Nel 1826 lo zar Nicola I di Russia aveva trovato un modo per sedare le continue rivolte della popolazione. Così, snervato e sempre più intimorito da possibili attacchi alla sua persona, aveva deciso di rendere la terza sezione della cancelleria imperiale la propria polizia politica. Era la diretta continuazione della prima vera antenata del Kgb, l’Opričnina istituita nel 1565 da Ivan il Terribile. Gli opricniki erano tutti vestiti di nero e sulla sella portavano uno stemma con sopra un cane e una scopa. Era la loro missione: fiutare il tradimento e spazzarlo via.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di marzo 2022

Trecento anni dopo, il generale della Terza sezione, il conte Berkendoff, aveva trovato un approccio più morbido, ma di certo non meno rude rispetto a quello di Ivan il Terribile. Era capace, tramite la sua rete di informatori dislocata in tutta la Russia, di aver perfettamente il polso della situazione. Nel rapporto stilato del 1927, come si legge nel libro di Christopher Andrew e Oleg Gordievsky, Kgb: The Inside Story of Its Foreign Operations from Lenin, c’era scritto: «L’opinione pubblica è per il governo ciò che la carta topografica è per il comando dell’esercito in tempo di guerra». Tra il 1823 e il 1861 furono condannate ai lavori forza in Siberia circa 300mila persone, di cui solo una piccola percentuale fu riconosciuta colpevole.

La Cia e il potere occulto

Questo spaccato di come funzionavano i servizi segreti russi nell’Ottocento dà la tara su come il lavoro dell’intelligence sia stato più che mai fondamentale negli ultimi secoli. E lo è ancora adesso, in una fase storica in cui l’opinione pubblica tende a spostarsi con estrema velocità anche a causa dell’utilizzo dei social network. Le agenzie di spionaggio devono avere il polso della situazione su quanto sta accadendo nei propri Paesi.

È evidente che movimenti come quelli Lgbt hanno ormai un peso politico non indifferente. Che devono essere monitorati, controllati e visionati. Il mondo è cambiato rispetto all’Ottocento, ma è diverso anche rispetto agli anni Sessanta di John Fitzgerald Kennedy o agli anni Novanta di Bill Clinton e George Bush senior. Tuttavia il mestiere non è cambiato poi troppo rispetto al passato. I servizi segreti hanno bisogno di infiltrarsi, carpire informazioni, tenere sempre alta la guardia dello spionaggio per difendere il proprio Stato da possibili attacchi. Sono capaci anche di indirizzare movimenti politici e di regolarli. Lo hanno fatto durante gli anni Sessanta e Settanta in Italia, come tutti sappiamo. Come si usa dire, l’intelligence è il metronomo della vita sociale e politica degli Stati. I servizi segreti sono la camera di compensazione della politica. Non sorprende quindi che, in un’epoca in cui si parla di millennial o cisgender, ci sia una sezione della Cia dedicata al movimento woke. E che la stessa agenzia proponga dei video di reclutamento in cui si strizza apertamente l’occhio all’ideologia liberal antirazzista. Il legame, nei Paesi anglosassoni, tra mondo accademico e intelligence, del resto, è noto. E se negli atenei si parla la lingua woke, la Cia si deve adeguare per non restare indietro.

007 arcobaleno

In teoria, woke sarebbe l’atteggiamento di chi presta attenzione alle ingiustizie sociali, a questioni di genere e di etnia, e non ne rimane indifferente, solidarizzando ed eventualmente impegnandosi per aiutare chi le subisce. Molto popolare tra i giovani, promuove idee varie come la giustizia sociale, certe politiche identitarie e persino il femminismo radicale. Comprende diversi sotto-movimenti – che non sempre sono d’accordo tra loro – come Black lives matter o anche alcune associazioni Lgbtqia. Insomma, nella Central intelligence agency ci sono agenti che conoscono bene questi mondi, li frequentano e forse li propagandano anche all’estero. La Cia infatti, non va dimenticato, svolge il suo lavoro soprattutto all’estero. E mentre lo zar Nicola, 200 anni fa, riusciva con capacità ad avere il polso della situazione nella sua Russia, almeno dalla fine della Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti cercano di avere sotto controllo la situazione in tutto il mondo.

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Ci sono varie teorie che circondano la Cia. Alcuni sostengono che siano conservatori, mentre Fbi sarebbe progressista, altri il contrario. Ma non è altro che il gioco degli specchi classico dei servizi segreti. Nel 2006, commentando le dimissioni di Porter Goss, l’allora direttore della Cia, Victor Davis Hanson, esperto di affari militari e di intelligence della Hoover Institution, così parlava alla Stampa: «La Cia è completamente cambiata. Il vecchio stereotipo di un’agenzia di estrema destra impegnata a destabilizzare i governi socialisti all’estero è un reperto archeologico. La nuova Cia preoccupa perché disseminata di analisti molto di sinistra che disprezzano l’internazionalismo wilsoniano in generale e del presidente George W. Bush in particolare e quindi fanno trapelare le notizie, minano e sovvertono la politica estera americana». E ancora: «La Cia è permeata della cultura che appartiene a ex studenti universitari liberal frustrati, laureati in Scienze sociali, che pensano di essere più intelligenti di quanto in realtà non sono».

Unicorni a Langley

Sul sito dell’École de guerre économique (peraltro importante centrale di intelligence francese, il che forse non è un dettaglio), si spiega in un recente articolo che una penetrazione ideologica della Cia da parte del movimento woke non è così assurda. In effetti, l’istituzione è sempre stata sensibile alle idee progressiste. Ciò è, in parte, dovuto a una certa identità ereditata dal suo antenato, l’Office of strategic services (Oss), una «creazione dell’americanismo progressista del clan Roosevelt» basata su «reti di influenza e spionaggio tra le grandi famiglie progressiste degli Usa legato alle élite britanniche». Ma bisognerebbe anche ricordare che, nel suo libro di memorie, William Colby, direttore della Cia dal 1973 al 1975, ha lungamente descritto il proprio «antifascismo intellettuale» maturato già dai tempi della guerra civile spagnola. Secondo il giornale di analisi francese, questa compatibilità con gli ideali della sinistra di opposizione avrebbe continuato a manifestarsi anche…

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