A distanza di oltre due anni dalla comparsa del Sars-CoV-2, in Cina ci sono ben poche certezze sulla natura del virus stesso, sulla genesi della pandemia e su molti altri aspetti dell’infezione. Tutte problematiche rimaste più o meno oscure, che non possono essere trattate in questa sede. Ma, in mezzo a mille dubbi e mille sospetti, due punti fermi possono essere fissati per analizzare la situazione. Il primo: il virus è partito dalla Cina. Il secondo: la Cina è la nazione al mondo che da questa catastrofe ha tratto i maggiori benefici.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di marzo 2022

Se volessimo essere benevoli, potremmo dire che è lo Stato cinese che ha saputo uscirne prima e meglio; a voler essere malevoli, invece, potremmo sostenere che il modo migliore per non passare da colpevoli è passare per primi da vittime. Del resto la Cina, con quel suo micidiale mix di iper-liberismo economico e di dittatura comunista in ambito socio-politico, aveva e ha tutte le potenzialità per tenere sotto controllo il Covid, sia in caso di epidemia involontaria sia in caso di diffusione volontaria del virus.

Numeri impressionanti

Come dicevamo sopra, quel che è certo è che l’economia cinese è quella che ha risentito di meno sia nel 2020 che nel 2021 dello sconquasso virale. Nel 2020, nonostante i lockdown regionali nel primo quadrimestre dell’anno, Pechino ha realizzato un incremento del Pil del 2,3% che, per gli standard cinesi, è un risultato basso, ma rispetto alla media delle economie più sviluppate negli stessi dodici mesi è un traguardo stratosferico. Risultato ribadito nell’anno successivo, visto che la crescita dovrebbe attestarsi tra il 9 e il 10% su base annua. A novembre 2021 le imprese statali e non statali con fatturato annuo superiore ai 5 milioni di Rmb (circa 700mila euro) avevano registrato un aumento dei ricavi del 38% rispetto al 2020 e del 41,3% rispetto allo stesso periodo del 2019, con una crescita media biennale del 18,9%.

Dati impressionanti che, però, diventano ancora più sconcertanti se si pensa che nel corso del 2021 il governo si è permesso di rallentare la crescita per consolidarla attraverso diversi interventi normativi regolatori. In particolare, sono stati effettuati interventi nel settore immobiliare, a forte rischio per la crisi del debito che ha interessato il colosso Evergrande, e nel settore dei mercati azionari e obbligazionari, nei quali sono state dettate regole stringenti per le quotazioni all’estero dei titoli emessi da imprese nazionali.

Il segreto del successo della Cina

Oltre alla gestione della pandemia, il segreto della crescita della Cina risiede anche in un’altra sua caratteristica: è rimasta l’unica vera potenza manifatturiera a livello mondiale. Forse non ci si fa caso, ma tutti i test rapidi per la positività al coronavirus e tutte le mascherine Ffp2 sono prodotti nella provincia sud-orientale del Guandong. Solo per rendere l’idea del valore delle importazioni di questi prodotti, pensiamo a quanti milioni di questi due articoli vengono consumati ogni giorno in Italia.

Non è solo una questione di prodotti medicali: il predominio assoluto del Paese del dragone spazia ormai dalla siderurgia alla meccanica, dalla componentistica elettronica ai più comuni prodotti di consumo. La grave crisi che attanaglia le imprese europee operative in molti settori strategici, alle prese con una incredibile carenza di componenti e pezzi di ricambio, in buona parte non è altro che il modo con cui la Cina ha ribaltato sulle aziende straniere la crisi energetica di cui è vittima da molti mesi. Crisi energetica dovuta, nel nord della nazione, alla carenza di carbone dopo lo scoppio della guerra commerciale con l’Australia, che pretende chiarezza sulla diffusione del virus e, nel sud della Cina, per la scarsità di piogge che ha svuotato i bacini idroelettrici.

L’Italia nel mirino

In un articolo di tre anni fa su queste colonne (ottobre 2018), evidenziavamo come la Cina, in tre mosse, si stesse apprestando a dare scacco matto all’Italia, rendendo quest’ultima una sua colonia economica. Il Covid, nella sua imprevedibilità, ha creato una situazione possibilmente ancora peggiore delle già funeree previsioni. Adesso non più soltanto le imprese dotate di elevato know how tecnologico sono nel mirino, bensì anche palazzi di interesse artistico e culturale, residenze e dimore storiche, nonché alberghi di lusso nei centri storici delle principali città d’arte italiane. Rischiamo di diventare per i cinesi ciò che la Grecia è stata per gli investitori tedeschi: una sorta di discount. Viene da chiedersi quale funzione abbia, nel contesto della geopolitica cinese, anche la svolta militarista e apparentemente aggressiva del dragone, soprattutto nei confronti di Taiwan e nel Mar Cinese meridionale. La Cina sta portando avanti da anni un piano di rafforzamento e ammodernamento delle forze armate e del suo arsenale nucleare, ma è ancora ben…

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