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A proposito di democrazie antiche. Se l’anno passato si è celebrato il XXV centenario delle Termopili e di Salamina, nel 2021 sarà la volta di Platea e Capo Micale, le battaglie che misero vittoriosamente fine alle guerre persiane. In realtà, da un punto di vista puramente storico, esse furono un fatto marginale: a Persepoli quasi non se ne accorsero, e per l’impero achemenide (uno Stato universalista di altissimi livelli civili e politici, morali e spirituali, ben lontano dalla grottesca, oscena caricatura fattane nel film 300) quella fu null’altro che una «guerricciola» di confine, di cui esso non risentì affatto, così come, moltissimi secoli dopo, l’impero britannico nell’Ottocento non si scompose più di tanto rispetto a qualche battaglia persa in Africa o in Asia.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di maggio 2021

L’ideologia indoeuropea

Ciò che invece fu assai significativo, di quel conflitto iniziato a Maratona undici anni prima, fu la dimostrazione della superiorità politica e militare del cittadino ellenico sul suddito persiano. In linea di massima, due sono stati i modelli politici nelle civiltà tradizionali. Il primo, quello delle caste, traduceva in sostanza quella che Georges Dumézil definì l’«ideologia indoeuropea», con le tre funzioni ad imitazione di quelle divine. Tipico esempio, il sistema indù, splendidamente illustrato da Ananda Coomaraswamy. Esempi in Occidente di quell’ordinamento si ebbero nel tardo impero romano (dove funzionari, soldati e contadini continuavano l’attività paterna), nell’Alto Medioevo, con le categorie degli oratores, bellatores e laboratores, ma, ancora prima, a livello ideale, nella grandiosa visione archetipica della «repubblica» platonica. L’altro sistema fu quello dell’assemblea dei guerrieri – ed è su questo che intendiamo qui soffermarci, partendo proprio dalle poleis greche. Un brillante collega e amico, Maurizio Blondet, ha qualche tempo fa ricordato che, come diceva Aristotele, «chi porta le armi comanda» e che «l’uomo armato, che è pronto a battersi e morire per difendere la patria, è quello che ha i diritti politici in pienezza».

Cittadini e guerrieri

Su questo principio si fondava la democrazia ateniese, secondo la Costituzione di Solone, che aveva suddiviso il popolo in quattro categorie di censo, in base alla capacità di ognuno di armarsi: le prime due classi formavano la cavalleria, la terza (gli «zeugiti»), la più numerosa, costituiva la fanteria oplitica, pesantemente armata. I «teti», infine, fungevano da rematori per la flotta e, nelle battaglie terrestri, da «peltasti», fanti armati alla leggera, arcieri e frombolieri. Va detto, fra l’altro, che questo non era un ceto svantaggiato. Da un punto di vista civile, in quanto esentato dalle imposte; da un punto di vista bellico, perché, combattendo in ordine sparso, se le cose volgevano al peggio, i peltasti potevano sganciarsi. Ciò era invece impossibile per gli zeugiti: innanzitutto perché, ritirandosi, avrebbero scombinato la fitta muraglia dello schieramento oplitico, e poi perché, stretto da ogni parte dai propri commilitoni, l’oplita era fisicamente impossibilitato a fuggire.

Le democrazie antiche

La storiografia moderna ha definito tale modello come «timocrazia», cioè ordinamento basato appunto sul censo. Ma ciò è errato, giacché tutte e quattro le classi partecipavano all’Assemblea e perché, fondamentalmente, il principio ispiratore di quel regime era che ogni cittadino partecipasse alla vita pubblica secondo i doveri che assolveva verso la polis. Era, pertanto, una sorta di democrazia meritocratica e militare. Lo dimostra anche il fatto che i magistrati cittadini, una volta terminato il loro incarico, si riunivano presso l’Areopago, cioè il «colle di Ares», dio della guerra. In altre parole, e in definitiva, il concetto alla base dell’art. 52 dell’attuale Costituzione italiana (fra l’altro, ormai inapplicato, benché non abolito) era rovesciato: qui è il cittadino che, in quanto tale, ha il dovere di difendere la patria. Ad Atene, proprio perché difensore della patria, ognuno aveva il diritto di essere considerato un cittadino, coi relativi diritti civili e politici. Altra paradossale caratteristica della «democrazia» non solo ateniese ma, in generale, delle democrazie antiche, era il fatto di essere costituite da una…

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