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Roma, 27 nov – Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha «censurato» Pino Rauti. In che modo? Ben 2880 volumi, appartenenti al Fondo Pino Rauti, erano stati donati alla Biblioteca nazionale di Roma. L’archivio dell’ex segretario del Msi, infatti, è stato riconosciuto di interesse storico, e il ministero ha quindi presentato l’evento sul proprio sito. Cosa che, però, non è affatto piaciuta all’Anpi che, per bocca del suo nuovo presidente Gianfranco Pagliarulo, ha vivamente protestato contro questo atto di presunta lesa maestà. È a questo punto che Franceschini, sempre ligio al richiamo di un antifascismo ormai fuori tempo massimo, ha fatto rimuovere la presentazione dal sito del ministero.



Politico e intellettuale

La figura di Pino Rauti (1926-2012), ovviamente, può piacere o non piacere, ma è indubbio che si sia trattato di una personalità di spicco della storia italiana nel secondo dopoguerra. Giovane volontario della Rsi, a cui prese parte inquadrato nella Guardia nazionale repubblicana (Gnr), Rauti ha militato per anni nel Msi, ricoprendo la carica di deputato dal 1972 al 1992 e, per un breve e sfortunato periodo, anche quella di segretario di partito (1990-1991). Inoltre, dopo aver fondato nel 1953 il Centro studi Ordine nuovo, si è profilato come uno degli intellettuali più prolifici della destra radicale. Insomma, piaccia o non piaccia, Rauti rappresenta un pezzo importante della storia repubblicana. Tant’è che il suo archivio ha suscitato l’interesse della Biblioteca nazionale.

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Franceschini, Rauti e… La Russa

La decisione di Franceschini di oscurare il Fondo Pino Rauti, accontentando i censori dell’Anpi, ha naturalmente suscitato lo sdegno di Ignazio La Russa, che non le ha mandate a dire al ministro dei Beni culturali: «Franceschini può cancellare tutto quello che vuole almeno fintanto che è ministro. E Pagliarulo, che di sicuro per ragioni anagrafiche non ha fatto il partigiano neanche un minuto, può gridare alla luna le sue modeste valutazioni», ha attaccato il vicepresidente del Senato. «Resta il fatto – ha proseguito La Russa – che Rauti non ha mai negato il suo impegno prima, durante e dopo la guerra, ma è stato un parlamentare eletto con sistemi democratici, ruolo a cui ha improntato i suoi comportamenti. Il resto è puro esercizio da odiatori da tastiera».

Gabriele Costa



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