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Roma, 10 febbraio – Cosa accomuna il revolver, il Principe della risata Totò ed il duello? Apparentemente nulla, ma non per Altaforte Edizioni. Da quest’oggi è disponibile la nuova fatica della casa editrice sovranista: Foco Grosso – Memorie patrie in armi (Pag. 392, 25,00€). Scritto dall’Accademia Liverziani con la prefazione dell’eclettica e pregevole penna di Alessandro Meluzzi. Duelli e polvere da sparo quindi per quella che è, a tutti gli effetti, la storia della tradizione armiera italiana tra genialità e follia. Un compendio italianissimo sull’evoluzione delle armi a partire dalla clava fino ad arrivare ai giorni nostri.

Il revolver: un sardo tre anni prima di Colt

Un volo pindarico che racconta la nascita del revolver dal latino “Revolvo”, roteo, rotolo, “muovere rapidamente a guisa di ruota”. Siete sicuri che questo portento sia una creatura a stelle e strisce? “L’invenzione è storicamente attribuita al noto imprenditore statunitense Samuel Colt (…). Molti ignorano, tuttavia, che un savio artigiano costruì in Sardegna, a Gadoni (provincia di Nuoro), la pistola a tamburo ben 3 anni prima dell’americano Samuel Colt”. Il padre primo fu Francesco Antonio Broccu figlio del genio italico che “produsse nel 1832 la ‘Revoltella Broccu’, una pistola a sei colpi munita di tamburo, in grado di roteare meccanicamente con l’armarsi del cane, per incastrarsi sulla canna al momento del fuoco”.

Totò, Scalfaro e il duello

Il volume poi si dirige verso la narrativa da duello ed incontra il Principe Antonio De Curtis, il già citato Totò, ed il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro uomo, secondo L’Unità, a cui “al confronto il vescovo Lefebvre sembra Brigitte Bardot”. Capitò che quest’ultimo “apostrofò malamente una giovinetta, tale Edith Mingoni in Toussan, rea d’essersi scoperta oltremodo la spalla durante la canicola di luglio. Essa fu definita ‘sconveniente e donna disonesta’ dall’Oscar Luigi allora deputato all’Assemblea Costituente”. Ma la vicenda non si concluse lì, anzi “si risolse in gran subbuglio e causò un vero e proprio scandalo, defluendo in ben tre sfide a duello: una da parte del padre della Mingoni in Toussan, l’altra da parte del marito della medesima (nomen omen, tale Aramis) e l’ultima, nientedimeno, da Totò, al secolo principe Antonio de Curtis, che veementemente prese le parti della donna”. Ma Scalfaro “rifiutò di battersi, perché, testualmente, ‘la sua fede di cristiano gli impediva di duellare'”.

Aneddoti e curiosità scritte dall’Accademia Liverziani, sodalizio dedito alle dispute e al tiro d’assalto alla pistola, che attraversa millenni d’Italia tra primati e arditismo perdendosi nella più recondita natura dell’uomo. Quella natura che risponde al nome di civiltà. Civiltà, nascente, dipinta – secondo quanto descritto dallo psichiatra Alessandro Meluzzi – “nella memorabile introduzione di 2001 Odissea nello spazio Kubrick mostra l’immagine di alcuni pitecantropi, apparentemente pacifici, dediti a raccogliere tuberi, semi e vegetali che a un certo punto, scoprendo l’azione di leva di un femore di un grosso erbivoro, cominciano a brandirlo come una clava. Da quel gesto, cui segue inevitabilmente il fracassamento del cranio di un avversario e poi un’attività di caccia per una specie che iniziava al carnivorismo, si passa rapidamente all’attimo in cui il femore viene scagliato contro il cielo, diventando un’astronave“. Perché nonostante il pensiero d’oggi voglia castrare l’essenza dell’uomo essa si affaccia a noi e questo volume l’accarezza per tornare a vivere, ahinoi, nell’era dove le liti sono quelle tra Bugo e Morgan.

Lorenzo Cafarchio

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