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Roma, 11 feb – Neppure il silenzio volpino, obnubilati dal verbo marxista i compagni del Partito Comunista di Marco Rizzo anche questa volta sono riusciti a infangare la memoria dei martiri delle Foibe. “Vent’anni di revisionismo hanno prodotto il totale capovolgimento della realtà storica, grazie allo sconvolgimento e alla decontestualizzazione dei fatti, a una lievitazione dei numeri del tutto arbitraria e priva di criteri scientifici”, scrivono su Facebook i nuovi partigiani da operetta. Lo fanno senza vergogna e senza il timore di apparire ridicoli (quali sono) perché poverini non riescono ad ammettere i crimini compiuti dai loro idoli indiscutibili.



Le Foibe e i comunisti rossi di vergogna

Non ce la fanno a sedersi a riflettere di fronte alla verità storica, macigno per loro insostenibile perché svela gli orrori perpetrati da chi idolatrano quotidianamente. Allora provano, di nuovo, a sputare veleno stravolgendo tutto. “La ricerca storica ha ceduto il passo alle strumentali logiche politiche e ai sentimenti di rivalsa della destra. L’Italia – scrivono ancora i novelli comunisti – si è autoassolta dalle proprie responsabilità di guerra durante il fascismo. I comunisti, il movimento partigiano e le forze popolari che combatterono per la liberazione dell’Europa vengono equiparati ai nazi-fascisti, con l’assenso del Partito Democratico”. Sono le stesse, vomitevoli parole che i compagni del Partito Comunista scrissero lo scorso anno.

I deliri di Rizzo

Non riescono neppure a partorire qualcos’altro, le loro ignobili argomentazioni si fermano lì e allora ripetono a pappagallo le solite paroline d’ordine, i soliti slogan vetusti, la solita nauseante retorica rossa di vergogna. “Resistere è un dovere. Difendiamo la verità storica, contro ogni falsificazione, ogni tentennamento, ogni accomodamento”. Un delirio a pugno chiuso che fortunatamente si filano giusto quattro gatti spelacchiati in preda al nostalgismo titino. Eppure lo scorso anno Marco Rizzo riuscì a far di peggio, dicendo che le Foibe non possono “definirsi genocidio, né pulizia etnica” e puntando il ditino contro chi “alimenta il mito del ‘buon italiano’, utile alla propaganda nazionalista anche per l’oggi”. Un negazionismo spudorato che stavolta non ha tirato fuori così esplicitamente, lasciando agli scriba digitali del suo partito il disonore di sparare idiozie.

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. almeno questi qua usano ancora la falce ed il martello al posto del cerchietto per capelli sardine-style…

    fatta salva questa premessa,questi personaggi mi ricordano non poco i “monfalconesi” ossia quegli Italiani che terminata la guerra si recarono in un certo numero in quella merdata della jugoslavia di Tito,convinti di vedere realizzato il loro “sogno comunista”;

    molti di questi purtroppo e sottoineo putroppo furono internati nell’Isola Calva,un vero e proprio LAGER realizzato da quel maiale di Tito per confinare e rieducare i dissidenti COMUNISTI (bene specificarlo) tra una tortura o peggio,visto che a miglaia non tornarono più da quel posto.

    naturalmente bisogna avere sangue Istriano nelle vene (magari con qualche capello bianco) per sapere dopo averla visto dal vivo cosa era la jugoslavia,ove all’odio mai sopito verso l’Italiano vi era la invidia feroce per i prodotti del capitalismo che non si trovavano,se non andando di straforo a far spese a Trieste,oltre confine.

    basterà citare solo come piccolo ma emblematico esempio quella cagata pazzesca ed imbevibile della JUGO-COCTA ossia la versione slava della bibita statunitense…e si potrebbe continuare,parlando della sanità pubblica in quel Paese del cazzo.

    a proposito,da tal Riccio a quello delle sardine ,senza offesa ma sotto Tito non sarebbero riusciti a sopravvivere psicologicamente nemmeno una mezza settimana,altro che comunismi da salotto o “problemi compleeessiiii”,,,

  2. Avercene di uomini come Marco Rizzo, onesto, colto, coerente, grande amico di chi porta a casa la pagnotta o la misera pensione e non di chi fa la sua fortuna sgomitando o tagliando cedole. E adesso giù con gli insulti!

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