Diciamolo subito. Zerocalcare, al secolo Michele Rech, classe 1983, è bravo. Conosce la grammatica del fumetto, sa come si racconta, padroneggia i tempi comici e drammatici, e quando fa centro, lo fa meglio di quasi tutti i suoi colleghi fumettisti. Il Rech è bravo, ma non basta la bravura di un giovane fumettista depresso e ipocondriaco e del suo alter ego-armadillo asociale e pigro a spiegare il successo in cui si trova immerso. La bravura non basta – e a volte non serve neppure – in un mercato di massa come quello attuale, editoria inclusa. Zerocalcare è semplicemente un prodotto perfetto per il sistema che lo ha notato, accolto ed alimentato.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di gennaio 2022

Un fighetto a Genova

Ai nastri di partenza Michele Rech è uno dei tanti rampolli della sinistra bene della Capitale. Come molti giovani «rivoluzionari», studia in uno dei licei dei fighetti di Roma, il Lycée Chateaubriand, retta altissima e alta società. Vive con passione le «gloriose» giornate del G8 di Genova nel 2001, tanto che inizierà proprio in quell’occasione a disegnare un diario con le gesta dei manifestanti. Il giovane Rech, ovviamente, oltre al liceo dei ricchi, frequenta i centri sociali di Roma. Ne è anzi uno degli illustratori principali per concerti, manifestazioni e fanzine varie. Salterella disegnando tra riviste di sinistra più o meno estrema, fino a qualche comparsa su Liberazione e Repubblica XL.

Torna spesso sui fatti di Genova 2001. Per il decennale del 2011 disegna una storia autobiografica A.F.A.B., dove lui e il suo gruppetto le prendono da quelli della Forestale e finiscono per nascondersi senza capire l’origine dell’odio degli uomini in divisa e la morte di Carlo Giuliani. Non sorprenda che a 20 anni esatti da quella sfida al potere delle multinazionali e della globalizzazione, il Rech sia diventato icona e prodotto di punta di uno dei gruppi più importanti e influenti dell’intrattenimento globale: Netflix. Il mercato, oltre che la bravura, non richiede la coerenza.

Un inizio stentato

Comunque sia, fino al 2011, nulla di che, questo Michele di Rebibbia. Dal nulla a venire osannato nove anni dopo come «ultimo intellettuale», nella copertina dell’Espresso del 22 novembre 2020, qualcosa deve essere accaduto. Accade che il Rech incontra un altro rampollo della cultura della sinistra militante. Uno ben avviato e ben collegato anche con la politica nostrana, quella giusta ovviamente: Makkox, al secolo Marco Dambrosio. Dambrosio ha quasi vent’anni più del Rech, si occupa di grafica per la grande distribuzione e gestisce uno dei primi blog online di fumetti: Canemucca. Ha un buon successo di numeri, viene notato e inizia a collaborare con Liberazione e Internazionale. Lancia con la Coniglio Editore un mensile, Il Canemucco. In questo progetto coinvolge il giovane Rech. Il mensile prevede sei uscite, ma si ferma a quattro. Non un grande risultato. Il Makkox, però, convince il giovane Michele ad aprire un blog con le sue strisce e gli propone di pubblicare quanto fatto sul mensile abortito. Nel 2011 esce La profezia dell’armadillo e a novembre nasce Zerocalcare.it.

Il nome d’arte lo spiega lo stesso Rech in un’intervista del 2012 a Il Male: «Chi ha vissuto nei centri sociali tra il 2003 e il 2007 ha vissuto in assetto da guerra, c’erano i nazi che assaltavano i centri sociali. È una componente così grossa della mia vita che non potevo tenerla fuori, si sarebbe limitato tutto a me ritratto mentre guardo una serie tv! […] Quando avevo 17 anni e frequentavo Indymedia, il sito di controinformazione che funzionava di più e funzionava anche come forum dove polemizzare anonimamente, non loggava gli Ip. Però ti chiedeva di inserire comunque un nickname per postare, io dovevo polemizzare su una cosa, non sapevo che nome mettere, in tv stavano dando la pubblicità di Zerocal, e quindi l’ho inserito».

Il grande salto di Zerocalcare

Siamo ormai nel 2012, Zerocalcare vede ingrossare le file dei suoi follower, il blog cresce e il suo primo libro vende circa 3mila copie. Il Makkox, nel frattempo, entra in scia all’altro giovane emergente romano Diego Bianchi, in arte Zoro. Bianchi è uno youtuber che con il suo canale Tolleranza Zoro si è fatto notare dai grandi. Collabora già con Il Riformista, La7, Repubblica. Il salto arriva quando nel 2008: Enrico Mentana, a Matrix (Canale 5), trasmette un’intera puntata del canale di Zoro. Serena Dandini lo nota e si porta Zoro su Rai3 e poi a La7. Nel 2013, con Gazebo su Rai3, Zoro trova piena autonomia e a sua volta si porta dietro Makkox, che sarà ospite fisso e autore. Il sodalizio verrà confermato nel trasferimento del format il 2017 su La7 col nome di Propaganda Live. Begli incastri, vero?

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Ma non sono finiti qui gli intrecci che portano il nostro Rech a diventare quello che conosciamo oggi. Nel 2009 nasce Bao Publishing. I fondatori sono Caterina Marietti e Michele Foschini. Lei è la figlia di Pietro Marietti delle Piemme Edizioni (dal 2003 Gruppo Mondadori), non le mancano i soldi e le conoscenze; lui è un anonimo traduttore e autore di fumetti veneto, ma ha una grande fame e tanta ambizione. Makkox consegnerà alle cure di Foschini l’emergente Zerocalcare. Bao ristamperà a colori La profezia dell’armadillo, arrivando ad oggi a oltre 100mila copie vendute. Foschini è il motore di Bao, capace e cinico, inizia a farsi spazio in un mercato stantio. Aggancia Bonelli in un sodalizio con Roberto Recchioni, collabora con Corriere e Repubblica, occupa le Feltrinelli per presentazioni e lanci. Al Foschini va riconosciuta la capacità di aver reso il fumetto un prodotto da libreria, seguendo l’intuizione di Coconino-Igort. Feltrinelli, con i suoi centri Red, oltre a rimanere monito per tutti i tralicci della luce, è la prima incubatrice di questa rivoluzione. Bao sforna libri di Zerocalcare uno dietro l’altro. Zerocalcare è la cassaforte della Bao. Finisce su tazze, magliette e sacchetti per gli acquisti. Oggi è diventato pure una serie di pupazzetti da collezionare in edicola. Nel 2017 Laprofezia diventa…

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