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Trieste, 15 dic – “Terroristi: Né vittime né martiri”. Questo il contenuto dei manifesti affissi da CasaPound Italia a Trieste. Il messaggio si riferisce a 5 jugoslavi che il Tribunale Speciale nel 1941 decise di condannare a morte. Si tratta di: Pinko Tomazic, Viktor Bobek, Ivan Ivancic, Simon Kos e Ivan Vidanl. Motivo? “Collaboravano, o facevano parte, con organizzazioni terroristiche come il Tigr le cui insegne ogni anno fanno la loro bella comparsa a Opicina”, spiega Francesco Clun, responsabile provinciale del movimento della tartaruga frecciata che precisa “erano individui che mettevano bombe in scuole ed asili, gente che non ha mai nascosto i propri piani di annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia, gente che ha più volte fatto attentati stragisti, gente che si è macchiata, con responsabilità più o meno dirette, della tragedia delle Foibe”.

L’antefatto

Il 26 novembre scorso nel Salotto Azzurro del Municipio è stato firmata la “Concessione a titolo gratuito all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Comitato Provinciale di Trieste/Vsedržavno Združenje Partizanov Italije – Tržaški pokrajinski odbor, (Anpi – Vzpi) dell’area commemorativa sita all’interno del Poligono di Tiro luogo dove i 5 esponenti jugoslavi sono stati fucilati. Un chiaro segno di protesta, quindi, verso una scelta operata dal Comune di Trieste che la sezione locale di Cpi definisce come una scelta che “divide ulteriormente la città” e che reputa intollerabile perché “si continui a ricordare come un martire della libertà o un eroe d’altri tempi chi, in realtà, collaborava, o faceva parte, con organizzazioni terroristiche come il Tirg le cui insegne ogni anno fanno la loro bella comparsa a Opicina”.

La reazione

La prima reazione è stata quella della senatrice dem Tatjana Rojc secondo la quale “c’è parecchia amarezza verso quello che sta succedendo perché si è fatto tanto per la pacificazione del confine orientale, in ragione di una convivenza e per riparare le ferite che la Storia ha provocato da una e dall’altra parte. Aprire queste ferite in maniera così inutile, mi sembra che porti alla volontà di qualcuno di farci fare dei passi indietro”. In merito alla decisione del Tribunale Speciale, la senatrice ha voluto puntualizzare come “quel tribunale era fascista, non c’erano dei giudici ma dei fascisti in camicia nera e le condanne sono state sempre sommarie”. Non manca poi la risposta scomposta dell’Anpi stessa che, come un disco rotto torna a chiedere “assieme all’Anpi nazionale lo scioglimento di CasaPound Italia in quanto organizzazione fascista e la contestuale ed immediata rimozione degli oltraggiosi manifesti”. Nulla di nuovo sotto il sole. L’accusa, questa volta, si fonda sui “capi d’accusa specifici del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato”.

La risposta

Ed è proprio su quest’ultimo punto che risponde la sezione locale di CasaPound Italia: “Qui non si discute sull’appartenenza ideologica dei 5 fucilati al poligono di tiro di Opicina, quanto dei crimini di cui si sono macchiati. È evidente che chi persegue attività di terrorismo, spionaggio e, con azioni criminali, mira all’annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia, è da considerare, in qualsiasi tempo, un terrorista. Che poi la sentenza sia figlia del suo tempo, è chiaro a tutti ma, come detto in precedenza, qua non si vuole entrare nel merito di questioni storiche che nulla hanno a che vedere col riconoscimento del fatto che non si tratta di martiri, vittime o eroi, ma di criminali”.

Il clamore mediatico che ha suscitato quest’azione, comunque, non stupisce. Quando, dopo decenni, si tenta di mettere in discussione un certo tipo di narrazione storica, fatti alla mano, è naturale che chi ha sempre glorificato un certo tipo di realtà, reagisca in modo assolutamente scomposto. Quello che sfugge è che il tentativo di pacificazione del confine orientale di cui fa cenno la senatrice del Partito democratico è sempre stato a senso unico, col tentativo di imporre una certa lettura della storia a scapito della verità.

Evidenti sono alcuni casi di cui proprio l’Anpi di Trieste si è resa responsabile e che il responsabile provinciale di CasaPound Italia riporta alla memoria: “Tutti si ricorderanno le imbarazzanti dichiarazioni del Presidente provinciale dell’Anpi Fabio Valon in occasione del film Red Land o del suo fare ammiccante davanti ai ritratti del Maresciallo Tito. Così come tutti si ricorderanno la comparsa delle bandiere jugoslave e della brigata Garibaldi dietro allo striscione dell’Anpi in occasione di ogni 1 maggio”. Senza un riconoscimento della verità storica, di responsabilità, di ruoli e senza un rispetto anche dei morti che sono passati alla storia come “vinti”, la tanto decantata pacificazione non ci sarà mai.

Quanto accaduto a Trieste, quindi, nulla ha a che vedere col fascismo e l’antifascismo. Dovrebbe diventare, invece, un importante spunto di riflessione per mettere in discussione quella narrazione storica, di cui si accennava prima, e che a Trieste continua a dividere la città e che potrebbe fungere da stimolo per far si che nel capoluogo giuliano quei simboli legate alla Jugoslavia di Tito, tranquillamente esposti durante il corteo del primo maggio, non facciano più la loro comparsa. Tutto il resto, conta meno di zero.

Enrico Porticciolo

4 Commenti

  1. ?Ottimo! Basta con l’accondiscendenza storica e presente verso i criminali, infoibatori e assassini antiitaliani che avrebbero voluto annettersi pure Trieste e Gorizia! Mi meraviglia e indigna solamente che a Trieste ci sia ancora qualcuno che fila e blandisce L’Anpi, pazzesco!!!

  2. Quindi fatemi capire.
    Il Popolo di Trieste fa propaganda per un regime straniero, il TIGR fa esplodere la redazione.
    L’ANPI li elogia come eroi.
    Quindi l’ANPI supporta attacchi terroristici ai danni di tutti i giornali che supportano, facciamo un esempio a caso, l’Unione Europea?
    Buono a sapersi!

    Il TIGR apre il fuoco su civili durante le elezioni per evitare che vada al governo un partito che non supportano?
    L’ANPI li elogia come eroi.
    Siete proprio hardcore.

    Complimenti ragazzi, Badoglio sarebbe fiero di voi.
    Magari organizzate un bell’attentato a CasaPound per festeggiare l’anno nuovo, eh?
    No scusate, un ALTRO attentato. Mi dimentico sempre chi tiene il guinzaglio dei cani Antifa.