Treviso, 6 feb – Attimi di terrore nella chiesa di san Pio X a Conegliano. Un marocchino, che aveva bussato alla porta della parrocchia pretendendo di avere del cibo e si era visto arrivare un rifiuto, è esploso in un accesso di rabbia e all’arrivo dei carabinieri è completamente uscito di senno. «Ti uccido e farò togliere gli occhi ai tuoi familiari»: ha urlato ad un ufficiale dell’Arma mentre veniva portato in Caserma, dopo essersi tagliato le braccia con un pezzo di metallo che poi ha persino tentato di ingoiare.

Protagonista della vicenda un marocchino di 25 anni, arrestato con l’accusa di resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. «Ho fame, datemi qualche cosa da mangiare»: aveva chiesto insistentemente alla donna che gli aveva risposto al citofono della parrocchia. L’uomo risiede da tempo in Italia, dove “lavora” come vu cumprà e vive senza fissa dimora.

«Non vado via, datemi qualche cosa da mangiare», avrebbe ripetuto alla donna che rifiutava di aprirgli. Dopo alcuni istanti, l’accesso d’ira bestiale. Sul posto sono accorsi i Carabinieri, contro i quali si è scagliato con violenza, colpendo uno di loro e causando una ferita ad un avambraccio giudicata guaribile in una settimana. Una volta portato al comando, l’uomo non ha smesso di dimenarsi, imprecare e minacciare i militari presenti. «Non ho paura della legge italiana, io vado tranquillamente in galera ma poi mi saprò vendicare», gridava facendo il gesto del taglio della gola. «Hai delle figlie femmine?» ha poi chiesto in tono sfida ad un altro dei miliari: «Io farò cavare gli occhi ai tuoi familiari». L’immigrato, dopo essere comparso davanti al giudice per la convalida dell’arresto e il processo per direttissima, è stato poi rilasciato e nei suoi confronti è stata emessa la misura cautelare del divieto di dimora a Conegliano.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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