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Roma, 1 mar – Crollo senza precedenti per il Pil nel 2020: -8,9%, dovuto soprattutto alla domanda interna ridotta al lumicino. A dare l’allarme è l’Istat, che certifica la crisi economica scatenata dalle restrizioni anti-coronavirus. L’Istituto parla di “contrazione di entità eccezionale“. Cresce l’inflazione a febbraio: +0,1% su mese, +0,6% su anno. Aumenta pure il debito. Ecco il quadro economico con cui deve confrontarsi il governo Draghi.

Istat: sul calo del Pil pesa il crollo della domanda interna

Per quanto riguarda la caduta del Pil, la domanda estera e la variazione delle scorte “hanno fornito un contributo negativo limitato”. A incidere pesantemente dunque è il crollo della domanda interna. Nel 2020 si registra, in termini di volume, un calo del 9,1% degli investimenti fissi lordi e del 7,8% dei consumi finali nazionali. Dal lato dell’offerta di beni e servizi, il valore aggiunto ha segnato cadute marcate, particolarmente nelle attività manifatturiere e in alcuni comparti del terziario. La contrazione dell’attività produttiva si è accompagnata a una decisa riduzione dell’input di lavoro e dei redditi.

Rapporto debito/Pil sale al 155,6%

Il rapporto tra debito e Pil pertanto è schizzato al 155,6% nel 2020 dal 134,6% del 2019, precisa ancora l’Istat. Il dato è comunque di poco inferiore alla stima del 157% fissata dal governo. In termini assoluti, il debito si attesta a 2.569,258 miliardi di euro a fronte dei 2.409,904 miliardi del 2019.

Pressione fiscale in aumento al 43,1%

Brutte notizie anche sul fronte della pressione fiscale complessiva, che nel 2020 è risultata pari al 43,1%, in costante aumento rispetto al 42,4% del 2019 e al 41,7% del 2018. L’Istat sottolinea che la crescita è dovuta alla “minore flessione delle entrate fiscali e contributive (-6,4%) rispetto a quella del Pil a prezzi correnti (diminuito del 7,8%)”.

Inflazione in continuo aumento

L’inflazione intanto si conferma in crescita per il secondo mese consecutivo a febbraio. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% su base mensile e dello 0,6% su base annua. In accelerazione quindi rispetto al +0,4% di gennaio. L’incremento del dato tendenziale è vicino a quello di giugno 2019, quando fu pari a +0,7%. Con la differenza che allora non c’era la pandemia. La crescita dell’inflazione, spiega l’Istituto di statistica, dipende soprattutto dall’ulteriore riduzione della flessione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (da -6,3% di gennaio a -3,6%) e all’inversione di tendenza dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da -0,1% a +1,0%).

Consumi delle famiglie crollati del 10,7%

Dopo il timido rialzo dello 0,3% nel 2019, i consumi delle famiglie sono crollati nel 2020 a causa della pandemia. La spesa è infatti scesa del 10,7%. Per i consumi di beni è calata del 6,4% mentre quella per i servizi del 16,4%. In termini di funzioni di consumo le contrazioni più forti, in volume, riguardano le spese per alberghi e ristoranti (-40,5%), settori tra i più penalizzati dalle chiusure a singhiozzo anti-coronavirus. Ma si registrano cali anche per trasporti (-24,7%), per ricreazione e cultura (-22,5%) e per vestiario e calzature (-20,9%). Le uniche componenti di spesa che segnano una crescita riguardano beni alimentari e bevande non alcoliche (+1,9%), comunicazioni (+2,3%), e abitazione, acqua, elettricità, gas ed altri combustibili (+0,6%). Segno che gli italiani tappati in casa hanno usato molto internet e i social.

Sale indebitamento delle pubbliche amministrazioni

Altro capitolo, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, misurato in rapporto al Pil, che è stato pari a -9,5% nel 2020, a fronte del -1,6% nel 2019. Il “netto peggioramento” del deficit rispetto al 2019, spiega l’istituto di statistica, è stato determinato dalla “caduta delle entrate”, diminuite del 6,4%, e dal “consistente aumento delle uscite, dovuto alle misure di sostegno introdotte per contrastare gli effetti della crisi su famiglie e imprese”. In valore assoluto l’indebitamento è pari a 156,338 miliardi di euro, in aumento di circa 128,4 miliardi rispetto a quello dell’anno precedente. Il saldo primario è pertanto negativo per 99,029 miliardi.

Occhi puntati dunque su come il governo Draghi tenterà di invertire questa tendenza negativa. Secondo gli analisti, con le riforme annunciate dall’ex numero uno della Bce la situazione non potrà che migliorare. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro

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