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Bruxelles, 1° mar – La gestione della pandemia, com’è noto, è stata uno dei più grandi fallimenti dell’Unione europea. Tra mancanza di strategia e lentezze burocratiche, il leviatano di Bruxelles non ne ha azzeccata una: risposta economica tardiva, confusione sui vaccini (con Stati membri che hanno deciso di fare da sé, invece di aspettare le lungaggini della Commissione Ue) e tanto altro. E così, mentre altre nazioni hanno riaperto e sono in ripresa economica, in Europa si continua a brancolare nel buio, tra continui rilanci del Recovery Plan e arrivo a singhiozzo delle dosi vaccinali. E ora ci si mette pure Ursula von der Leyen a gettare benzina sul fuoco, tratteggiando un futuro a tinte assai fosche anche per il periodo post-Covid.

Così la von der Leyen vede l’Europa post-Covid

Secondo la presidente della Commissione Ue, infatti, l’Europa deve prepararsi a gestire «un’era delle pandemie». Questo vuol dire che, anche quando il Covid-19 sarà stato completamente debellato, le cose potrebbero non cambiare. Pur ammettendo che la consegna dei vaccini all’interno dei confini dell’Unione procede a rilento, l’ex ministro tedesco specifica: «L’Europa è determinata a rafforzare la propria capacità di produrre vaccini. Stiamo entrando in un’era delle pandemie. Se si guarda a quanto è accaduto negli ultimi anni, con l’Hiv, Ebola, Mers e Sars, quelle erano epidemie che potevano essere contenute, ma non possiamo pensare che sia tutto finito una volta superato il Covid-19. Il rischio resta», ha dichiarato la von der Leyen in un’intervista al Financial Times.

Il fallimento di Bruxelles sui vaccini

Insomma, nessuno si faccia illusioni: anche a pandemia terminata, le nostre vite potrebbero non tornare alla normalità. E nel breve periodo che succederà? Malgrado la gestione insufficiente nella consegna dei vaccini, la von der Leyen annuncia che Bruxelles è pronta a firmare un secondo contratto con Pfizer, che si andrebbe ad aggiungere all’arrivo del vaccino della Johnson&Johnson. E su AstraZeneca, la presidente della Commissione Ue ha spiegato che «è bene che consegnino anche dal resto del mondo, ma devono onorare il loro contratto e noi vogliamo la parte che ci spetta».

Elena Sempione

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