Roma, 19 ott – Grande partecipazione all’evento del Primato Nazionale “Riprendere la parola” sul tema della censura, che si è svolto ieri a Roma al Centro Congressi Cavour. Ricco il parterre dei relatori, da Giampaolo Rossi del Cda Rai al professor Marco Gervasoni a Federico Mollicone di FdI. Con il convegno di ieri, il Primato Nazionale è voluto entrare a gamba tesa in un dibattito fondamentale. Da qualche mese, infatti, l’atmosfera nel mondo politico e culturale italiano sta diventando sempre più irrespirabile, con tratti da distopia orwelliana: caccia alle streghe contro gli editori non conformi, allontanamento di docenti universitari per le loro idee politiche, purghe staliniane sui social network. Social network che, di punto in bianco, hanno deciso di calpestare l’articolo 21 della Costituzione, quello che tutela la libertà d’espressione. Una Costituzione che stranamente viene invocata solo e sempre per parlare di disposizioni transitorie o per tappare la bocca ai propri avversari politici. La domanda alla base della conferenza è stata: qual è lo stato di salute della libertà d’espressione in Italia? Una domanda che, però, si è voluta porre al tempo stesso anche come un appello: un appello rivolto a tutti coloro che non intendono abbassare la testa di fronte alla censura e alla prepotenza. E al nostro appello, per fortuna, hanno risposto moltissimi uomini liberi, tra cui ci sono, ovviamente, i nostri ospiti di oggi. E cioè il prof. Marco Gervasoni, docente di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi del Molise; Giampaolo Rossi, membro del consiglio d’amministrazione Rai; Edoardo Sylos Labini, attore e autore teatrale, nonché fondatore del mensile Cultura Identità; in collegamento Skype Peter Gomez, direttore del sito online del Fatto Quotidiano; Francesca Totolo, giornalista d’inchiesta e collaboratrice del Primato Nazionale; Simone Di Stefano, leader di CasaPound Italia; e, ultimo ma non ultimo, Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia.

Dopo l’introduzione di Valerio Benedetti, a prendere la parola per primo è stato Gervasoni, spiegando come i colossi social stiano entrando nel mirino dei governi che, ne vorrebbero la normazione. Le piattaforme social sono in continua trasformazione anche sul fronte delle policy interne. Bisogna lavorare sull’egemonia delle piattaforme, tenendo sempre presente la libertà d’espressione.

Gli ha fatto seguito Giampaolo Rossi, del Cda Rai: “La più grande risorsa dell’uomo è il linguaggio. Siamo in una fase di costruzione dell’immaginario in cui regole e strumenti sono cambiati. Non esistono più gli intermediari, siamo nella disintermediazione operata tramite i social. Chi controlla il linguaggio e gli strumenti di disintermediazione, soprattutto quelli tecnologici, ha il potere di alterare la verità dei fatti dando una versione mainstream che non corrisponde a quanto realmente accaduto”, ha spiegato. “Uno dei frutti di tale disintermediazione sono proprio le fake news. Le democrazie hanno bisogno di garantire il pluralismo dell’informazione e la libertà di ogni espressione culturale, che oggi trovano cittadinanza solo sui social”.

In collegamento Skype è intervenuto Peter Gomez, direttore del Fatto Quotidiano: “Quando un grande social come Facebook funge da servizio pubblico deve avere le medesime regole di rispetto del pluralismo dell’informazione e non censurare una parte politica piuttosto che un’altra”. Gomez ha poi portato l’esempio del giornalismo anglosassone, che “si basa su principio di consapevolezza del ruolo che ha nel controllo e nella diffusione dell’informazione. Lo stesso devono fare i grandi social rispetto alla garanzia del pluralismo”.

Di fronte alle purghe di Facebook, molti cittadini, ma anche alcuni politici, hanno trovato inaccettabile che un privato, scavalcando le leggi dello Stato italiano e lo stesso Parlamento, potesse decidere chi può o non può parlare. A questo proposito, l’onorevole Federico Mollicone ci ha spiegato che cosa può fare la politica per arginare questa deriva orwelliana. “Le condizioni di uso dei social sono un strumento per impedire la libertà di espressione. Questo perché sono regole sovranazionali, unilaterali, che stabiliscono cosa si può dire e cosa no. L’Italia è in gravissimo ritardo sulla regolamentazione di questi social, che ci possono arrestare virtualmente con il carcere del ban”. La sinistra, ha proseguito, presenterà una legge i cui relatori sono Fiano e Boschi, che “con la scusa delle fake news e dell’hate speech vorrebbero legittimare il bavaglio sui social. I social sovranazionali invece violano la nostra Costituzione. FdI propone al contrario la garanzia del pluralismo sui social attraverso una commissione. Siamo per la sovranità digitale”

Edoardo Sylos Labini (CulturaIdentità) è intervenuto affermando che “Il Pci e la sinistra hanno occupato, dal dopoguerra in poi, le tre casematte del potere: cultura, scuola e magistratura. Quelli che subiamo oggi non sono altro che gli effetti di un’operazione fatta decenni fa. Ma questa egemonia sta finendo. Ora tocca a noi, dobbiamo militare culturalmente.”

Dove non arriva la censura o il cosiddetto silent treatment, il «trattamento del
silenzio», spesso arriva però la diffamazione. E Francesca Totolo ne sa
sicuramente qualcosa. Quando alcune testate si sono accorte che le sue ricerche
sulle Ong non si potevano più silenziare, hanno cominciato a infangare il suo lavoro
e a parlare compulsivamente di fake news. “Sono stata crocefissa dai media mainstream proprio perché non ho mai scritto una fake news sulle Ong e sul traffico di esseri umani nel Mediterraneo. E ora sono anche oscurata sui social perché dico la verità”, spiega. “Dietro ogni censura mainstream mondialista del pensiero non allineato c’è Soros, che finanzia l’agenzia che controlla le fake news per Facebook e quindi la censura”.

Il 9 settembre scorso, Simone Di Stefano è stato completamente azzerato su Facebook e Instagram. Questa è stata la motivazione addotta dai social di Zuckerberg: Di Stefano e CasaPound Italia seminano odio in giro per il web. Il segretario di CasaPound italia ci ha raccontato come ha vissuto questa esprienza. “Tutta l’informazione è veicolata sui social di Zuckerberg: è un monopolio, va stroncato. Al di sopra di noi e delle nostre leggi non ci può essere un privato che controlla l’informazione. Dobbiamo intervenire”, spiega. “La presenza mia faccia a questa conferenza impedisce al Primato Nazionale di pubblicare foto dell’evento su Facebook, altrimenti verrebbe bannato. Ecco perché questo monopolio va smantellato secondo l’art.43″.

Cristina Gauri

1 commento

Commenta