Firenze, 26 mar – Il borghese – nel lessico mussoliniano – è certamente il nemico sociale che scalza le antiche aristocrazie di sangue e di spada, favorendo l’affermazione della morale mercantile e della pratica capitalistica. Ma, antropologicamente parlando, esso coincide anzitutto con un modo di essere, con un atteggiamento, con uno stato dell’anima che oltrepassa le mere logiche di classe: è avido, pavido, rinunciatario, egoista, sedentario, calcolatore, pessimista, pacifista, esterofilo, pietista e meschino. È questo il tema dell’ultimo titolo pubblicato da Passaggio al Bosco Edizioni: “Perché siamo antiborghesi”. Una chicca dell’epoca, opportunamente preceduta da un bellissimo saggio di Luca Leonello Rimbotti, che rispolvera lo Stile più autentico della Scuola di Mistica Fascista, palestra politica, culturale e spirituale – tra gli altri – dell’autore Salvatore Gatto.

Il pensiero della Scuola di Mistica Fascista

La Rivoluzione Fascista, sorta sullo slancio anti-borghese del diciannovismo e del fermento squadrista, intese la propria missione come la necessaria creazione di un nuovo tipo umano: eroico, altruista, leale, puro d’animo, fedele al bene comunitario, nobilmente versato al sacrificio, fanaticamente devoto alla vittoria. Quest’uomo differenziato, che sostituì l’individuo decadente prodotto dalla cultura borghese, si manifestò nella dura e generosa lotta del sangue contro l’oro, dello spirito contro la materia e dei popoli radicati contro lo sfruttamento economico planetario. Un combattimento che si tenne in trincea, ma che seppe anche innervarsi nella pratica quotidiana, dando forma ad uno Stile virile, spartano e verticale che forgiò una nuova gerarchia del valore e un’eroica tensione verso l’alto.

Questo libro – concepito dall’élite qualitativa del Fascismo per fornire delle solide linee di vetta ai propri quadri politici – compie una piacevole incursione nelle fondamenta di quella che fu “la più audace, la più originale e la più mediterranea ed europea delle idee”. La sua lettura, senza dubbio, restituirà la comprensione di una visione del mondo che ebbe il coraggio di superare – almeno nell’azione delle sue avanguardie più qualificate – la dialettica divisiva e incapacitante del marxismo e la mentalità reazionaria e classista del conservatorismo liberale.

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