Roma, 31 ott – Il potere nel corso del tempo ha saputo plasmare la realtà umana, dando alle persone la precisa consapevolezza delle sue potenzialità e confini. Questi due ultimi elementi hanno creato la precisa coscienza degli uomini in relazione a sfide che avrebbero deciso di affrontare sia che si trovassero in ruoli di comandanti che di sudditi.



Potere senza confini precisi

Dall’avvento inesorabile dello strapotere silenzioso della rete, dall’onnipresente ridondanza dei social e dalla pervasività delle nuove forme comunicative in seno alle nuove dinamiche e ideologie tecnologiche, l’uomo non ha avuto più idea o coscienza di quali potenzialità reali o precisi confini avesse il potere. Questo non ha solo determinato nuovi equilibri da dover valutare e su cui adattarsi per le vecchie forme di potere statale o diciamo privati-indipendenti. Soprattutto, ha aumentato la consapevolezza dei popoli che le nuove forme di potere in seno alla tecnica (di elluliana memoria) sono in grado di sviluppare ed esprimere un potere facendo leva sui popoli ma non assoggettandosi alle leggi che tali popoli sono tenuti invece a rispettare.

E’ pertanto facilmente evidente notare come si sviluppi la fisionomia di una tirannia visibile ed invisibile al contempo, di una disparità nel gioco dell’esistenza e quindi dei suoi equilibri, in cui un potere sovranazionale esteso in maniera spaventosa e dalle immense ripercussioni socio-politiche nell’applicazione dei suoi voleri e sviluppi, crei un continuo nuovo mondo (qui il fil rouge lo abbiamo con il ben noto Huxley e il suo famoso testo) dove conta solo il tiranno, le sue alterazioni illusorie continue e la capacità dei “sudditi” d’esser capaci di adattarsi volontariamente, conformarsi felicemente, rendersi uomini del “progresso” orgogliosamente…

Illusione e realtà del progresso

Diceva il grande filosofo di Rocken, Friedrich Nietzsche: “Il progresso non è altro che un’idea moderna, ossia un’idea sbagliata”. Quante riflessioni ci potrebbe suggerire questa breve frase? Quanto può essere dannoso essere schiavi di un’idea che non ha mai camminato o se lo ha fatto ha distrutto più che creato? A tal proposito come non ricordare l’immensa ed essenziale filosofia di Louis Ferdinand Céline, intervistato da Louis Pauwels nel 1959:

L. P.: Chi ami?
L. F. Céline: I costruttori
L. P.: Chi odi?
L. F. Céline: I distruttori

Il progresso – illusione e realtà al contempo, illusione nei suoi totali e assoluti benefici per l’uomo e realtà nelle sue imposizioni – quanti danni ha prodotto? Quanti rifiuti tecnologici si creano senza che i gretini d’oggi postando dai loro Iphone ultimo modello acquistato (dopo aver gettato il precedente ancora funzionante) se ne preoccupino? Quante dinamiche coercitive vendute come innovazioni stritolano le persone nelle maglie di un antico mostro che veniva chiamato burocrazia e che adesso viene considerato “transizione digitale”? Come quantificare i danni di una sudditanza politica mondiali agli umori e agli interessi egoistici dei grandi proprietari delle piattaforme social che poggiandosi sulle nostre spalle – nutrendosi dei nostri interessi, approfittando dei nostri dati, della nostra comunicazione in rete – si arricchiscono sempre più in un mondo in perenne crisi e si propagandano continuamente come paladini di libertà e democrazia censurando a loro piacere idee e critiche?

Vogliono venderci le auto elettriche (ovviamente pilotate da IA e monitorate in ogni spostamento), darci l’opportunità di avere uno schiavo robot (prima siamo stati reclusi in casa, braccati da uno stato di emergenza da stato di guerra, in fondo perché muovere le chiappe nel “nuovo mondo”, dopo il Grande Reset? Lasciamo fare tutto al robot che registra ogni cosa che facciamo e ci fa sentire ancora più dipendenti da una macchina, da un sistema) ed infine riempirci di tutta quella neo-lingua positiva, “transizione tecnologica”, “cyber-sicurezza”, “evoluzione delle connessioni grazie al 5g”, ecc..

Una questione di temperamento

Eppure in tutto questo progresso, in queste innovazioni, evoluzioni, oltre che la grave assenza di discussione, analisi, pensiero politico e valutazione sociale dell’impatto e dello sviluppo e delle ideologie che muovono questi elementi ed eventi, quello che più affligge l’Uomo cosciente di tali derive è sicuramente il fatto che nonostante il sistema tecnico sia così pervasivo e vasto è allo stesso modo debolissimo. Nonostante ciò l’uomo moderno non ne sa fare a meno, non ne vuole fare a meno, non combatte. Perché? Forse perché non ha il temperamento adatto. Quello che serve per ripartire, anche dalle ceneri, dimostrando a sé ed agli altri il proprio valore senza frignarsi addosso o sentendosi perseguitato dal fato.

Occorre il temperamento dei “pochi, pochissimi…” di nicciana memoria. Il temperamento di chi può fare benissimo a meno di Facebook, Instagram e social vari ma non di un buon libro. Di chi preferisce una passeggiata nella natura rispettando in silenzio quei sacri luoghi piuttosto che fare una marcia pseudo-ambientalista, tornando a casa guidando il Suv che lo zio 68ino gli ha regalato per il suo impegno sociale-ambientale così sentito. Il temperamento di chi si mette in gioco, combatte l’idra, ragiona, riflette, non si adatta al facile, al comune, non è un uomo prodotto dalla tecnica, un informe figura intercambiabile ma è un uomo – nel caso nostro – d’Europa. Un uomo quindi con una coscienza diversa, alta, profonda. Che può ribaltare le sorti avverse, far fiorire il Nuovo prendendo la linfa dalle radici antiche, sempre pronto e mai arrendevole.

Un uomo europeo di terra Italica, figlio e padre della filosofia, della letteratura, dell’arte al più alto livello. Un uomo che non cede e non cederà mai con l’orgoglio della sua coscienza e Storia di fronte alle nuove bizzarrie del Matrix senza coscienza e solo alla ricerca di sudditi clienti. Questo è l’uomo di cui abbiamo bisogno, che vogliamo e dobbiamo essere. Come ebbe a dire Ezra Pound: “Il Rinascimento non è un epoca, è un temperamento”. Rinasceremo, possiamo farlo. Ancora una volta. Al di là di tutto, noi rinasceremo perché dentro di noi abbiamo quel temperamento. Perché amiamo la nostra Terra più che il gelido Grande Fratello rete e le spire mortali di tutte le nuove criminali tecniche

Andrea Larsen

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4 Commenti

  1. L’uomo europeo non è mai esistito.

    Esistono Italiani e ita(g)liani, tedeschi, francesi, spagnoli, etc. etc.

    Andate al minuto 7:22 del video senza bisogno di guardarlo tutto
    https://www.youtube.com/watch?v=mPUsyfgMt-E

    “Qui siamo in Germania e si parla tedesco” per la serie se non conosci la lingua stattene a casa tua e non è un caso isolato.

    Sono 30 anni che giro tra Svizzera, Germania, Austria di persone prostrate per non essere riuscite a comprendere stranieri ne ho conosciuta solo una in 30 anni.

    Addirittura se non era per il padre stronzo che parla tedesco come l’italiano un bambino italiano di 9 anni che ovviamente parlava solo Italiano sarebbe stato discriminato addirittura a Legoland, grazie a quel padre Italiano
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2015/08/02/italiani-si-nasce/

    i bambini italiani almeno a Legoland non sono più discriminati.

    E nelle altre nazioni non è che vada meglio
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2015/09/02/repetita-iuvant/

    Meglio sovrani ognuno a casa propria subito che continuare a buttare soldi in sogni che sono diventati incubi.

  2. Svizzera, Germania, Austria… hai detto poco ?! E’ l’ Europa attuale vera nella falsa Ue (sì anche la Svizzera, “Benelux” esterno), che comanda, in lingua tedesca, prima lingua in Europa! La questione vera verte sul perché della continua divisione nell’ area latina… Solo questione di lingua? O di fratelli coltelli? O altro?

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