corsica italia cartolinaRoma, 11 giu – Sin dai tempi proto-storici la Corsica, quarta isola del Mediterraneo dopo Sicilia, Sardegna e Cipro con i suoi 8.680 kmq, fu legata da una parte alla penisola italiana, dall’altra alla vicina isola di Sardegna.

La prima grande civiltà corsa fu quella megalitica, apparsa nel IV millennio a.C. e legata, secondo Giovanni Lilliu, alla coeva sarda “Cultura di Ozieri”. Durante l’Età del Bronzo si diffuse la c.d. “Civiltà Torreana”, dal nome delle costruzioni tronco-coniche (“Torri”) simili ai Nuraghi sardi. Anche in questo caso, il legame con la coeva civiltà sardo-nuragica è palese.  Abitata da popolazioni liguri sin dal II millennio a.C., la Corsica entrò nella sfera d’influenza etrusca dopo la battaglia di Aleria del 535 a.C. e fu poi occupata dai Romani durante la Prima Guerra Punica (264-241 a.C.). Da allora e per due millenni, fatta salva la breve parentesi dell’occupazione vandalica (65 anni) a cavallo tra V e VI secolo d.C., la Corsica fu ininterrottamente legata alla penisola italiana. Essa fece parte del Regno d’Italia medievale, governato dai Re longobardi fino al 774 e parte del Sacro Romano Impero poi. In questa fase, vi fu una forte presenza in Corsica delle famiglie nobiliari italiane degli Obertenghi, dei Pallavicino e dei Malaspina.


Dopo l’anno Mille si impose in Corsica la potenza marinara della Repubblica di Pisa (1073-1284). Infine, dopo la famosa Battaglia della Meloria (1284), iniziò il lunghissimo dominio della Repubblica di Genova (1284-1768). Genova instaurò un’occupazione permanente solo a partire dal 1374, a seguito del venir meno delle pretese aragonesi originate dalla bolla d’investitura di Bonifacio VIII. Già in epoca romana, l’isola aveva subito una profonda romanizzazione, in ragione soprattutto della distribuzione di terre a favore di legionari romani provenienti dalle attuali Sicilia e Calabria e della deduzione delle due colonie di Mariana e Aleria. Ma soprattutto il periodo pisano fu determinante nella costruzione dell’identità corsa come la conosciamo oggi. Il volgare toscano si impose incontrastato nella toponomastica, nell’onomastica (ancora oggi i cognomi corsi sono prevalentemente di origine toscana), nel canto popolare e nell’uso ufficiale dell’italiano come lingua dell’amministrazione e della Chiesa. L’idioma corso formatosi nel Medio Evo fu definito da Niccolò Tommaseo “Lingua possente, e de’ più italiani dialetti d’Italia” e “Dialetto italiano più schietto e meno corrotto”. L’influsso pisano fu determinante anche in campo artistico e architettonico: il romanico pisano divenne lo stile architettonico tipico dell’isola. Dal XIII al XIX secolo, l’Ateneo di riferimento per i giovani Corsi che intendevano proseguire gli studi – anche dopo la conquista francese – fu l’Università di Pisa. Dal XIV secolo in poi, ebbe notevole importanza la “Guardia Corsa Papale”, un corpo militare pontificale composto da Corsi, poi sciolto nel 1662.

Il governo dell’isola, a partire dalla fine del XV secolo, fu appaltato dalla Repubblica di Genova al “Banco di San Giorgio”, che sottomise la riottosa aristocrazia isolana e diede alla Corsica un assetto amministrativo definitivo con gli “Statuti civili e militari” del 1571, che affidavano l’isola al “Magistrato di Corsica” con sede a Genova e da un governatore residente coadiuvato dal “Consiglio dei dodici nobili”. I territori erano governati da luogotenenti e i villaggi da assemblee locali che nominavano i “padri del Comune”. Un ulteriore elemento che contribuì ad accentuare i legami tra Corsica e terraferma italiana fu il costante afflusso, durato per secoli fino all’inizio del Novecento, di immigrati dalla Toscana e soprattutto dalla Lunigiana e dalla Lucchesia. Ancora fino a pochi decenni fa, con il termine “Lucchesi” i Corsi erano soliti indicare nel loro complesso gli Italiani continentali. La costituzione, ad opera dei Genovesi, di nuove colonie di popolamento di immigrati liguri, come Bonifacio e Calvi, non pregiudicò la supremazia dell’influsso toscano sull’idioma corso. Di origine corsa è invece buona parte della popolazione della Sardegna settentrionale. La città di Sassari nel Medio Evo fu destinataria di flussi demografici corsi e toscani e l’idioma sassarese riflette la base corso-toscana (con apporti sardo-logudoresi e, in misura minore, liguri). Per quanto concerne la Gallura, è noto che dopo le guerre sardo-aragonesi del XIV e del XV secolo, quel territorio fu in buona parte ripopolato da Corsi, che vi impiantarono l’attuale idioma gallurese che può essere considerato una parlata a base corso-toscana affine al corso ultramontano. Molti Galluresi hanno poi compiuto in senso inverso il percorso dei loro antenati, emigrando in Corsica dalla Sardegna. Questo era il quadro linguistico, culturale e politico dell’isola alla vigilia della Rivoluzione Corsa del 1729.

Luca Cancelliere

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1 commento

  1. I corsi sono italiani francesizzati. Così come la Corsica è geograficamente, culturalmente, linguisticamente ed etnicamente italiana. La francessizzazione ormai sta andando in profondità e purtroppo i corsi si fanno sempre più lontani. Un peccato.

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