Roma, 17 gen – Molto spesso l’archeologia ci porta a scoperte talvolta meravigliose, ma talvolta anche tremende e lugubri nei suoi ritrovamenti. Seguendo le tracce degli avi, nei millenni l’Europa è sempre stata teatro di grandi battaglie e violenze abbattutesi anche sulla popolazione civile, nei modi più orribili. Potrebbe essere forse questo il caso di una nuova scoperta archeologica avvenuta in Slovacchia e interroga ora il mondo scientifico europeo. Secondo una dichiarazione rilasciata dall’Università di Kiel, i resti di 38 persone sono stati trovati in una fossa comune nel sito slovacco di Vráble-Ve’lke Lehemby. La zona corrisponde ad un antico insediamento composto da tre villaggi con oltre 300 abitazioni, associate, queste, alla cultura della ceramica lineare. Già in precedenza, il sito è stato datato tra il 5250 e il 4950 a.C..

Una decapitazione di massa

Durante gli scavi dell’estate 2022, il team slovacco-tedesco ha portato alla luce i resti, distribuiti su un’area di circa 15 metri quadrati. Uno sopra l’altro, uno accanto all’altro, distesi a pancia in giù, accovacciati sui fianchi, supini con gli arti divaricati. La posizione degli scheletri non suggerisce che i morti fossero sepolti con cura. Ad eccezione di quello di un bambino, tutti gli scheletri rinvenuti nel fossato sono stati decapitati e privati delle proprie teste. Le posizioni confuse delle ossa, suggeriscono invece che i corpi fossero stati gettati o fatti rotolare nel fosso. Non è ancora chiaro se le persone fossero state uccise per decapitazione o se le loro teste fossero state rimosse dopo la morte avvenuta, quasi certamente, in maniera violenta. Il membro del team di ricerca, Katharina Fuchs, dell’Università di Kiel, ha affermato che alcune delle ossa erano fuori posizione anatomica naturale. Questo potrebbe indicare che i cadaveri potrebbero essere stati spinti nel mezzo della fossa per fare spazio ad altri corpi. Ulteriori studi cercheranno adesso di determinare l’età dei morti, se erano imparentati tra loro e se vivevano nella zona.

Cacciatori di teste o macabri rituali?

“Nelle fosse comuni con un posizionamento poco chiaro – afferma l’archeologo Martin Furholt – l’identificazione di un individuo si basa solitamente sul cranio, quindi per noi la scoperta di quest’anno rappresenta una situazione di scavo particolarmente impegnativa”. Anche la responsabile del progetto, la dott.ssa Maria Wunderlich, spiega della complessità di questa scoperta. “Può sembrare ovvio ipotizzare un massacro con sacrifici umani, forse anche in connessione con rituali magici o religiosi. Anche i conflitti bellici possono svolgere un ruolo, ad esempio i conflitti tra comunità di villaggio o anche all’interno di questo grande insediamento. Queste persone sono state vittime di cacciatori di teste o i loro compaesani praticavano uno speciale culto della morte che non aveva nulla a che fare con la violenza interpersonale?”

Autopsie moderne su cadaveri millenari

Una parte importante di ulteriori ricerche è scoprire di più sui corpi decapitati delle antiche vittime. Come in una puntata di CSI, ora il team di archeologi dovrà indagare sui resti di queste vittime per comprenderne l’origine e i traumi subiti, tanto in vita quanto nella morte. Un team interdisciplinare di ricercatori esaminerà dunque gli scheletri utilizzando l’analisi archeologica del DNA, la datazione al radiocarbonio e l’analisi degli isotopi stabili. Questo sarà un passaggio importantissimo per far luce sull’età delle vittime nel momento della morte, dove sono cresciuti, se provenissero da altri luoghi, se avessero stretti legami familiari tra loro, di cosa si nutrivano ed eventuali malattie che potrebbero aver avuto e, soprattutto quali potrebbero essere state le loro cause della loro morte che spinse i loro boia a decapitarli.

Andrea Bonazza

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