista una classica iniezione, la somministrazione viene difatti effettuata con una sorta di pistola. Ovvero uno strumento speciale che inocula un frammento di Dna provocando una – seppure debolissima – scossa elettrica di pochi millisecondi. Il vaccino entra così nella cellula che inizia a produrre l’antigene riconosciuta dal sistema immunitario. Un processo chiamato elettroporazione.

“Il vaccino promuove la produzione di una porzione molto specifica della proteina spike, quella che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane e contro cui, quindi, l’organismo scatenerà la risposta immunitaria”, spiega Paolo Bonfanti, direttore della unità operativa di malattie infettive della Asst Monza e professore associato di malattie infettive dell’università Bicocca.

I vantaggi di Takis

“Tra l’altro – precisa Paolo Ascierto, direttore dell’unità di melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative del Pascale di Napoli – il vaccino a Dna può essere facilmente e velocemente modificato a tenere conto delle varianti del virus che stanno diventando prevalenti o che si dovessero manifestare in futuro”.

Ma non sarebbe l’unico vantaggio di questo vaccino. “Il Dna consente di evitare la catena del freddo nella conservazione e nel trasporto”, fa sapere Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico di Takis. “Per le sue caratteristiche, la produzione dell’antigene è prolungata nel tempo e il vaccino potrebbe funzionare bene già al primo ciclo“.

Oltretutto, dice Aurisicchio, “se necessario la somministrazione può essere ripetuta più volte per una risposta immunitaria più solida, anche grazie all’impiego della tecnica dell’elettroporazione sviluppata da un’altra azienda italiana, Idea di Carpi, che facilita l’ingresso del Dna nelle cellule muscolari e funge anche da adiuvante, stimolando quindi i processi immunologici”.

Alessandro Della Guglia

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1 commento

  1. Mi chiedo perché continuiamo a rifiutare gli alimenti geneticamente modificati quando, grazie a questi vaccini miracolosi, OGM diventiamo noi stessi.

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