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Roma, 23 nov – Andrea Bafile nacque il 7 ottobre 1878 a Montecchio, frazione de L’Aquila, dal medico Vincenzo Bafile e Maddalena Tedeschini D’Annibale. Fu il primo di dodici figli. Studiò presso la Regia Accademia Navale di Livorno, ne uscì col grado di guardiamarina e il 21 dicembre 1899 e si  imbarcò sulla corazzata Lepanto. Ufficiale della Regia Marina, nel 1902 venne promosso sottotenente di vascello  e poi, nel 1907, tenente di vascello. Si imbarcò dapprima sul torpediniere Elba e, successivamente, sulla nave da battaglia Vittorio Emanuele.

Sprezzo del pericolo

Nel 1911 prestò servizio presso l’Arsenale di Venezia e nel settembre dello stesso anno si imbarcò sull’esploratore Quarto, in allestimento a Napoli. Il 23 aprile 1913, proprio sul Quarto, si sviluppò un pericolosissimo incendio che rischiò di propagarsi fino alla santabarbara. Bafile impartì gli ordini necessari ai marinai ma, resosi conto della difficoltà  di raggiungere i maneggi degli allagamenti, si fece calare, con grave rischio per la propria vita, nella stiva e con fermezza d’animo e sprezzo del pericolo riuscì ad aprire i tubi di allagamento, impedendo alla nave di saltare in aria.

Il giorno 27 luglio 1913, in virtù dell’accaduto, venne decorato di medaglia d’argento al valor militare dal Re Vittorio Emanuele (fatto non comune in tempo di pace).

La Grande Guerra

Rinunciò alla promozione a Capitano di Corvetta e ad un incarico presso lo Stato Maggiore per poter continuare ad imbarcarsi su navigli leggeri. Dalla nave Quarto Andrea Bafile si imbarcò su siluranti da superficie: prima, con l’incarico di ufficiale in seconda, sull’Audace  e poi come comandante sulla torpediniera Ardea, a bordo della quale operò durante la Grande Guerra, fino al giugno 1917.

Nella notte tra il 4 ed il 5 ottobre dello stesso anno partecipò, in veste di osservatore volontario, al bombardamento aereo sulle Bocche di Cattaro, in Dalmazia, dov’era ubicata una fornitissima base navale austriaca: era la celeberrima spedizione guidata da Gabriele d’Annunzio (che lo chiamava “mio fratello d’Abruzzo”) e dal maggiore Armando Armani, nel corso della quale  alcuni obiettivi nemici presenti nella baia vennero sorpresi e distrutti.

In precedenza sui quattordici trimotori “Caproni” attrezzati per il volo da terra (Squadriglia 1° bis e 15° bis), Bafile aveva fatto installare attrezzature per il volo marittimo: fanali “Donati”, pistole da segnalazione “Very”, razzi illuminanti,  salvagenti “Karpoc” a collare ; ma, soprattutto, volle  le “bussole a liquido” di tipo navale, molto simili  a quelle regolamentari usate dalle torpediniere, bussole che consentivano il volo cieco a piloti di terra abituati al volo a vista.

Sebbene modesta, in termini di risultati pratici, l’impresa di Cattaro restò una delle imprese più famose della guerra aerea, avendo dimostrato le nuove potenzialità offensive sulla grande distanza della  Regia Aeronautica Militare Italiana.

L ‘esperienza e il contributo tecnico di Bafile furono ritenuti fondamentali, tanto da valergli una Medaglia di Bronzo al Valore Militare, onorificenza che consacrò come “meritevole”  l’impresa alle Bocche di Cattaro.

Da questa spedizione, purtroppo, Andrea Bafile non trasse solo onori ma anche una grave lesione alla cornea dell’occhio sinistro. Sul finire di ottobre venne mandato in licenza per cure. Aveva 39 anni.

Alla fine del 1917, passato alle dipendenze del comando marittimo di Venezia, nonostante la menomazione alla cornea ottenne il comando del prestigioso Battaglione fucilieri “Monfalcone” del Reggimento di Marina “San Marco, con il quale contribuì alla difesa di Venezia, tenendo saldamente il tratto di trincee e di paludi del Basso Piave a lui affidato.

Il Reggimento San Marco era articolato in quattro battaglioni di  tre compagnie da 250 uomini ciascuna, con il nome delle località che dovevano il compito di difendere: Monfalcone, Grado, Caorle, Golametto.

L’estremo sacrificio

Il 2 marzo 1917 Andrea Bafile, sostituendo il comandante Pietro Starita gravemente ammalato, assunse, quasi quarantenne, la direzione del famoso Battaglione d’Assalto Caorle (marinai arditi) partecipando alla preparazione di un’offensiva con lo scopo di operare una  rettifica del fronte italiano oltre il Piave; lo scopo era, chiaramente, quello di sventare la minaccia di un’invasione  di Venezia da parte austriaca. Mantenne il comando del Caorle fino ai fatti d’arme che ne causarono la morte, avvenuta  sul Piave, a Cortellazzo (VE). Nella notte tra l’11 e il 12 marzo 1918, con altri quattro marinai arditi, riuscì ad oltrepassare il fiume per delle importanti ricognizioni sul suolo nemico; in fase di riattraversamento, mentre era alla ricerca di un compagno non rientrato col gruppo, venne scoperto e gravemente ferito. Spirò dopo essere rientrato dalla missione. Avvolta la bara in una grande bandiera tricolore, con un motoscafo prima e su  un affusto di cannone poi, la salma fu trasportata presso il cimitero dei marinai a Cà Gamba, vicinissimo Cava Zuccherina (l’attuale Jesolo). Fecero corona moltissimi ufficiali con il comandante di Stato Maggiore Thaon di Revel ed il Generale Ceccherini. Celebrò  la messa funebre il Tenente Colonnello Giordano, sacerdote del reggimento.

La tragica fine di Andrea Bafile suscitò grande emozione nell’opinione pubblica e segnò profondamente l’animo degli uomini al fronte. All’indomani della morte, il capitano di vascello Alfredo Dentice di Frasso avanzò la proposta di conferire una medaglia d’oro alla memoria, proposta che venne subito accolta. Il 9 aprile 1918 il Battaglione “Monfalcone” venne rinominato “Andrea Bafile, prima medaglia d’oro del reggimento.

Così recita la motivazione della medaglia d’oro: “Comandante di un battaglione di marinai, mentre preparavasi una operazione sull’estrema bassura del Piave, volle personalmente osare un’arrischiata ricognizione tra i canneti e i pantani della sponda sinistra perchè, dallo strappato segreto delle difese nemiche, traesse maggiore sicurezza la sua gente. Tutto vide e frugò, e sventato l’allarme, già trovava riparo, quando notò la mancanza di uno dei suoi arditi. Rifece allora da solo la via perigliosa per ricercarlo e, scoperto poi dal nemico mentre ripassava il fiume,e fatto segno a vivo fuoco, veniva mortalmente ferito. Guadagnata la sponda destra in gravissime condizioni, conscio della fine imminente, con mirabile forza d’animo e completa lucidità di mente, riferiva anzitutto quanto aveva osservato nella sua ricognizione, e dirigendo ai suoi infiammate parole, atteggiato il volto a lieve sorriso che gli era abituale , si diceva lieto che il suo sacrificio non sarebbe stato vano. E passò sereno qual visse, fulgido esempio delle più elette virtù militari, coronando con gloriosa morte una vita intessuta di luminoso coraggio, di fredda, consapevole e fruttuosa audacia, del più puro eroismo”.
-Basso Piave , 12 marzo 1918.

andrea bafile sepolturaDal 20 settembre 1923 le spoglie mortali di Andrea Bafile riposano in un sacrario scavato fra le rocce della Majella a Bocca di Valle, presso Guardiagrele (Chieti), realizzato a partire dal 1920 per commemorare i caduti abruzzesi della prima Guerra Mondiale, il progetto fu eseguito da Raffaele Paolucci, l’eroe di Pola. La lapide, posta in ricordo dell’evento,  così recita: “Figli D’Abruzzo morti combattendo per l’Italia e sepolti lontano tra le Alpi e il mare, la Majella madre vi guarda e benedice in eterno”.

Antonio Mucelli
Monica Gasparotto

1 commento

  1. una piccola annotazione di costume proprio sul nome di “Jesolo” da “Cava Zuccherina” che portava,nonostante in antichità si fosse già chiamata Jexulum o Jexollo.

    il nome di Jesolo venne rispristinato da Mussolini nel 1930,proprio per aumentarne l’attrattiva turistica nella allora nascente uso di massa di andare al mare,rispetto a “Cava Zuccherina”,con notevole lungimiranza e capacità comunicativa.

    al nostro Andrea Bafile è dedicata la via principale di Jesolo Lido.

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