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Roma, 19 ago – Terza dose di vaccino, al via negli Stati Uniti dal 20 settembre, e in Italia ci sono già i soliti esperti che affermano che sarà necessaria anche da noi. A sentire le autorità Usa, a cui fanno eco i nostri scienziati filogovernativi, l’efficacia del vaccino anti Covid-19 cala nel tempo. Soprattutto nei confronti della variante Delta, ormai dominante. Ecco perché, quando da noi abbiamo ancora centinaia di migliaia di persone che devono fare la prima dose, si parla della terza. “Almeno per i più fragili“, chiariscono gli esperti.



Al via negli Usa la terza dose di vaccino

“I dati disponibili mostrano chiaramente che la protezione contro l’infezione da coronavirus diminuisce con il tempo, e in coincidenza con la variante Delta, iniziamo a vedere una protezione ridotta contro la malattia in forma moderata e lieve. Abbiamo concluso che un richiamo sia necessario per massimizzare la protezione da vaccino e prolungare la sua durata”. E’ quanto si legge in una nota dal direttore dei Centri per la prevenzione delle malattie (Cdc), Rochelle Wakensky, e dal commissario della Food and drug administration (Fda), Janet Woodcock. L’inoculazione della terza dose di Pfizer o Moderna, si spiega, dovrà quindi essere effettuata otto mesi dopo la seconda. Per chi ha ricevuto il vaccino monodose Johnson & Johnson sarà probabilmente ugualmente previsto un richiamo, ma i Cdc hanno dichiarato di essere in attesa di dati ulteriori.

In Italia la stampa filogovernativa invoca la terza dose

In Italia, almeno a leggere i titoli dei giornaloni schierati con il governo, la terza dose è indispensabile. “Nessun dubbio”, dice Repubblica. Mentre il Corsera parla di “necessità di essere pragmatici”. Ma allo stato attuale – con le dovute differenze con gli Usa dove la mortalità da Covid-19 è in ripresa – la campagna vaccinale italiana è ben lungi dal poter gestire a breve una eventuale terza dose. E non è neanche detto che sia davvero necessaria. A meno che non si voglia trattare il coronavirus come una influenza stagionale. In tal caso però basta allarmismo e terrorismo psicologico con i bollettini sui contagi. Se il virus diventa endemico – e così sarà a breve – si dia notizia soltanto di ricoveri e di casi di malattia grave. Casi che – ovviamente – sono bassissimi tra la popolazione vaccinata.

Il caso Israele che invita a nozze i super fan del vaccino

Ma gli scienziati nostrani guardano al caso di Israele, dove i numeri indicano che la terza dose di vaccino protegge all’86% gli over 60. Il punto è che con la storia dei contagi tra i vaccinati si coglie l’occasione – sempre in Israele – per ulteriori giri di vite. Infatti nello Stato ebraico il green pass è obbligatorio praticamente per tutto, per poter vivere normalmente. E che il green pass non protegga da un bel niente è pacifico. Ma tanto basta ai nostri virologi, infettivologi, epidemiologi talebani del vaccino per lanciare l’allarme e invocare la terza dose. Anche perché i primi che hanno completato il ciclo vaccinale ora si ritrovano con un green pass in scadenza. A quel punto o si prolunga la validità – come suggerito dal coordinatore del Cts Franco Locatelli – della certificazione verde oppure, appunto, si fa la terza dose. E poi la quarta, e via così.

Locatelli: “Terza dose sicuramente necessaria in particolari casi”

Lo stesso Locatelli comunque non ha dubbi. In una intervista ad Avvenire, il presidente del Consiglio superiore di sanità afferma che la terza dose di vaccino “è sicuramente necessaria al più presto per gli immunodepressi quali i riceventi un trapianto di organo solido o coloro che ricevono terapie con impatto sul sistema immunitario per patologie oncomaematologiche. Come sistema sanitario dobbiamo attivarci prioritariamente su questa categoria. E i dati resi disponibili in queste ultime ore sul profilo di sicurezza e di efficacia della terza dose del vaccino Pfizer/BioNTech sono confortanti. Per altre categorie, i fragili per età anagrafica o patologia concomitante, è in atto una valutazione accurata delle evidenze disponibili rispetto alla durata della protezione conferita dalla vaccinazione e sulla scorta di questi dati si deciderà se e quando somministrare la terza dose”.

Adolfo Spezzaferro

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