Roma, 9 giu — L’Institut Iliade sbarca in Italia. L’Istituto per la lunga memoria europea, fondato in Francia nel 2013 in esecuzione delle volontà testamentarie di Dominique Venner, verrà presentato ufficialmente sabato a Firenze, presso la sede di Casaggì (via Frusa 37). L’evento – organizzato da Passaggio al Bosco Edizioni si articolerà in due momenti: dalle ore 16,30 avrà luogo una presentazione dell’Istituto, con gli interventi di Claude Chollet, Nicolas Pradines, il vicedirettore della Verità, Francesco Borgonovo, oltre che del sottoscritto; dalle 18, invece, sarà presentato il nuovo volume Atena, custode del limite, con l’autore Thibault Mercier, Marco Scatarzi e Sonia Michelacci. Dalle 20, l’evento proseguirà con una cena e una serata comunitaria. Per l’occasione, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Claude Chollet, segretario generale dell’Institut Iliade.

L’Institut Iliade è nato nel 2013. Qual è il bilancio di questi nove anni di attività?
«Al termine di quasi dieci anni, il bilancio è positivo per il nostro sviluppo, lo è meno per l’Europa. In dieci anni abbiamo formato più di 250 allievi attraverso i nostri cicli di formazione. I primi a essere stati formati sono già divenuti a loro volta dei formatori. Non abbiamo alcuna difficoltà ad attirare candidati di valore. Il nostro ultimo colloque su “Il politico” ha attirato più di 1.200 persone. Moltiplichiamo le iniziative, abbiamo creato un incubatore di imprese e di associazioni, Le Nid; abbiamo un fondo d’investimento per sostenere i progetti amici; la nostra collezione di libri ha successo. Globalmente, l’Iliade è in pieno sviluppo. D’altro canto, la situazione dell’Europa si è aggravata, la grande sostituzione delle popolazioni si accelera, il grande crollo degli spiriti guadagna terreno, c’è la cultura del pentimento, l’ideologia woke: siamo lontani dall’aver vinto la battaglia delle idee e le sfide restano immense».

L’Iliade ha previsto cicli di formazione espressamente dedicati ai giovani. Qual è la vostra relazione con le nuove generazioni? Trovate che la gioventù sia ricettiva o avete difficoltà a comunicare i vostri valori?
«Come dicevo, non abbiamo difficoltà ad attirare candidati. Ma sappiamo che essi rappresentano solo una minoranza. Constatiamo che, dopo la Manif pour tous qualche anno fa, c’è una nuova generazione che desidera impegnarsi. Questi giovani sono più radicali di una volta e più sensibili alla battaglia metapolitica al di là dell’impegno politico. Sono anche figli del loro tempo, talvolta troppo presenti sui social network, che possono dar loro l’illusione dell’azione. Ma noi non abbiamo difficoltà a condividere con loro i valori di trasmissione, di etica della tenuta, di idee vissute attraverso comportamenti quotidiani».

Lei è stato presidente del Grece (Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne). Quali sono le similitudini e quali le differenze tra Nouvelle droite «storica» e Insititut Iliade?
«C’è un evidente parallelismo e una filiazione con delle continuità e anche delle rotture. Del Grece abbiamo mantenuto l’aspetto metapolitico, la preoccupazione per i tempi lunghi e la formazione. Della Nouvelle droite abbiamo mantenuto l’etnopluralismo, i diritti dei popoli, la passione per l’Europa come comunità di destino. Ma, al contrario, lo spartiacque pagani/cristiani che era molto forte nel Grece è scomparso. Noi rivendichiamo la totalità della nostra eredità, dai templi greci alle cattedrali gotiche e ortodosse».

Le società europee e anche gli stessi ambienti identitari, sono attraversati da profonde divisioni riguardo alla guerra in Ucraina. Qual è il punto di vista dell’Institut Iliade su questo argomento?
«L’Iliade ha pubblicato un comunicato su questa forma di guerra civile europea, rispettando tutti coloro che cadono sui due fronti e che mostrano il valore del coraggio e del dono di sé. Per il resto, siamo favorevoli a tutto ciò che può andare nel senso dell’indipendenza dell’Europa, allontanandoci su ogni piano dalle influenze disastrose degli Stati Uniti».

A Firenze ci sarà la prima presentazione ufficiale dell’Iliade in Italia. Qual è la relazione dell’Istitut e sua personale con la cultura italiana? Ci sono autori o tendenze italiane che vi hanno influenzato o che, secondo voi, meritano di essere conosciuti dal pubblico francese?
«Non rifarò la storia delle relazioni tra Italia e Francia, che sono antiche e multiple, storiche, politiche, linguistiche, culturali, letterarie. L’Iliade è l’istituto per la lunga memoria europea, non c’è Europa senza i greci, senza l’impero romano, senza i guelfi e i ghibellini, senza Roma, Palermo, Milano. Da qui la nostra presenza a Firenze, culla della vostra lingua. Io ho la fortuna di parlare italiano, quindi non mi sento straniero in Italia. Vi gusto tutto, dai monumenti alla cucina, dagli scrittori ai cineasti, da Fellini a Pasolini, dalla commedia italiana al giallo, da Totò ad Alberto Sordi, da Silvana Mangano a Sofia Loren. Da parte mia, mi dispiaccio che i francesi non si interessino abbastanza all’Italia, non condividiamo abbastanza cose, pur avendo così tanto in comune. Ragione in più per costruire qualcosa insieme».

Adriano Scianca

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