Roma, 14 ott – La passione e l’entusiasmo per il recupero di tesori del passato, lasciati perduti o dimenticati nei millenni, si fa ancora più intenso se il loro studio può portare ad arricchire e riconsegnare la consapevolezza di appartenere a grandi civiltà. E’ sicuramente il caso, da un lato, dell’Italia; oggi culturalmente e politicamente stuprata da forze progressiste che ne limitano la potenza, e dall’altro dell’antichissima ma fortissima Siria; vincitrice di una lunga guerra contro il terrorismo condotta tra mille sgambetti e attacchi del nuovo mondo occidentale. Questo conubbio, tra Italia e Siria, non sempre però è stato così, anzi; l’antica Roma fu infatti conquistatrice e faro per la saggia civiltà siriana, donando ai popoli del deserto immense opere stupefacenti per funzionalità sociali e arte. Ed è proprio di arte che andiamo a parlare oggi, perchè un meraviglioso mosaico romano risalente a 1.600 anni fa, praticamente intatto, è stato scoperto in questi giorni nella Siria centrale.

I tesori sepolti o perduti per sempre della guerra siriana

Il mosaico romano, che misura ben 20m x 6m, è stato scoperto sotto un edificio ad al-Rastan, nella provincia di Homs. La zona è stata per lungo tempo occupata dai ribelli anti-Assad e dai loro alleati del terrorismo internazionale, ancora oggi martoriata dagli attacchi missilistici dello Stato di Israele. Come moltissime zone della Siria, Rastan è stata una roccaforte dei ribelli e teatro di intensi combattimenti fino a quando non è stata liberata dalle forze governative siriane nel 2018. Molti dei tesori archeologici della Siria sono infatti stati depredati, distrutti o danneggiati dopo più di un decennio di guerra e devastanti attentati dinamitardi, soprattutto ad opera degli iconoclasti dell’Isis. La straordinaria opera di Al-Rastan, però, forse perchè sepolta sotto le rovine, si è salvata dall’odio iconoclasta.

Il mosaico romano di Al-Rastan

Sull’antico mosaico troviamo scene mitiche tra cui quelle legate alla Guerra di Troia, portando gli archeologi a definire il manufatto “il più rara nel suo genere”. Quest’ultimo ritrovamento, ora, viene appunto descritto come la scoperta archeologica più importante dall’inizio del conflitto nel 2011. “Quello che abbiamo di fronte è una rara scoperta su scala globale”, ha detto all’Associated Press, Hamman Saad, un alto funzionario della Direzione generale dei musei e delle antichità siriane. Saad ha aggiunto che il mosaico è ricco di dettagli, alcuni dei quali raffiguranti il dio romano del mare, Nettuno, con 40 delle sue amanti, nonché il semidio Ercole mentre uccide la regina amazzonica Ippolita. La Siria è considerata da sempre un tesoro per gli archeologi, poiché ospita alcune delle reliquie meglio conservate delle antiche civiltà; tra cui la moschea degli Omayyadi a Damasco, lo straordinario teatro romano di Bosra e l’antica città nabatea-romana di Palmira. Oggi, questo stupefacente mosaico di epoca romana risorto dalle rovine delle guerra, và ad aggiungersi all’immenso patrimonio storico-culturale siriano, custodendo, ancora una volta, un pezzo di Italia.

Andrea Bonazza

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