La prima cosa da capire, quando si parla di buona letteratura, è che gli scaffali delle librerie di catena, con in bella mostra le nuove uscite, non sono rappresentativi di niente. Anzi, spesso si tratta di uno spazio malsano in cui il peggio si annida e prolifera come i batteri nella sporcizia. Ciò che vale, bisogna avere la ferma volontà di andare a cercarlo. In tal senso, il web, pur nella sua dispersività e paradossalmente grazie all’invadenza dei social, può fornirci la soluzione. Peregrinando, in preda all’insoddisfazione per la paccottiglia libresca, ed essendo dotati di un minimo di intuito, si può incappare – o essere spinti dagli algoritmi – in capolavori che non figureranno mai lì dove si smercia il grosso e grossolano prodotto editoriale.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2022

È così che può succedere di venire a conoscenza di luminose realtà quali la Atmosphere Libri, una casa editrice che ha fatto suo il coraggioso progetto di traghettare dai più disparati punti del pianeta, presso lo Stivale, le migliori proposte narrative di tante differenti culture, in un raro e positivo esempio di globalizzazione culturale che non sia assimilazione forzata, ma vertiginoso confronto con l’alterità. Pensate a quanto poco si legga qui da noi di provenienza russa, araba e giapponese. Eppure, è difficile immaginare che popoli con una tale tradizione siano meno abili a scrivere letteratura, oltre i classici già noti. Infatti, esiste tutta una produzione attuale che, nei suoi luoghi d’origine, riscuote notevole successo pur restando praticamente ignota al mondo occidentale.

La casa impura di Fuyumi Ono

Andando a consultare la loro magnifica collana denominata Asiasphere, che raccoglie testi «provenienti dai paesi dell’Asia orientale e del Sudest asiatico», ci si può imbattere in perle senza precedenti che, purtroppo, nessun altro ha l’ardire di presentare a un pubblico italiano spesso segnato da un gretto conservatorismo – fatta eccezione, dati gli ovvi motivi di egemonia culturale, per tutto ciò che viene catapultato manu militari dall’America.

Partendo da un esempio decisamente estremo, provate a immaginare un romanzo horror che non strizzi l’occhio al trash d’oltreoceano mutuato prevalentemente dalla cinematografia, tra mostri troppo sgargianti, protagoniste dai seni ballonzolanti e cretini che prendono sempre la via che palesemente li condurrà alla morte. Un testo del genere esiste e si intitola La casa impura. L’autrice è Fuyumi Ono.

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La storia è l’antitesi della solita trama in cui la presenza paranormale tende a manifestarsi in un crescendo di efferatezza gratuita. Il romanzo, al contrario, è quasi una sfida postmoderna al genere. Una scrittrice, che funge anche da io narrante, riceve dai suoi fan lettere che narrano di fenomeni spiritici di cui questi hanno avuto esperienza diretta. Una delle missive, inviata da tale Kubo, attira la sua attenzione, perché le ricorda una precedente di un’altra lettrice. Tra le due donne nasce un’amicizia e, insieme, decidono di dare inizio a un’indagine sul palazzo che ha ospitato tali apparizioni, partendo da ricerche catastali e interviste ai residenti. L’aspetto più interessante del testo è proprio il…

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