Roma, 9 giu – La Turchia è pronta a dare il via libera al suo esercito, per la già annunciata operazione anti-curda nel nord della Siria. A quattro mesi dall’inizio della “denazificazione” in Ucraina, torno lo spettro dell’operazione speciale venduta in pacchetto anti-terrorismo per giustificare un’aggressione ad una nazione sovrana. Evidentemente sono stati tutti a scuola di Zio Sam.

Pronto l’esercito

Non ne sta parlando nessuno, ma in Siria si sta per riaccendere il conflitto, che dopo quasi dieci anni di lotta all’Isis sembra avere un aspetto molto peggiore. Stavolta la minaccia è rappresentata dalla Turchia di Erdogan, che già da settimane aveva annunciato che si sarebbe svolta un’operazione militare contro i curdi. “L’esercito turco ha completato la preparazione per l’annunciata operazione militare contro le forze curde nel nord della Siria”. Lo ha fatto sapere il quotidiano turco Sabah, aggiungendo che i militari sono ora in attesa dell’ordine da parte di Ankara per avviare l’offensiva. Secondo il quotidiano turco (filogovernativo), l’azione militare sarà portata avanti assieme all’Esercito nazionale siriano, gruppo appoggiato da Ankara formato da siriani che si oppongono al presidente Bashar al-Assad e che precedentemente era conosciuto come Esercito libero siriano. Gli obiettivi dell’operazione – annunciata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan nelle scorse settimane – saranno simultaneamente le zone, ancora sotto il controllo delle forze curde, di Tal Rifat e di Manbij, a ovest del fiume Eufrate. Ieri, il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha ribadito con l’omologo russo Serghei Lavrov l’intenzione di Ankara di portare avanti l’operazione chiedendo a Mosca, che ha una presenza militare nell’area, di onorare accordi del 2019 secondo cui la presenza delle forze curde nella zona sarebbe dovuta essere “rimossa”. Infatti, nelle ultime ore le forze russe sul suolo Siriano si sono preparate ad un sostanzioso ripiego.

La guerra ignorata

Incassato l’appoggio Russo da un lato, e tenendo sotto scacco la Nato per l’ingresso di Finlandia e Svezia nell’alleanza militare – Ankara a chiesto a Stoccolma ed Helsinki di sostenere la lotta delle autorità turche contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) e l’organizzazione Feto, dell’ex imam in esilio Fetullah Gulen, entrambe inserite nella lista dei gruppi terroristici dalla Turchia – Erdogan si prepara ad entrare in Siria con le mani pulite e il beneplacito generale della propaganda anti-Assad. E il ritorno sulla scena dell’Esercito Libero Siriano in cobelligeranza con la Turchia, sancisce una posizione politica della guerra. Quelli che fino a pochi anni fa erano i “ribelli” ora si preparano all’invasione. La Siria si prepara a pagare lo scotto, ancora una volta, dell’occidente. La Turchia riscuote.

Russia ed Iran

Infatti, le truppe russe erano le seconde più numerose nell’area. Le fonti militari turche sostengono infatti che negli ultimi giorni queste ultime avrebbero in gran parte lasciato Tal Rifaat, ma anche diverse zone di Aleppo, venendo rimpiazzati dagli iraniani, gli altri alleati di Damasco. Questa situazione potrebbe dar luogo a un duplice effetto: da una parte il rischio che Teheran – a differenza di Mosca che aveva un’intesa di massima con Ankara – non accetti la presenza vicino ad Aleppo di ribelli siriani sostenuti dalla Turchia, essendo impegnata – soprattutto attraverso le milizie sciite – assieme ai soldati lealisti nella sorveglianza dell’area; dall’altro la questione dei raid israeliani in Siria contro postazioni iraniane, sulla cui tollerabilità vi sarebbe un tacito accordo con Mosca. Teheran ha diverse ragioni per essere restìa all’impiego di ulteriori uomini in pianta stabile ed ufficiale in Siria, ancor meno in sostituzione dei russi, poiché finirebbe per estendere la portata geografica della propria vulnerabilità ai raid di Tel Aviv. L’Iran ha interesse a rimanere in Siria, ma non ad esporsi come principale attore sul terreno. Il graduale ritiro russo appare come un vantaggio per gli iraniani, che non aspetterebbero altro che un massiccio ritiro russo dalla Siria per rafforzare il “corridoio” che da Teheran passa per Baghdad e arriva a Damasco. Alcuni report hanno mostrato nelle scorse settimane un aumento di movimenti di convogli delle Unità di Mobilitazione Popolare irachene (filo-iraniane), entrate in Siria attraverso la città di Al Bukamal.

I curdi invocano Assad

Intanto, il consiglio militare delle cosiddette “forze democratiche siriane” (SDF), una milizia curda che ha il sostegno degli Stati Uniti e che con Washington saccheggia il grano e il petrolio della Siria ha dichiarato, ieri, che si rivolgerà al governo siriano per chiedere supporto, se la Turchia andrà avanti con la sua minaccia di lanciare una nuova offensiva nel paese levantino. Le SDF hanno tenuto una riunione straordinaria a cui hanno partecipato i leader del consiglio militare e delle fazioni “per discutere gli ultimi sviluppi nelle regioni settentrionali e orientali della Siria a seguito delle minacce turche di una possibile invasione“. I curdi sono pronti a coordinarsi con il governo siriano per proteggere il territorio da qualsiasi occupazione e respingere possibili attacchi della Turchia, la cui intenzione è dividere la Siria, si legge nel testo. Nel comunicato si avverte che si deve affrontare “l’impatto dell’invasione turca” nella lotta contro il gruppo terroristico ISIS-Daesh, dato che è aumentato il pericolo che possa trarre beneficio dalle circostanze di questo conflitto. Un copione già visto. La risposta di Damasco? Non bisogna essere geni per capire quale sarà la risposta del governo siriano. Damasco pretenderà, giustamente, che le milizie curde passino il controllo delle aree che occupano per conto di Washington prima di mettersi in prima linea contro la Turchia. Tale richiesta, in alcune zone del nord est della Siria è stata anche accolta dai curdi in passato, non sarebbe nuova, e rappresenterebbe un’altra occasione, per un confronto serio con Damasco, fuori dalle ingerenze statunitensi per dare stabilità e riportare le risorse quali grano e petrolio a disposizione di tutti i siriani. Fatto sta che mentre l’Ucraina fa rumore, stiamo per assistere al paradosso di un membro della Nato che aggredisce un Nazione sovrana nell’indifferenza e beneplacito di tutti… belli e b-russi.

Sergio Filacchioni

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